Il “salto” tecnologico

Date 11-08-2012

por Giorgio Ceragioli

di Giorgio Ceragioli - scegliere è il momento più importante di vita.

In un mondo profondamente tecnologizzato, riproponiamo delle riflessioni sulla tecnologia abbinata alla speranza. Una rubrica di Progetto scritta trent’anni fa da Ceragioli, ingegnere e tecnologo che ha messo il suo sapere e le sue competenze a servizio dello sviluppo economico e sociale delle persone e dei Paesi più poveri. Per chi la tecnologia, per che cosa? Non solo per il piacere del nuovo, ma per sostenere la vita e dare speranza.

C’erano una volta le stalle e le stalle venivano considerate il meglio per far produrre latte dalle mucche. Poi si fecero degli esperimenti e negli anni’50 si scoprì che il pascolo libero dava rendimenti maggiori. C’erano una volta gli scrivani e poi la carta carbone e si potevano far copie dello stesso dattiloscritto. Poi arrivò negli anni’50 la fotocopiatrice ed oggi è ben difficile che vediate usare la carta carbone negli uffici. C’erano una volta tante cose. Problemi matematici che erano giudicati “impossibili” sono stati risolti. La speranza di collegare tutta la rete di distribuzione dell’energia elettrica negli USA è stata realizzata ma il black out del 1975, che ha lasciato senza energia intere regioni, ne ridimensiona il significato. Una tv costa meno di quanto costava 50 anni fa un apparecchio radio e il prezzo di questo è crollato. Ma crollati sono anche i prezzi dei “transistor” usati per le comunicazioni a distanza e si sta consolidando che il mondo sia iniziato con un “big-bang” (grande esplosione). C’era anche un certo Ciolkovskij che, in uno “Studio degli spazi cosmici con apparecchi a reazione”, spiegava scientificamente la possibilità di realizzare razzi interplanetari, e si era nel 1903; nel 1954 il 30% dei km percorsi negli USA erano in aeroplano. L’altalena della vita Di tutto ciò è costituita la vita della scienza e della tecnica nel mondo. Di speranze e delusioni, di progresso e di pericoli. Basti dire che, e cito dal libro “Scienza e tecnica del novecento” nella Est Mondatori, “la struttura industriale ed economica del mondo diviene sempre più fragile e può essere esposta a gravi danni anche mediante l’uso di armi relativamente rudimentali”. La tecnologia non avanza come un rullo compressore sempre vittorioso, senza ripensamenti e difficoltà. Lo sforzo richiesto è sempre enorme.

Lo “space shuttle”, la navicella spaziale lanciata nello spazio nel 1981, ha iniziato i voli di collaudo nel 1977. La scienza costa sacrificio e non ha soluzioni precostituite. Oggi può essere meglio usare la stalla e domani il pascolo libero e dopo domani il pascolo libero controllato da cervelli elettronici o da un satellite artificiale… Due sono i nodi fondamentali per lo sviluppo scientifico: la voglia di sapere e la capacità di scegliere. È vero che non serve a nulla l’aver conquistato il mondo se perdi l’anima, ma come salvi l’anima se non cerchi di operare nel mondo, come contemplativo o come scienziato, come assistente sociale o come astronomo alla ricerca delle origini del mondo? La responsabilità delle scelte Lo sforzo per sapere, per conoscere, per scoprire le verità è certamente una delle possibilità più entusiasmanti dell’uomo, se l’uomo è capace di scegliere. E scegliere una tecnologia piuttosto che un’altra può dare tranquillità e benessere a molte persone. E scegliere può anche voler dire sbagliare. Un principio dovrebbe però essere pacifico in ogni scelta: che le cose che facciamo servano alla gente, a molta gente, e, in secondo luogo, che le risorse che usiamo siano bene impiegate per poter aiutare più gente a parità di soldi e beni che abbiamo a disposizione. Quest’ultima indicazione ci porta ad usare il meglio che possiamo le tecniche, mentre la prima ci fa dire che il beneficio che si ricava da un’attività deve raggiungere il maggior numero di persone possibile se vogliamo che sia efficace, che la sua “qualità” sia alta. Le due indicazioni assieme – fare cose che servano a molti e che costino poco – ci faranno dire che l’industria non è tutta da buttar via perché può far giungere molte più cose a molta più gente.

Ma il beneficio di un intervento tecnologico si misura non solo in quantità di cose ma anche in “quantità di vita”, in soddisfazione delle persone. Dare cose o dare vita? È la difficoltà del “salto tecnologico”: dare cose o dare vita? E fin quando le cose servono veramente alla vita e fin dove sono necessarie per poter pensare alla qualità di vita e non solo a sopravvivere? Andate in Africa, in Asia, in America Latina e troverete gente che vi chiede un’immensa quantità di cose per sopravvivere, gente cui non si può parlare solo di qualità della vita. Sono anche le fatiche della ricerca, dello studio, della scienza che possono aiutare a risolvere il problema. La soluzione di un difficile problema matematico può aiutare a distribuire meglio il grano. Il collegare la rete di distribuzione dell’energia elettrica può assicurarla a più persone. Una tv economica può permettere l’insegnamento anche in villaggi sperduti. Ognuno di noi può aiutare la scienza chiarendo gli obiettivi che vogliamo raggiungere, come piccolo gruppo, come nazione, come umanità. Perché se cercare, scoprire, studiare è una caratteristica fondamentale dell’uomo, “scegliere” è il momento più importante della vita.

dalla rubrica di Progetto 1981 LA SPERANZA TECNOLOGICA (6/10)

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