La speranza che ci resta al fianco

Date 14-03-2020

por Redazione Sermig


La speranza che ci resta al fianco

C'è un principio che ho cercato sempre di vivere, quello dell'imprevisto accolto. È l'atteggiamento di chi davanti a un problema prova a capire, cercare, intuire un senso. Il coronavirus è un imprevisto molto grande, ci sta spiazzando, perché cambia le nostre abitudini, fa entrare la paura nelle ossa, ci nega addirittura il calore di un abbraccio. Penso al dolore delle vittime, a chi purtroppo è morto lontano dai propri cari. Penso alle loro famiglie, al trauma che stanno vivendo. Ma vedo anche i volti di chi sta lottando: medici, scienziati, infermieri, personale sanitario, centinaia e centinaia di volontari che continuano ad essere vicini soprattutto ai più fragili. Per quanto ci riguarda, abbiamo deciso di tenere aperte le nostre accoglienze. Abbiamo chiuso tutte le altre attività, ma quelle no. I poveri devono continuare a trovare nell'Arsenale della Pace un riparo. Se li mandassimo via, forse saremmo più al sicuro, ma loro no.

In momenti come questo è difficile intuire il senso e forse non è nemmeno giusto chiederselo. Quello che ha valore è prima di ogni cosa la speranza che possiamo vivere e suscitare negli altri e in noi stessi. La speranza è concretissima. In questi giorni la vedo soprattutto in tre parole: preghiera, scienza e responsabilità. La preghiera per chi crede è un atto di fiducia e affidamento a Dio, il motore che ti aiuta e ti fa vedere in ogni problema opportunità sempre nuove.

Anche la scienza è speranza all'opera, l'intelletto dell'uomo che non smette di cercare una risposta ai problemi anche più insidiosi. Infine, la responsabilità, l'impegno che passa dai comportamenti di tutti. L'isolamento che ci viene chiesto sicuramente è un sacrificio, ma dobbiamo vederlo come il contributo che ognuno di noi può dare alla costruzione del bene comune. La responsabilità coinvolge poi la politica, che in questo tempo si è ritrovata ad assumere decisioni mai prese nella storia della Repubblica. Immagino che non sia stato semplice. Questo passaggio così delicato forse aiuterà anche le istituzioni a entrare in una mentalità diversa, quella che mi hanno fatto scoprire due miei amici impegnati ad altissimi livelli. Con il loro esempio, mi hanno insegnato che la politica è il più alto impegno per l'umanità, secondo solo alla contemplazione.

Preghiera, scienza, responsabilità: ecco la speranza alla nostra portata, la speranza che senza proclami possiamo vivere adesso, la speranza che ad emergenza finita continuerà a rimanere con noi, a farci compagnia.

Ernesto Olivero

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