Sermig in prima linea per aiutare i più bisognosi durante il coronavirus

Date 12-04-2020

por Redazione Sermig

korazym.org

di Simone Baroncia - 12 Aprile 2020

Sermig in prima linea per aiutare i più bisognosi durante il coronavirus

A Torino anche l’Arsenale della Pace, da inizio emergenza, sta ospitando circa 200 persone ma non si ferma, come dicono i volontari: “Stiamo ricevendo telefonate di famiglie e persone anziane sole che chiedono di avere del cibo… Il nostro centralino ha iniziato a ricevere molte telefonate di famiglie o di persone anziane sole, del nostro quartiere e non solo, che ci chiedevano di poter avere del cibo: siamo partiti iniziando ad utilizzare le nostre provviste, raccolte e selezionate nei mesi precedenti dai nostri volontari. Il servizio proseguirà almeno fino alla fine dell’emergenza, con l’aiuto di privati e di aziende che ci offrono alimentari e generi di prima necessità o denaro”.

Non si tratta, però, dell’unica iniziativa messa in campo dall’Arsenale della Pace per supportare chi è più in difficoltà: “Non potevamo chiudere la casa a donne e uomini che non hanno dove vivere: per evitare che il contagio si propagasse abbiamo proposto a tutti di restare con noi fino alla fine dell’emergenza: ora siamo circa duecento, divisi in piccoli gruppi organizzati usando tutti i presidi sanitari consigliati. Un impegno molto gravoso sia dal punto di vista umano che economico”.

Quindi il Sermig, insieme a tutti gli altri Arsenali nel mondo, ha attivato una raccolta fondi: “Per continuare ad accogliere i più poveri rispettando le norme di sicurezza anti-contagio stiamo sostenendo costi molto elevati: abbiamo bisogno dell’aiuto economico di ognuno di voi e di quanti, tramite voi, vorranno coinvolgersi in questa catena di solidarietà, di bene, attraverso donazioni di materiale e di denaro”.

Ed hanno lanciato un appello perché gli Arsenali nel mondo vivono di restituzione e di gratuità: “Se la gente non ci aiutasse in pochi giorni fallirebbero. Abbiamo bisogno di aiuti concreti in denaro, tempo e materiale e non abbiamo paura di chiedere perchè confidiamo nella generosità della gente grazie alla quale questo Arsenale militare è stato trasformato in Arsenale di Pace e può continuare ad accogliere migliaia di giovani, bambini, uomini e donne del nostro tempo. Puoi scegliere a chi destinare il tuo aiuto e ogni euro donato andrà per il progetto che scegli. Il grazie che sale dalle vite ritrovate, nostre e degli altri, è senza fine”.

I 200 ospiti sono gli utenti abituali dei servizi che l’Arsenale offre ogni giorno, dalla mensa agli ambulatori medici ai servizi di accompagnamento educativo e psicologico al rifugio notturno, come dicono i responsabili della Fraternità della Speranza: “Da quando il diffondersi dell’epidemia ci ha costretti ad un isolamento preventivo l’Arsenale si è svuotato di tutte le attività di volontariato, di tutti i servizi educativi e formativi.

Subito ci siamo detti però che non potevamo chiudere la casa a donne e uomini che non hanno dove vivere: donne maltrattate, mamme con bambini, giovani scappati dalla guerra, uomini senza casa, anziani che si sono affidati a noi e non hanno altra famiglia che questa e abbiamo scelto di tenere aperte tutte queste accoglienze”.

In questo tempo di quarantena, l’Arsenale torinese si è svuotato delle attività di volontariato, dei servizi educativi e formativi: “Ma subito ci siamo detti che non potevamo chiudere la casa a donne e uomini che non hanno dove vivere: donne maltrattate, mamme con bambini, giovani scappati dalla guerra, uomini senza casa, anziani che si sono affidati a noi e non hanno altra famiglia che questa.

Abbiamo scelto di tenere aperte tutte queste accoglienze. Gli ospiti, circa 200, rimangono in casa 24 ore su 24, sono divisi in piccoli gruppi e durante la giornata svolgono diverse attività. Tra gli accolti ci sono anche alcuni bambini in cura oncologica provenienti da altri Paesi con le proprie famiglie: la loro situazione di particolare fragilità li obbliga ad un isolamento completo presso l’Arsenale dell’Armonia, a Pecetto Torinese.

Tutti gli spazi dell’Arsenale sono soggetti a severe misure di sicurezza:  presidi sanitari (mascherine, disinfettanti, termometri per la temperatura…), attenzione all’igiene e sanificazione degli spazi. Un impegno gravoso sia dal punto di vista umano che economico”.

Mentre a San Paolo del Brasile l’Arsenale della Speranza è da sempre una casa che accoglie: “In questi giorni difficili per il mondo intero e per il nostro caro Brasile, siamo diventati casa di quarantena per tutte le nostre centinaia e centinaia di ospiti. Probabilmente siamo la casa di quarantena più grande al mondo!

Tenere in casa più di 900 persone è per noi una sfida, che abbiamo accolto per il bene delle persone accolte. Essendo in tanti ad abitare l’Arsenale, le misure di sicurezza da rispettare sono severe, per il bene di tutti. Stiamo cercando di attrezzarci con tutti gli strumenti e le precauzioni necessarie e possibili in questo momento. Ogni spazio si è colorato di cartelli che spiegano come utilizzare il materiale presente e come proteggersi dal contagio.

L’accoglienza per tutti è diventata residenziale e non più solo notturna. Abbiamo installato delle tensostrutture per creare nuovi spazi dove stare durante il giorno evitando assembramenti e mantenendo la distanza sociale. Giorno dopo giorno stiamo arricchendo il programma delle attività che si svolgono: dal tempo passato in biblioteca alla visione di film, alla danza, al gioco delle carte o della dama, al riordino degli spazi comuni utilizzati. Alcuni ospiti hanno iniziato a produrre le mascherine che qui in Brasile sono quasi impossibili da reperire”.

In Giordania l’Arsenale dell’Incontro continua a stare vicino ai bambini con disabilità e alle loro famiglie, accompagnandoli nella quotidianità: “Le ragazze della Fraternità stanno preparando lezioni online e video che inviano agli studenti per continuare le attività intraprese durante l’anno ed evitare che bambini con una difficoltà cognitiva perdano le abilità acquisite fino ad ora.

Ai più grandi che normalmente frequentano i corsi professionali di cucina, agricoltura, arti manuali, ogni giorno viene chiesto di svolgere un’attività a casa seguendo le indicazioni di un video o di foto o date al telefono. Con i profughi che solitamente frequentano l’Arsenale si mantiene un contatto telefonico costante per stemperare quelle tensioni che nascono da questo tempo di emergenza che si somma ad una situazione già molto difficile e precaria”.

Per questo chi volesse sostenere l’opera del Sermig con un’offerta che è deducibile o detraibile: c/c intestato Associazione CENTRO COME NOI S. PERTINI – ORGANIZZAZIONE SERMIG di VOLONTARIATO; Iban IT42X0306909606100000003763, con la causale ‘Emergenza Covid-19’.

di Simone Baroncia
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