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Amore corrisposto

Date 31-08-2025

por Paolo Lambruschi

Francesco ebbe con l’Africa, che ospita un quinto dei cristiani del pianeta, una sintonia naturale e corrisposta. L’immagine di papa Bergoglio che gira per le strade di Bangui, la capitale del Centrafrica il 29 novembre 2015 è rimasta nella memoria dei cittadini ed è il simbolo della sua vicinanza alla gente dell’Africa. Infuriava la guerra civile e si combatteva per le strade.

«Di Bangui non mi fanno paura le bombe, solo le zanzare». Rispose così a chi lo metteva in guardia dall’atterrare nella Repubblica Centrafricana per concludervi il viaggio apostolico che lo aveva portato prima in Uganda e Kenya. Ma la guerra si fermò e le armi tacquero per accogliere il papa della pace e del sud del mondo che trascorse il 29 novembre girando nei quartieri cristiani e musulmani, visitò un campo profughi in centro città. Per due giorni le strade della capitale furono riempite da persone che cantavano, danzavano e gridavano di gioia. Non succedeva da anni. Francesco aveva infatti deciso di aprire nel cuore del continente africano il Giubileo straordinario della Misericordia con oltre una settimana d'anticipo rispetto all'apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro. Per lui era un segno importante da lasciare all’Africa, desiderava eleggere capitale spirituale del mondo la capitale di una terra «che soffre da diversi anni la guerra, l'odio, l'incomprensione», come disse nell'omelia della messa celebrata nella cattedrale dopo l'apertura della porta santa. Una guerra dimenticata in uno degli ultimi paesi dell’Africa. «In questa terra sofferente – aggiunse Francesco – ci sono tutti i Paesi del mondo che sono passati per la croce della guerra. Bangui diviene la capitale spirituale della preghiera per la misericordia del Padre. Tutti noi chiediamo pace, misericordia, riconciliazione, perdono, amore. Per Bangui, per tutta la Repubblica Centrafricana e per tutti i Paesi che soffrono la guerra, chiediamo la pace».

Per segnare la sua vicinanza al popolo chiese ai fedeli presenti di domandare amore e pace nella lingua locale, il sango: «Ndoye siriri». Fu l’unico leader globale a volersi fermare una notte nella città. E la popolazione lo vegliò per fargli da scudo la notte tra il 29 e il 30 novembre per le vie che circondano la nunziatura dove lui dormiva a Bangui. La mattina dopo andò nella moschea e, per raggiungerla, passò dal famoso chilometro 5, il luogo più caldo dei combattimenti, e incontrò gli imam. Non ebbe alcun problema.

Nel febbraio 2023 il papa visitò la Repubblica Democratica del Congo e il più giovane Paese africano, il Sud Sudan, in un pellegrinaggio ecumenico per la pace con l’arcivescovo anglicano di Canterbury e il moderatore della chiesa presbiteriana scozzese. Nel 2018 una mediazione della chiesa cattolica fermò la guerra civile e l’11 aprile ricevette i due allora ex nemici, il presidente Salva Kiir e l’ex presidente Riek Machar, facendo il gesto di lavare loro i piedi. Oggi le tensioni tra i due leader sono tornate a livelli di guardia e, nonostante la mediazione dell’Unione africana, si teme che il conflitto riesploda a causa anche alla pressione di potenze straniere interessate alle risorse petrolifere del Paese. Eppure, Francesco in quel viaggio a Giuba di oltre due anni fa lanciò un monito sempre attuale: «Liberiamoci dall'illusione di poter fare del bene mentre l'Africa soffre. Aiutare l'Africa significa aiutare noi stessi. Il continente africano è la cartina di tornasole di tutte le sfide della globalizzazione: Giù le mani dall’Africa! Basta soffocare l’Africa: non è una miniera da sfruttare o un suolo da saccheggiare. L’Africa sia protagonista del suo destino!». Parole profetiche che, se ascoltate, disegneranno un futuro di pace anche in questo continente.


Paolo Lambruschi
NP maggio 2025

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