I pastori in Marcia

Date 23-12-2019

por Elena Canalis

Sabato 21 dicembre, in oltre cinquanta si è partiti dalla sede del volontariato del VillaggioGlobale del Sermig per raggiungere il pilone al fondo del viale dei Salesiani del Bivio di Cumiana e deporre nella capanna Gesù Bambino. 

Tarcisio, salesiano di 85 anni ha aperto la marcia prendendo tra le sue braccia la statua del bambinello Gesù per poi passarlo a metà percorso a Marianna di 5 anni. Come un passaggio di consegne tra generazioni. Persone di tutte le espressioni della società e di tutte le età. Nel percorso canti della tradizione natalizia accompagnati da una fisarmonica. Ad intervalli tappe in cui un lettore approfondiva le scritture del Natale. 

Direi che il tutto è stato vissuto nel filone dell’intervento del papa del giorno prima, in cui diceva che la memoria «non è statica, è dinamica. Implica per sua natura movimento. Non è la custodia delle ceneri». Dello stare in guardia "dalla tentazione di assumere l'atteggiamento della rigidità". La rigidità che nasce dalla paura del cambiamento e finisce per disseminare di paletti e di ostacoli il terreno del bene comune, facendolo diventare un campo minato di incomunicabilità e di odio. 

Alla deposizione preghiere spontanee di tantissimi dei presenti.

Ci siamo sentiti come i pastori. A chi possiamo paragonare queste figure del presepe in cui ci siamo immedesimati al giorno d’oggi? 
“Ognuno ha le sue categorie. E Senza categorizzare, mi piace paragonarli ad alcuni ROM dei campi che frequento in questi tempi. Sono emarginati dalla stragrande maggioranzai. Anche tra i poveri. Se li aiuti devi stare attentissimo perché sono profittatori incalliti. I Rom, che ci danno così fastidio al punto da imbastire iniziative di maquillage e di cosmesi sociale per non più vederli. Eppure il figlio di Dio è nato, è venuto al mondo in compagnia di gente come questa! E li ha avvolti di LUCE. Qualcosa non di terreno, di solito. Hanno avuto paura e sono stati rassicurati. E’ Dio che prende l’iniziativa. Sempre. E l’iniziativa di Dio è il manifestare l’amore che ha per tutti noi. A partire dagli scartati. Siamo noi che non ci accorgiamo più e banalizziamo tutto"

Natale è un po’ uno scoperchiare il nostro cuore per vedere il grado di stupore, … anche di timore, che abbiamo dentro. Un reset. Non sfochiamo l’immagine dei pastori. 

Guardiamo diritto in profondità e non potrà che essere un bel Natale, avvolti di luce. 

Un cartello a lato della capanna con la croce piegata da una stella cometa con la scritta “ L’amore che dà senso alle croci dei dolori del mondo” dà la sintesi di un presepe vivente fuori dalla tradizione ma forse con nuove soluzioni per la nostra fede, in profondità, più autentiche.

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