Sempre piu' Arsenale dell'Incontro

Date 17-03-2015

por Redazione Sermig

Da alcuni mesi una comunità di iracheni provenienti dalle città di Mosul e Karakosh vive nel cortile di una delle chiese latine di Madaba. Sono circa quaranta persone, famiglie molto giovani con tanti bambini piccoli, qualche anziano. Abitano in alcuni container montati per l’occasione, sistemazione molto semplice, pochi metri quadrati, con uno o più letti, una cassettiera e nient’altro. Bagni e cucina in comune. Due piccoli saloni, sempre prefabbricati, sono stati montati in fretta per dar loro la possibilità di avere altri spazi coperti.

Cominciamo a vedere i loro volti e incrociare il loro sguardi alla Messa prefestiva del sabato sera, subito nasce in noi il desiderio di poterli conoscere, di poter costruire un pezzetto della storia dell’Arsenale dell’Incontro anche con loro. Finalmente arriva l’occasione: il parroco ci invita ad andarli a trovare e organizzare qualche attività.

Ne parliamo con i nostri giovani e decidiamo di andare insieme a trovarli, portando con noi quanto di più prezioso abbiamo: Maria Madre dei Giovani e la voglia di farci fratelli, semplicemente insieme. Venerdì 6 marzo quando arriviamo da loro, nessuno ci aspetta, qualcuno lavora, chi vernicia il cancello, chi riempie le buche create sulla stradra dopo la neve... cominciano a guardarci e probabilmente a chiedersi : “Chissà cosa vogliono questi qui...?”. Entriamo nel cortile, ci presentiamo, qualche bambino si avvicina. I nostri giovani, dopo un primo momento di sconcerto, ci guardano, fissano la borsa che abbiamo portato con noi con un pallone e qualche altro gioco. Capiamo al volo e acciuffiamo l’idea: rompere il ghiaccio facendo giocare i bimbi. Cominciamo con i due o tre che ci sono e, piano piano, si cominciano ad aprire le porte dei container, qualche occhietto furbo si affaccia incuriosito dalle voci gioiose di chi sta già giocando e decide di unirsi al gruppo. Ce ne sono proprio tanti, di tutte le età! Anche qualche mamma si avvicina, cominciamo a scambiare qualche parola.

Ci invitano a fare visita ad una ragazza poco più che ventenne, ha una bimbetta di due mesi e ieri lei è stata operata all'appendicite. Le regaliamo un’immaginetta di Maria Madre dei Giovani e le assicuriamo la nostra preghiera. L’aiuta sua mamma, che in questo momento è ospite in un altro campo ad Amman. Dopo circa mezz’ora si affaccia un bambino di circa otto anni, vede il pallone di calcio, richiude la porte di “casa”, e dopo pochi secondi si riapre: indossa la maglia del Barcellona... adesso sì che si può giocare sul serio!!! Il pallone da calcio attira anche qualcuno dei papà e degli adolescenti, inizialmente più scettici nei nostri confronti. Ci offrono del te’ e ci lasciamo con un invito per il giorno dopo: la visita dell’Arsenale dell’Incontro. Sono molto contenti, vengono tutti!

E’ sabato. Tutti i nostri volontari, sia i giovani che gli adolescenti, si preparano ad accogliere questi nuovi amici: non è facile per loro, perché stare con queste famiglie, che hanno dovuto abbandonare il proprio paese per la guerra, riaccende il timore per la guerra facendola sentire vicina, ma il desiderio di farsi prossimi e di vivere come una famiglia che accoglie prevale. Appuntamento con l’autobus alle 15.20. Arriviamo da loro alle 15.15 e sono già tutti pronti, con la borsa sotto braccio. Andro, un bimbo di un paio di anni, con un sorriso più grande della sua faccia, continua a ripetere: BUS, BUS, BUS. È contento di andare in gita. Suo fratello, Adriano, poco più grande di lui, si avvicina e ci dice: Thank You! Mariana, una bimba dagli occhi verdi, chiede preoccupata: dove sono i ragazzi che sono venuti ieri? Si tranquilliza quando le diciamo che li stanno aspettando... e partiamo alla volta dell’Arsenale dell’Incontro. La primavera che sboccia accoglie queste persone che sembrano già respirare un’aria più distesa. Ci sono proprio tutti, anche gli adolescenti che il giorno prima avevano indugiato nel dormire fino a tardi. Ci dividiamo in gruppi: gli adulti fanno la visita dell’arsenale, i piccoli giocano sulle altalene, gli adolescenti con i nostri giovani cominciano a giocare a Rover in cortile e poi – rotto il ghiaccio – visitano l’Arsenale guidati da due dei volontari. Sembrano tutti bambini, anche gli adulti, non sanno dove guardare e dove fermarsi, tutti emozionati e per un attimo un po’ più sereni.

Durante la visita, ci fermiamo in chiesa, spieghiamo il significato del sacchetto della restituzione, dicendo che nessuno è così povero da non avere niente da donare agli altri, come stanno facendo anche loro pitturando parti della parrocchia che li ha accolti o risistemando la strada... un papà ci chiede il sacchetto della restituzione, infila dentro qualcosa e così a ruota tutti! Che commozione! Finita la visita, anche qualche papà non resiste al richiamo del pallone e le squadre dei ragazzi si infoltiscono di nuovi giocatori. I bambini colorano e continuano a saltare da un’altalena all’altra quasi con la paura di non riuscire a giocare abbastanza.
Tra loro c’è un signore di circa cinquant'anni con sua moglie e tre figli. Durante la visita segue con lo sguardo ogni gesto, sembra mangiare le parole una ad una, ma mai un sorriso. Alla fine ci dice: sai, io fino a quella notte di agosto, facevo il medico, la mia passione... non potrò più farlo! Ma se vi serve una mano io ci sono!

Quanto dolore! Strappati improvvisamente dalla loro vita quotidiana, dai loro legami, dalla loro terra, ma ancora con la voglia di ricominciare e tanta dignità. Ne vale la pena, almeno per tutti questi bambini che hanno diritto ad un futuro più sereno, di pace.
Ci lasciamo con un altro appuntamento per il venerdì successivo: pranzo all'Arsenale insieme con i volontari e le loro famiglie. Questa è anche per noi una bella sfida, nel tentativo che insieme ai nostri giovani stiamo facendo di coinvolgere sempre di più anche i loro genitori, in un amore che si fa grande con piccoli gesti!
Chiamiamo le famiglie dei volontari una ad una. Dopo l’incontro che hanno fatto con Ernesto a dicembre sono contente di avere un’occasione concreta per mettere in pratica le parole che ci eravamo detti e i sogni che avevamo condiviso. Settimana di preparativi, le nostre mamme che si mettono d’accordo per il cibo, ognuno prepara qualcosa.

Finalmente è venerdì. Con gli autobus arrivano quasi tutti, e vediamo scendere dall’autobus tanti volti felici e bambini entusiasti (Adriano si è fatto vestire dalla mamma già dalla sera prima per paura di non essere pronto all’arrivo dell’autobus!). Proponiamo loro di vivere una giornata tipo all’Arsenale dell’Incontro. Cominciamo con un gioco a squadre, piccoli e grandi perché ognuno ha bisogno dell’altro e può essere una risorsa per il vicino. Un giro per i cinque continenti con giochi a squadre. I quattro più anziani diventano i giudici di ogni gioco. Si calano immediatamente nel ruolo e così non si sentono lasciati da parte. Le squadre si scambiano tra un match e l’altro, giocano veramente tutti, piccoli e grandi senza differenza, iracheni e giordani, veramente una famiglia. Poi ci dividiamo in gruppi di servizio: i piccoli con alcune mamme fanno lavori manuali recuperando materiali di riciclo (lattine, vasetti di yogurt, carta riciclata...), i ragazzi e alcuni papà ci danno una mano a verniciare il cancello, le mamme preparano le insalate per il pranzo insieme ad un ragazzo iracheno che scopriamo essere un cuoco.

Nel frattempo arrivano anche diverse famiglie dei nostri volontari. Sono molto contente, perché gli amici iracheni ci hanno dato la possibilità di costruire un pezzo dell’Arsenale dell’Incontro anche con loro. A pranzo siamo più di ottanta persone. Le mamme sistemano il cibo sul tavolo del buffet e i loro figli preparano i piatti. C’è proprio un bel clima di serenità e di pace. Benediciamo il cibo, chi lo ha cucinato, chi ce lo ha regalato e ci affidiamo tutti al Signore. Qualcuno comincia a raccontare con il vicino qualcosa del passato, come hanno dovuto lasciare tutto in poche ore senza portare con sé nemmeno una borsa... il parlarne in un ambiente tranquillo permette loro di scaricare un po’ di tensione per un futuro ancora incerto, senza scuola per i bambini e i ragazzi e senza lavoro per gli adulti, tutti in attesa di un Paese che li accolga. Alla fine del pranzo arriva il papà di Karem con uno scatolone di KitKat e altre merendine al cioccolato, i bambini impazziscono e ...non solo loro. Anche se il tempo non è proprio quello giusto sembra essere arrivato Babbo Natale! Questo papà è fiero e commosso, si avvicina e ci dice: questo che stiamo facendo è proprio un servizio alle persone... e forse capisce meglio i motivi che spingono  le sue due figlie a passare tanto tempo qui da noi, disponibili sempre a dare una mano.

Alla fine del pranzo tutti ci aiutano a risistemare e poi tranquilli all'ombra delle piante a chiacchierare insieme, mentre i bambini conquistano finalmente le altalene e i ragazzi giocano a calcio. Arrivano gli autobus, sono tutti contenti, non fanno altro che ringraziarci, qualcuno mette qualcosa nel sacchetto della restituzione, i bambini crollano tra le braccia delle loro mamme!
E sì, oggi l’Arsenale è diventato ancora un po’ di più l’ARSENALE DELL’INCONTRO.

Fraternità dell'Arsenale dell'Incontro

Sezione Arsenale dell'incontro


 

 

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