Accoglienza e integrazione la strada della Giordania

Date 01-10-2019

 

Dall'ECO DI BERGAMO - 16 settembre 2019
di Diego Colombo


Accoglienza e integrazione la strada della Giordania

L’Arsenale dell’Incontro del Sermig ospita bambini e giovani diversamente abili, musulmani e cristiani
Nessuna retta: l’Istituto vive di solidarietà e donazioni della gente comune. Un Paese in difficile equilibrio
 

MADABA (GIORDANIA) DIEGO COLOMBO

Come un equilibrista sul filo. L’immagine è circense, ma affiora più volte durante la visita della Giordania. Nella polveriera del Medio Oriente Abdullah II, di cui proprio quest’anno ricorre il ventesimo dall’insediamento, seguendo le orme del padre Hussein, alla guida del Paese per quasi mezzo secolo dal 1952 al 1999, riesce, nonostante le difficili condizioni economiche, a mantenere il Regno hashemita in una situazione di pace e relativa tranquillità.

Ai due sovrani si deve riconoscere la capacità politica di aver salvaguardato la stabilità della Giordania in una parte di mondo così inquieta. Non solo. Il Paese rappresenta un lodevole esempio di accoglienza internazionale, una lezione per le ben più ricche nazioni europee e occidentali, prigioniere di muri e paure. In uno Stato di dieci milioni e mezzo di abitanti, di cui quattro residenti nella congestionata capitale Amman, il 40 per cento sono palestinesi, arrivati dopo le guerre arabo-israeliane del 1948 e del 1967. Più recentemente la Giordania ha accolto almeno 800 mila profughi dall’Iraq, dopo l’attacco voluto dagli Stati Uniti nel 2003, e circa un milione e 300 mila rifugiati siriani, a causa della guerra civile iniziata nel 2011 e tuttora in corso. I dati sono stime per difetto e variano secondo le fonti, ma rendono bene l’idea della realtà del Paese, confinante con Israele e Territori palestinesi a ovest, Iraq a est, Siria a nord, Arabia Saudita a sud. In pace con lo Stato ebraico dal 1994 e sostenuta da Stati Uniti e dinastie del Golfo, la Giordania ha integrato milioni di palestinesi ed è tuttora impegnata nell’onerosa accoglienza di siriani e iracheni.

Cinque siti dell’Unesco
Proprio sotto il regno di Abdullah, poi, il turismo si è affermato come forza primaria per l’economia dal 2017, dopo la crisi del 2011, in un Paese pressoché privo di risorse naturali ma con ben cinque siti dell’Unesco: Petra; Qusayr Amrah e i Castelli del deserto; Umm ar-Rasas; l’area naturalistica del Wadi Rum; Betania oltre il Giordano. Le risonanze bibliche dei luoghi rendono la Giordania il necessario completamento di un viaggio in Terra Santa, come si percepisce bene, con intensa commozione, dall’alto del Monte Nebo. Proprio da questo luogo Mosè vide, prima di morire, un’unica terra lungo le due rive del Giordano. Nel Paese i cristiani, di varie confessioni, sono solo il 2,2 per cento, i cattolici latini 55 mila.

Madaba, centro strategico lungo la Strada dei Re citato più volte nell’Antico Testamento, oggi è un’enclave dove un terzo dei 105 mila abitanti sono cristiani, molto legati alle proprie tradizioni, novemila i cattolici. Nella «città dei mosaici» il più celebre tra questi è la «Mappa di Terra Santa», la più antica dell’area, scoperta nel 1897 e conservata nella chiesa di San Giorgio.

Sulle orme di Ernesto Olivero
Un esempio particolare di accoglienza, a Madaba, è l’Arsenale dell’Incontro del Sermig, il Servizio missionario giovani fondato a Torino nel 1964 da Ernesto Olivero.
La responsabile, Chiara Giorgio, giovane ligure impegnata sul posto da quasi dieci anni, ci presenta l’attività dell’Istituto, gestito dalle consacrate della Fraternità del Sermig. Accoglie bambini e giovani diversamente abili, musulmani e cristiani, in un Paese dove la disabilità riguarda il 13,5 per cento della popolazione.

L’opera vuole esprimere la profezia di un giorno in cui musulmani e cristiani vivano da fratelli, rispettandosi nella diversità e dialogando per il bene dei figli, specialmente di quelli più in difficoltà. Nato nel 2006, l’Istituto ha visto passare un migliaio di persone e ospita oggi 265 bambini e ragazzi, con 27 dipendenti e numerosi volontari, impegnati in un percorso educativo e di formazione professionale orientato all’integrazione sociale. Non sono previste rette: l’Istituto vive, grazie alla Provvidenza, di solidarietà e di donazioni, che per la stragrande maggioranza provengono dalla gente comune, perché i contributi di enti pubblici e privati coprono solo una piccola parte delle spese.
L’Istituto è stato visitato dal presidente Sergio Mattarella, durante il suo recente viaggio in Giordania, ed è spesso una tappa anche dei pellegrinaggi provenienti dalla Bergamasca, per esempio di quello, nell’agosto scorso, della parrocchia di Villa di Serio.

Tre consacrate italiane
«Attualmente all’Arsenale dell’Incontro operano in modo stabile tre consacrate italiane della Fraternità del Sermig, che hanno acquisito le essenziali capacità linguistiche e di mediazione culturale », ci spiega Chiara Giorgio. «La missione è portata avanti in un interscambio costante con la Fraternità di Torino, che garantisce anche contributi di professionalità, importanti per la gestione e lo sviluppo degli specifici servizi».

«L’Arsenale dell’Incontro – continua Chiara Giorgio – offre a bambini e giovani con disabilità mentale lieve e media un percorso educativo, di socializzazione e apprendimento, affiancato da un programma di recupero psico- motorio e di riabilitazione fisica, con logopedia, fisioterapia, terapia occupazionale, psicomotricità e sviluppo sensoriale. Questo iter è completato da attività occupazionali e di avviamento

al lavoro nei laboratori di agricoltura, mosaico, cucito, cucina, riciclo e bigiotteria, da attività sportive e manuali, da laboratori di danza e teatro, da dialogo e confronto sui problemi legati alla vita e all’età. Offre, inoltre, corsi di formazione e aggiornamento per insegnanti, di accompagnamento per le famiglie, progetti rivolti alle scuole del territorio, per favorire l’inclusione e l’integrazione sociale e la possibilità di sperimentare la diversità come una ricchezza. Tutta l’attività è focalizzata sull’incontro, tra normodotati e diversamente abili, tra giovani e adulti, tra culture e religioni diverse, per ricercare un dialogo concreto, che metta al centro i più deboli, aiuti a superare le divisioni, prepari la pace».

Dal 2007 l’Istituto è registrato come centro al Ministero dello Sviluppo Sociale, che rinnova annualmente la licenza e monitora il servizio, in modo da verificare la conformità agli standard legislativi e l’attenzione alla tutela delle persone diversamente abili, a cui le politiche di promozione sociale del Paese prestano una grande attenzione. «Negli anni – ricorda Chiara Giorgio – si è consolidato un rapporto di fiducia e di stima da parte delle autorità locali, che incoraggiano il servizio dell’Arsenale, riconoscendone la qualità e il valore sociale».

«L’Istituto – sottolinea – come ogni Arsenale del Sermig vuole essere una casa che accoglie, pronta ad ascoltare le esigenze di chiunque bussi alla porta. I servizi strutturati sono diurni e rivolti a bambini e ragazzi da 6 mesi a 35 anni. Ma ogni persona è accolta. Si cerca sempre di trovare il modo di far sentire accompagnato anche chi non può essere inserito in modo continuativo nel percorso formativo, attraverso incontri, attività di intrattenimento, consulenze. Oggi le persone in lista d’attesa sono circa 300, perché le richieste che arrivano sono continue, ma tutti i servizi hanno raggiunto la massima capienza. Opportunità periodiche di sostegno e incontro vengono offerte a chi è in lista d’attesa per non lasciare nessuno solo ».

I sostegni economici maggiori per l’Istituto provengono dalla gente comune, da amici e persone giordane e italiane: «Scelgono di condividere qualcosa di sé, riconoscendo l’importanza del servizio offerto e condividendo il desiderio di contribuire a costruire la pace attraverso una carità concreta». «Cerchiamo di incoraggiare – aggiunge Chiara Giorgio – l’incremento di volontari locali adeguatamente formati. Offriamo incontri dove i giovani si avvicinano ai diversamente abili e alle loro famiglie, per creare una rete di sostegno attorno ai più deboli e una comunità dove non ci sia distanza tra chi accoglie e chi è accolto. Ospitiamo per brevi periodi anche volontari dall’Italia, che condividono con la Fraternità l’esperienza di incontro dell’Arsenale. Chiediamo, però, che prima di venire in Giordania conoscano la realtà del Sermig in Italia, all’Arsenale della Pace di Torino, per concordare e preparare in modo adeguato l’eventuale periodo di servizio».

Una casa aperta per tutti
L’Arsenale dell’Incontro accoglie bambini e ragazzi di qualsiasi religione o nazionalità, con particolare attenzione agli strati più poveri. «Questa apertura rende i numeri variabili nel tempo a seconda delle necessità, ma in generale rispecchiano – sia per nazionalità, sia per genere, sia per confessione religiosa – le percentuali della popolazione del Paese. Quasi tutti gli ospiti vivono a Madaba, la nostra città, o nei paesi vicini».

«L’arrivo a Madaba di un numero sempre crescente di profughi iracheni e siriani – conclude Chiara Giorgio – ci ha spinto a cercare modi e occasioni perché l’Arsenale dell’Incontro possa essere una casa con la porta aperta anche per tutti costoro, al di là del servizio specifico per i diversamente abili. Dal 2015 abbiamo coinvolto le famiglie irachene, che vivono a Madaba, in percorsi di animazione ludica e artistica per i bambini e di volontariato per i giovani. Dal 2017 si sono aggiunte attività musicali e, grazie alla collaborazione con un’università locale, è nato un piccolo dispensario gratuito, gestito da medici e farmacisti volontari, che offrono il proprio servizio a chiunque ne abbia bisogno. In questo percorso anche i bambini e i ragazzi disabili, le loro famiglie, il personale e i volontari si sono lasciati coinvolgere nell’essere con noi casa per altri. Ad oggi sono passati dall’Arsenale circa 150 iracheni e 750 siriani».

Diego Colombo

 

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