La costanza della restituzione
Date 17-08-2025
La restituzione è il metodo che ci aiuta a chiederci ogni giorno come trasformare in energie e possibilità concrete di bene tutto ciò che siamo e tutto ciò che abbiamo, è il modo attraverso cui gli Arsenali possono vivere e dare vita ogni giorno. In questo tempo qui a Madaba ci viene spesso da abbinare la restituzione alla parola costanza. E la costanza non è abitudine, anzi è proprio il contrario dell’abitudine, è scegliere ogni giorno, ma proprio ogni giorno, di ricominciare a essere luce. Scegliere ogni giorno di rispondere a un male che sembra sempre più grande con un Sì che sappia di bene.
Qui stiamo vivendo un momento non facile anche dal punto di vista economico, molte delle famiglie dei bimbi e ragazzi con disabilità che accogliamo fanno fatica. Spesso con gli educatori e i terapisti ci chiediamo come poter comunque coinvolgere queste famiglie nella restituzione, come segno di responsabilità condivisa, come segno di un bene che – anche attraverso piccoli gesti – ha bisogno anche di loro.
Qualche tempo fa ad alcuni è venuta un’idea: per essere credibili nel chiedere a chi fa fatica, dobbiamo essere noi i primi a restituire anche in modo concreto, a fare un piccolo gesto con costanza. E così i dipendenti dell’Arsenale dell’Incontro hanno scelto di prendersi l’impegno ogni volta che ricevono lo stipendio di ricordarsi reciprocamente di restituire un piccolo segno – poco più di un euro ciascuno – per contribuire a pagare ogni mese la bolletta della luce. Per poter dire alle famiglie: chiediamo a voi un aiuto, una restituzione, quella che potete, anche piccola ma con costanza, e siamo noi i primi a farlo con voi, lo facciamo anche noi che lavoriamo qui perché sentiamo l’importanza di questa responsabilità che ci accomuna tutti.
E in particolare ci sono due donne che hanno sentito e fatto davvero loro questa idea, e ogni mese – un po’ come le mamme o le sorelle più grandi – si fanno vicino a ognuno dei loro colleghi per aiutarli a non dimenticare questo gesto. Poi non tutti lo fanno concretamente – questo è ovviamente lasciato alla libertà di ognuno – ma queste due signore sono un po’ come un “sacchetto della restituzione vivente”, che passa e interroga ciascuno. Allora capita sempre più spesso che qualche educatore si porti il materiale per il laboratorio che deve fare e non ci chieda i soldi; capita che qualcuno si accorga che al centralino, in segreteria o in cucina manca qualcosa, lo porti e ci dica: questo lo regalo io, questo ce lo metto io.
Questo è anche un momento di sofferenza per una guerra che è vicina e ha rischiato di far cadere le persone che condividono con noi la vita e i servizi in una tristezza che diventa buio, non senso, rancore; in un senso di impotenza che ti blocca, ti chiude, ti ripiega... Allora ci siamo chiesti come fare in modo che l’Arsenale dell’Incontro potesse continuare a essere una porta aperta, un segno di speranza. E ci siamo detti che serve costanza, serve scegliere ogni giorno di continuare a operare quel bene che abbiamo imparato a fare insieme, anche per chi non possiamo raggiungere. Anzi, ci siamo chiesti di più: di fare ed essere per il bimbo o il ragazzo con disabilità che abbiamo davanti quello che vorremmo fare o essere per il parente o l’amico che vive lontano, per i loro figli. E quindi di fare non solo quello che abbiamo fatto finora, ma ancora di più. Non un giorno, tutti i giorni.
Con un po’ di fatica e con tanta speranza ci stiamo provando, e vediamo che questa “restituzione di bene” contagia anche noi, ci tiene nella luce. E quando le tenebre si fanno più fitte questo è fondamentale. Perché quella costanza fa sì che la luce rimanga accesa per tanti, per tutti.
Ce lo insegna la Pasqua che tra poco celebreremo. Una notte che si fa Luce, Luce per sempre.
La Fraternità del Sermig in Giordania
NP aprile 2025




