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Una speranza c'è!

Date 07-05-2026

por Matteo Spicuglia

Pianeta Terra. anno domini 2026. Negli Stati Uniti si è arrivati ad arrestare anche i bambini, gli architetti della nuova Gaza hanno immaginato un lungomare costruito su detriti e resti umani, la Russia non si è fatta problemi a lasciare centinaia di migliaia di ucraini al freddo bombardando centrali e aree residenziali, un’intera generazione di giovani iraniani non è stata considerata degna nemmeno di un atto di solidarietà.

Sembra di vivere in una realtà distopica, in un incubo da cui è difficile svegliarsi. Immersi nella contestazione dell’ovvio, nell’erosione sistematica di valori dati per assodati, nell’istinto peggiore della natura umana non più governato. Situazioni, aree e contesti diversi, ma la stessa pervicacia, la stessa violenza. C’è un’umanità ferita, calpestata, toccata al cuore. Perché al di là dei soprusi, dei diritti negati, delle ingiustizie, oggi vengono violate verità intime, che dicono tanto di come siamo fatti, dei sentimenti che ci abitano, di ciò che ci dà gioia e di ciò che ci inquieta e terrorizza.

Il male è intelligente. In questo tempo sta facendo leva sulle paure più grandi che accomunano ogni uomo e ogni donna: la paura di rimanere soli e la paura di non essere riconosciuti. Come non vederle come vittime sacrificali dell’azione politica di certi autocrati, della violenza di certi messaggi pubblici, nella sconsideratezza di certe decisioni!

Soli e non riconosciuti gli uomini, donne e bambini colpevoli di essere stranieri e quindi potenziali nemici. Soli e non riconosciuti i popoli in guerra senza tutela del diritto internazionale. Soli e non riconosciuti gli oppositori ai regimi sacrificati nel nome di interessi ed equilibri economici e geopolitici. Soli e non riconosciuti i poveri e gli ultimi visti come un impiccio da quei pochi che controllano la ricchezza del mondo. Soli e non riconosciuti i giovani e i bambini, anello debole in Occidente di società invecchiate che fanno fatica a lasciare spazi. Sole e non riconosciute le vittime di ogni conflitto con il loro dolore, con le loro memorie, con le loro grida.

L’impegno per la pace ha una possibilità di successo solo se ripartirà da questa solitudine e da questo mancato riconoscimento. Mettendo al primo posto la forza dell’empatia, del “noi” che costruisce, delle forze che si uniscono. Ma anche della speranza che alimenta la fede di chi crede e la fiducia di chi non crede. La convinzione che il male non avrà mai l’ultima parola. Perché c’è una libertà che ci trascende, una nostalgia di infinito che ci abita, un senso di umanità che ci salva. Nessuno escluso, fosse anche l’autocrate peggiore che prima o poi farà esperienza di quelle paure, magari davanti a una prova, davanti alla morte. Paura di rimanere solo, di non essere riconosciuto. Forse con la nostalgia di una vita per il bene, mai scelta, non voluta. Irrimediabilmente persa.


Matteo Spicuglia
NP febbraio 2026

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