Prima la persona
Date 18-08-2025
Tradurre in parole gesti, emozioni, sguardi di questo tempo all’Arsenale della Speranza non è facile. Il rischio è quello di dare per scontato o tralasciare qualcosa di importante.
Qui, in ogni momento della giornata, appare molto evidente la presenza di un’umanità ferita, in diverse forme e in diversi modi, che trova una casa. Anche quando la sera ti ritiri nella tua stanza le voci degli ospiti ti raggiungono dalle finestre e scandiscono le ore della notte.
Questa è una casa che accoglie e tende la mano a chi cerca un modo per uscire da una situazione difficile e desidera una svolta. Una casa che offre sicuramente un letto, una doccia, pasti abbondanti e la possibilità di corsi professionalizzanti ma, la cosa più importante che l’Arsenale della Speranza offre, è la dignità. A ogni ospite viene riconosciuto il volto, l’importanza dell’essere umano.
All’Arsenale della Speranza viene prima la persona e poi tutti i suoi bisogni. È bello vedere come questo sia possibile perché è una casa abitata dalla fraternità, da persone che hanno scelto di servire l’umanità vulnerabile con tutta la propria vita, offrendo tempo, presenza, preghiera. Questo è quello che rende l’aria che si respira qui aria di casa, come all’Arsenale della Pace, all’Arsenale dell’Incontro, all’Arsenale dell’Armonia e in tutte le case che la fraternità abita.
È una casa che dona molto, ma che, nella misura in cui è possibile, ha il coraggio di chiedere agli accolti di restituire. Restituire tempo, servizio e capacità: due mattine alla settimana, ormai da molti anni, si riunisce il gruppo della Foresta che Cresce.
Questi momenti aiutano a tessere relazioni sane e favoriscono la possibilità dell’incontro tra chi condivide la stessa situazione, ma non sempre riesce a muovere il primo passo verso l’altro.
Tra i vari momenti vissuti qui mi ha molto colpito la gioia di alcuni ospiti, non più giovanissimi, che hanno partecipato insieme ad alcuni di noi a uno spettacolo teatrale. Mentre andavamo verso il teatro qualcuno di loro era un po’ preoccupato perché non ci era mai stato e non sapeva bene cosa aspettarsi. Com’é fatto un teatro? Sarà bello? Ci divertiremo? Sentirlo porre tutte queste domande mi ha fatto tornare alla mente le domande di un bambino quando affronta una situazione nuova e non sa bene se esserne entusiasta o avere paura. Penso che proprio questo spirito da bambino abbia permesso ai nostri ospiti di lasciarsi coinvolgere pienamente dalle immagini che lo spettacolo intendeva richiamare: i ricordi legati all’infanzia, alla famiglia, ai sogni. Risvegliati i desideri e i sogni di un tempo è stato facile accettare l’invito ed entrare in scena insieme agli attori e ad altri bambini tra il pubblico. Portare speranza nella vita delle persone è anche e soprattutto questo: permettere loro di recuperare la dimensione del sogno nel tempo che vivono con tutte le loro difficoltà. È il sogno che muove i nostri passi, il sogno di una vita migliore, di una società e di un mondo migliore. Il sogno di un mondo in cui l’Amore sia davvero per tutti.
La Fraternità del Sermig in Brasile
NP aprile 2025




