Laudato si'

Date 07-01-2022

por Nello Scavo

Alla lettura suonano come lo schioccare delle dita nel silenzio fatto di indifferenza o complicità.
Nella Laudato si' di punti interrogativi ce ne sono 36, più uno nelle note.

Per esempio: «A nulla ci servirà descrivere i sintomi, se non riconosciamo la radice umana della crisi ecologica. Vi è un modo di comprendere la vita e l'azione umana che è deviato e che contraddice la realtà fino al punto di rovinarla. Perché non possiamo fermarci a riflettere su questo?».
Alcune volte sono una vera provocazione.
Altre un rimprovero. Altre ancora una sberla alle nostre cattive coscienze. Spesso sono un invito a riflettere.
Pochi ci fanno caso, ma i documenti di papa Francesco fanno un largo uso dello strumento di interpunzione che, per dirlo con la Treccani, è si un «indicatore di atto linguistico», ma può valere «come un invito, un consiglio, un comando» o perfino «come un'esclamazione».

Una raffica che ci fa sentire come presi per il bavero: «In ogni discussione riguardante un'iniziativa imprenditoriale si dovrebbe porre una serie di domande, per poter discernere se porterà ad un vero sviluppo integrale: Per quale scopo? Per quale motivo? Dove?
Quando? In che modo? A chi è diretto? Quali sono i rischi? A quale costo? Chi paga le spese e come lo farà?».

Tutto si tiene nell'analisi di Francesco.
I fondali degli oceani come gli interrogativi puntati sul senso del nostro stare sul pianeta. Anche a questo servono le domande: «Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?». Quesito a cui si può rispondere non prima di altri: «A che scopo passiamo da questo mondo?
Per quale fine siamo venuti in questa vita? Per che scopo lavoriamo e lottiamo?
Perché questa terra ha bisogno di noi?».

Non finisce qui. La pedagogia di papa Francesco sollecita a mettere in connessioni fatti, esperienze, analisi, osservazioni.
«Addentrandoci nei mari tropicali e subtropicali, incontriamo le barriere coralline, che corrispondono alle grandi foreste della terraferma, perché ospitano approssimativamente un milione di specie, compresi pesci, granchi, molluschi, spugne, alghe.
Molte delle barriere coralline del mondo oggi sono sterili o sono in continuo declino: "Chi ha trasformato il meraviglioso mondo marino in cimiteri subacquei spogliati di vita e di colore?"».

Ai cantori del "si stava meglio quando stavamo peggio", certo non piaceranno altre istanze che Francesco pone, in fondo per riconoscere quali passi avanti abbia saputo compiere il genere umano: «Non possiamo non apprezzare e ringraziare per i progressi conseguiti, specialmente nella medicina, nell'ingegneria e nelle comunicazioni. E come non riconoscere tutti gli sforzi di molti scienziati e tecnici che hanno elaborato alternative per uno sviluppo sostenibile?». Non solo: «Si può negare la bellezza di un aereo, o di alcuni grattacieli? ». No, non si può. Ma in questo moderno abitare, «se non ci sono verità oggettive né principi stabili, al di fuori della soddisfazione delle proprie aspirazioni e delle necessità immediate, che limiti possono avere la tratta degli esseri umani, la criminalità organizzata, il narcotraffico, il commercio di diamanti insanguinati e di pelli di animali in via di estinzione? Non è la stessa logica relativista quella che giustifica l'acquisto di organi dei poveri allo scopo di venderli o di utilizzarli per la sperimentazione, o lo scarto di bambini perché non rispondono al desiderio dei loro genitori?».

A un anno di distanza, davanti alla crisi afghana, alle rotte dei profughi, al proliferare di conflitti ed economie di guerra, viene da domandarsi cosa ne è stato delle domande del Papa. La risposta, forse, è contenuta in altri interrogativi con cui il pontefice aveva disseminato l'enciclica: «Il potere collegato con la finanza è quello che più resiste a tale sforzo, e i disegni politici – si legge – spesso non hanno ampiezza di vedute. Perché si vuole mantenere oggi un potere che sarà ricordato per la sua incapacità di intervenire quando era urgente e necessario farlo?». In altre parole, «è realistico aspettarsi che chi è ossessionato dalla massimizzazione dei profitti si fermi a pensare agli effetti ambientali che lascerà alle prossime generazioni?».


Nello Scavo
NP ottobre 2021

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