Trasformazione
Date 11-08-2025
La parola di oggi è una vera protagonista della cultura umana. Intanto perché al giorno d’oggi ciò che si trasforma è apprezzato, e ciò che rimane sempre uguale suscita una certa diffidenza. Poi ha l’ambizione di descrivere le leggi della natura. Soprattutto esprime qualcosa che è specifico degli esseri umani di ogni tempo: la capacità di trasformare, organizzandosi, se stessi e il mondo (in qualcosa di meglio, com’è auspicabile). Si spalanca l’orizzonte della filosofia, non appena ci si sofferma a interrogarsi su cosa è davvero la trasformazione. Certo, la si può interpretare in modi diversi. La mia prima impressione è che esprime il cammino di un piccolo pezzo di mondo, che cambia forma passando a un’altra; altra sì ma non aliena. Ma si può pure immaginare la trasformazione come un salto verso qualcosa di completamente impensabile, prima della trasformazione, e di slegato con la forma precedente, dopo. Che cosa sia il passaggio, e quale il legame tra il prima e il dopo, queste e altre domande sono dietro l’angolo. Magari è il caso di desiderare più finezza, più competenza linguistica, più fantasia. Ai bambini la trasformazione sta particolarmente a cuore, non solo perché ci sono dentro in modo evidente, ma perché dà sostanza a sguardi incantati sulle cose, animate e inanimate, e sulle loro storie. Proprio le storie (come pure gli antichi canti) sono la compagnia di ogni trasformazione, perché, anche quando essa risulta indomabile alle indagini rigorose della filosofia, sempre si lascia raccontare, con la storia di ciò che c’è e di ciò che c’era, di ciò che ancora non c’è, e ciò che viene a essere.
Fabio Arduini
NP aprile 2025




