Fame di pane, fame di Dio

Date 03-09-2022

por Rosanna Tabasso

Dal 24 febbraio con l’inizio della guerra in Ucraina l’Arsenale della Pace si è improvvisamente riempito di gente di età, ceto sociale, provenienza le più diverse. Migliaia di persone sono venute con la borsa della spesa o un’auto, un camion pieni di cibo, prodotti per l’igiene personale, materiali sanitari… da far arrivare al popolo ucraino. Centinaia e centinaia si sono fermate poi ad aiutare nello smistamento, affollando i tavoli, riempiendo le scatole, preparando i container da spedire… Un’onda di piena che si ripete ogni giorno da più di un mese e che ci ha permesso di inviare sinora 1.000 tonnellate di aiuti. Per non parlare delle migliaia di persone che stanno contribuendo con donazioni in denaro, trasporti, scatoloni.

Da allora viviamo immersi in questo fiume di umanità con una domanda insistente nel cuore e nella testa: ma come è possibile che stia avvenendo questo, senza averlo cercato, senza esserci organizzati, senza conoscere praticamente nessuna di queste persone e senza averle cercate? Come è possibile? In questo mese non ho avuto la forza di andare oltre questa domanda insistente e cercare risposte, ho però custodito un’immagine che non mi lascia ed è la commozione della gente che entra in cortile e nel vedere cosa sta avvenendo piange, ringrazia, sorride, si ferma, e chiede di tornare a unirsi a quella fiumana di gente che è li per aiutare, come chi ha trovato qualcosa di buono e non lo vuole perdere. C'è davvero in tutto questo qualcosa di buono di cui tutti abbiamo bisogno, qualcosa di buono non solo per chi riceve ma anche per chi dona e sente crescere dentro di sé il bene. In mezzo al dolore per la guerra che avanza, per la distruzione di una nazione, per la fuga di milioni di donne e bambini, disabili, anziani… c'è questo segno di vita condivisa che dà speranza, c'è questo bene grande che bilancia il grande male della guerra. E noi possiamo solo dire con stupore: «Vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere » (Lc 2,15).

Mi sono ricordata che all’inizio della pandemia, Ernesto ci aveva detto che quando tutto fosse finito avremmo indetto il 7° Appuntamento dei Giovani della Pace: Fame di pane, fame di Dio. Ci chiedevamo quando e come sarebbe stato. Non posso non pensare che lo stiamo vivendo ora, non un appuntamento di un giorno ma di un tempo lungo, dove davvero si sono incontrate le generazioni dei padri e dei figli. Un appuntamento per dare cibo al popolo ucraino indicibilmente affamato, ma anche per rispondere alla fame di senso della gente che assiste incredula e impotente a una catastrofe molto più vicina di tante altre che si sono consumate nel tempo. Non era previsto, non eravamo preparati, ma è opera di Dio che ha camminato davanti a tutti noi risvegliando in tanti il bisogno di bene, il bisogno di dono che è impresso in ogni creatura umana.

È fame di Dio? Dove c'è fame di senso, fame di bontà, fame di bellezza, fame di verità, fame di amore… c'è fame di Dio. Quando ti sei sentito almeno una volta avvolto da un bene sproporzionato, che umanamente non ti spieghi ma che ti fa star bene, se anche te ne sei allontanato, ne avrai sempre nostalgia e un momento o l’altro della tua vita, per vie che non conosci, magari cercando il senso di una guerra senza senso, tornerai sui tuoi passi e riconoscerai il Pane che ti sfama davvero. Ti troverai a rivivere l’esperienza dei due discepoli che da Gerusalemme camminavano verso Emmaus, dopo la morte di Gesù. Lo hanno riconosciuto risorto e vivo quando a tavola con loro ha spezzato per loro il pane. Le parole del loro stupore sono anche le nostre: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture? Davvero il Signore è risorto!» (da Lc 24,13ss).


Rosanna Tabasso
NP aprile 2022

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