Non ci fermerà

Date 17-02-2021

por Sandro Calvani

L’Asia è il continente che ospita la più grande popolazione al mondo, il più grande mercato, la più grande democrazia e il più grande sistema politico a partito unico, le più grandi produzioni di cibo, le più grandi risorse di acqua dolce e di pesca negli oceani, le più grandi risorse energetiche non rinnovabili.

Una conseguenza inevitabile è essere la terra dei più importanti conflitti armati dell’epoca moderna, inclusi genocidi e sfollamenti. Il conflitto cambogiano (1970-79) con i suoi due milioni di morti (600.000 dei quali vittime dei bombardamenti americani) e la guerra in Vietnam (1955-75) sono certo i conflitti più ricordati dopo il 1945.

Ma i conflitti che seguirono fino ai tempi nostri, molti dei quali sono ancora caldi adesso, in Afghanistan, Bangladesh, Cina, Corea, Filippine, Hong Kong, India, Indonesia, Isole Spratly, Laos. Kashmir, Kurdistan, Myanmar, Pakistan, Palestina, Siria, Taiwan, Thailandia, Tibet, Timor Leste, Ucraina, Uighur, Yemen, hanno fatto ancora più vittime, spesso passate inosservate.

Ai conflitti armati si aggiungono altri gravi conflitti sociali, causati dal narcotraffico, traffico di minori e di persone, di risorse naturali protette, enormi disuguaglianze di genere, abuso dei minori, delle minoranze etniche, dei più poveri e delle caste inferiori.

Non meraviglia che in questo panorama siano nate e si siano consolidate anche le più grandi esperienze di mediazione del conflitto e di riconciliazione, dalla nonviolenza gandhiana, agli insegnamenti del buddismo, del confucianesimo, dello scintoismo.

Snadro Calvani
NP dicembre 2021


La scienza dei conflitti sociali – Franco Angeli, 2020 - di Valerio Capraro, un’economista dell’Università di Middlesex, approfondisce l’analisi dei conflitti sociali nostrani, tipici di quest’epoca di cambiamento e di transizione accelerata che ci obbliga a vivere immersi in tensioni bipolari.
Conflitti che creano ansie più o meno inconsce nella vita di tutti i giorni.
Sicurezza e libertà contro uguaglianza e solidarietà, uomini contro donne, autoctoni e tradizioni locali contro stranieri e multiculturalità, fatti contro opinioni.
Molti fanno finta di non accorgersi di questi conflitti o li ignorano. Altri li riconoscono, li detestano, non li accettano, ma non li capiscono e non cercano modi per ridurli.

Con questi atteggiamenti non vince mai nessuna delle due parti antagoniste ma, piuttosto, si afferma sempre di più il conflitto che devasta le società, svilisce la politica e frammenta perfino le cose più care, come l’amore di coppia e la famiglia.
Gli autori descrivono modi per conoscere ed evitare di restare intrappolati nei conflitti quotidiani, per riconoscere dove e quali sono le differenze che dividono, per recuperare la prospettiva dell’insieme e per superare le frammentazioni. Una lettura forte, che va a toccare alcuni dei nervi scoperti dell’umanità.

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