La bambina più felice di tutta Londra

Date 30-05-2020

por Arsenale della Piazza

Durante il bombardamento di Londra, Anna Freud rimase profondamente colpita dal fatto che, mentre molti bambini erano sopraffatti dall'angoscia, non riuscivano a dormire neppure di giorno, quando tutto era tranquillo, e manifestavano tutta una gamma di sintomi nevrotici da bombardamento, ce n'erano altri che riuscivano a sopportare serenamente la situazione. E cita il caso di una bimbetta che un giorno, con un sorriso radioso, dicharò di essere la bambina più felice di tutta Londra, perché, mentre passeggiava con la mamma per Hyde Park, poche ora prima aveva visto un albero volare nel cielo: era stato uno spettacolo unico e meraviglioso al quale lei sola aveva avuto la fortuna di assistere. Che vicino a dove si trovava con la madre fosse caduta una bomba che aveva sradicato un albero lo si potè ricostruire solo dopo molte domande. Al pericolo corso la piccola non aveva quasi prestato attenzione, presa com'era dalla bellezza, per lei della scena.
Quella bambina tanto fortunata aveva una madre, che bene sapendo di essere impotente a impedire i bombardamenti, faceva il possibile per impedire che la figlia ne rimanesse angosciata. Non permetteva che la guerra e le sue devastazioni interferissero nel loro rapporto, e fu il loro rapporto a consentire a entrambe di trarre gioia da quell'esperienza che altrimenti sarebbe stata terrificante... Dove tanti genitori trasmettevano ai figi la loro angoscia per dover subire l'orrore dei bombardamenti, altri, come la madre di cui abbiamo parlato, comunicarono ai loro figli la felicità per il fatto di poter essere insieme sotto i bombardamenti. Il modo in cui il genitore vive un evento cambia tutto per un bambino, perché è in base al vissuto del genitore che egli si crea la propria interpretazione del mondo. Gli studi condotti su numerose famiglie durante il bombardamento di Londra mostrarono una correlazione quasi perfetta tra il livello di ansia delle madri e quello dei figli...

Da "Un genitore quasi perfetto", di Bruno Betthleim

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