Madagascar: essere comunità

Date 01-10-2021

por Mauro Palombo

Cosa a cui certo non è nuovo, tre anni fa il nostro amico don Renato Rosso ha avviato un'altra esperienza di missione tra i lontani, in un contesto particolare: quello dei nomadi della gente Bara, nel Madagascar.

Nata da un incontro in Terrasanta con un padre francescano malgascio, don Renato vi ha messo a disposizione tutta la sua vasta esperienza di presenza accanto ai nomadi del mondo. E questa novità sta già portando frutto.
La missione fa centro nella parrocchia di Manapa, 1.650m, diocesi di Antsirabe.
I padri francescani Pascal e Felix servono una comunità di oltre 30.000 persone Bara, disperse su di un vasto territorio.

Tra di loro, in una lunga valle separata dal resto del mondo da alte montagne, a molte ore di cammino da dove la strada si arresta, vivono parecchie centinaia di Bara pastori nomadi, secondo uno stile millenario, ma in condizioni molto dure.

Nei loro confronti è nata rapidamente una proposta di sviluppo umano integrale, che assieme al padre Felix si vale di una équipe di un catechista, un'infermiera, un agronomo e un maestro, che trascorrono periodi nella remota valle. Proposta accolta molto bene, con partecipazione. Si sviluppa così un embrione di programma sanitario, iniziando con dare le indicazioni più elementari e fare prevenzione igienica per cercare di evitare tragedie, specie in caso di gravidanza e parto. Nel frattempo il battistrada è la scuola. Per cominciare subito, riunendosi alcune ore durante il giorno nella casa del capo; e intanto si sono realizzate aule, apprendendo a produrre i mattoni necessari in una fornace a cielo aperto. I bambini possono così anche fermarsi nel villaggio e frequentarla, anche quando i genitori si spostano per il pascolo degli zebù.

La scuola, per quanto semplice, è sempre la chiave per andare oltre; nel caso, oltre la routine di vita di pastori nomadi che per vivere non devono magari faticare molto, ma finiscono per accontentarsi unicamente del non molto sostentamento che ne viene, senza trasformarlo, ed evolvere con creatività in maggiore varietà e quantità di alimenti.

Gli stessi zebù allevati non vengono consumati perché è il loro numero che conta come elemento di prestigio e autorità.
Partendo da questi presupposti, è importante l'azione dell'agronomo, che dopo una attenta valutazione, sta portando avanti la bonifica di terreni fertili ricchi d'acqua, prima solo immensi canneti; ora si inizia a produrvisi riso in buona quantità, e ortaggi, per un'alimentazione più ricca.

Circa il ruolo del catechista, i padri francescani hanno sviluppato un loro concetto. «Evangelizzazione ed educazione vanno assieme; i catechisti si occupano dell'evangelizzazione mentre gli insegnanti si impegnano nella scuola. Non c'è sviluppo per degli analfabeti: l'educazione è la chiave di ogni bene. Evangelizzazione è dunque il nuovo nome dello sviluppo durevole ».

Questi catechisti, che seguono una intensa formazione, sono i pilastri della vita pastorale della Chiesa. Il progetto si estende ora, anche ai 30.000 che abitano dispersi il vasto territorio della parrocchia. In trenta piccoli centri si stanno preparando una piccola chiesetta, molto semplice, ed una scuola; trenta scuole con già 1.250 studenti: un sogno diventato realtà.
Mentre anche su tutto il territorio prende avvio il programma sanitario, tanto più oggi importante.
La fede va oltre le culture; e, tra l'altro, educa ognuno a passare dall'io al noi, maturando una mentalità in cui ci si prende cura gli uni degli altri. Si costruisce comunità.

Come Sermig, abbiamo appoggiato nascita e organizzazione del progetto; visti i primi notevoli risultati, la sfida è ora dargli continuità, sostenendo questa presenza accanto ai poveri, che chiede unicamente le risorse strettamente necessarie.

Se vuoi aiutarci
Associazione Sermig Re.Te. per lo Sviluppo
IBAN: IT29 P030 6909 6061 0000 0001 481 Banca Intesa SanPaolo

Mauro Palombo
NP maggio 2021

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