Fermare la deriva
Date 05-11-2025
Un dato esplosivo, che si impone in modalità diverse ma inquietanti. È la violenza che sale di tono, che si radica nel quotidiano, che si diffonde quasi per contagio, che sorprende per gesti inimmaginabili, che sconcerta per efferatezza, spesso tra spazi domestici…
A volte si miscela con un’intenzione esplicita, studiata, preparata. Altre volte è violenza che scatta all’improvviso, senza controlli, impressionante sempre. Uno spaccato di umanità che attraversa con ferite profonde, talora mortali, le famiglie, le persone, i mondi che si pensavano al riparo da questi esiti. Non abbiamo gli strumenti di competenza sociologica e psicologica per sondare questi fenomeni preoccupanti, ma non c’è da voltar lo sguardo altrove e neppure da scansarsi con la scusante che, lì per lì, non riguarda. No, tutto ciò che capita e che passa sotto i nostri occhi va soppesato per interrogarsi innanzitutto sul perché si devono fare i conti con questi passaggi cruciali, ma anche per ripulire l’aria d’attorno, per prevenire, per non lasciare senza argini un’onda che dilaga senza freni, appunto. Non sono argomenti facili, anzi. Né si vuole puntare il dito e basta. Invece c’è da farsi carico, questo sì. Intanto per farsi prossimi, con sufficiente maturità e con l’attitudine adeguata, a chi finisce stravolto da questi gesti, non emarginandolo ulteriormente. E poi c’è da dare uno sguardo più attento d’attorno, per non nascondersi dietro paraventi che non aiutano a capire e a fare possibilmente qualcosa. È l’impegno di ognuno nel quotidiano per aiutare a cogliere i tratti di violenza che s’impongono come “normali” e che invece non lo sono. A cominciare dalle parole pesanti che offendono, e che diseducano, lasciando filtrare logiche da «te la faccio pagare», minacciando ritorsioni, promettendo ripicche devastanti in un contesto verbale che si fa terreno di coltura di qualche passo ulteriore verso il peggio. E questo clima inevitabilmente tossico fa abbassare le barriere salutari che fanno stare al proprio posto, che fanno mantenere saldi i nervi, che fanno portare in campo la ragione anziché l’irresponsabile gesto del reagire colpendo senza remore. Certo c’è la scuola che si impegna su questo terreno delicato, ci sono a dare una mano le parrocchie, le associazioni, i momenti educativi, anche supplendo a famiglie che hanno perso pezzi importanti e non sanno più gestirsi appieno. La violenza – non lo si scordi mai – è sempre gesto, con una gravità spesso penosa, che sa di reato, dovendo poi fare i conti con la legge. Ma c’è tutto un impegno importante e decisivo che sta nell’evitare il più possibile l’inciampo che fa della violenza un passaggio “disruttivo” della dignità delle persone, portandosi appresso un deficit di umanità da affrontare con forte responsabilità, perché non succeda mai ciò che rovina tutto...
NP Agosto-Settembre 2025
Corrado Avagnina




