Lettera di frère Roger al Sermig

Date 26-01-2020

por Redazione Sermig

A conclusione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, ricordiamo frère Roger Schutz, fondatore della comunità di Taizè, uomo di Dio e amico di sempre, con una sua riflessione sulla Chiesa, la pace, la riconciliazione. Per noi, per chi crede, per chi non crede, per tutti gli uomini di buona volontà.

Taizé, 7 febbraio 1976
 

Cari amici del Sermig,

voi siete all’ardente ricerca della pace.
Cosa ci auspichiamo tutti noi, se non essere semi di comunione nella Chiesa, corpo di Cristo, e in mezzo agli uomini?
La Chiesa: non è per lei stessa che c’interessa, ma in quanto ci stimola a cercare il Cristo nella contemplazione e quando ci conduce a vivere il Cristo per gli uomini.
Questo luogo di comunione che si chiama Chiesa non ha interesse se non è universale, ecumenico, cattolico, aperto a tutti.
Non è un luogo per ‘élites’ della fede, ma per tutti noi: noi, i poveri della terra, noi che sempre camminiamo dal dubbio alla fede, dalla povertà verso una pienezza, dalla paura all’amore.


Nella pace piena, nella piena comunione ritrovata, nella piena riconciliazione, si scopre una vitalità, una primavera nuova. E’ questa primavera che ci affrancherà dalle nostre reciproche condanne, fra cristiani, quelle antiche e quelle nuove.
E, a nostra volta, noi saremo portatori di amicizia e di riconciliazione attorno a noi, creatori della pace fra gli uomini, anche quelli che non condividono la fede cristiana.
Ed ecco una delle sorgenti della pace: Dio, instancabilmente, cerca il figliol prodigo che sempre siamo. Creando e ricreando costantemente la pace tra Lui e noi, Egli infila al nostro dito l’anello della festa, una festa che ogni volta ricomincia, una festa che non finirà mai.

 

Ci sono momenti in cui abbiamo una coscienza molto viva di questa pace con Dio. Il Cristo è là, ci parla nel silenzio del nostro cuore, prega dentro di noi senza che noi sappiamo come. Ma esistono altri momenti in cui in noi non c’è più una risonanza sensibile di Dio. Allora, come portare avanti provvisoriamente la vita? Non facendo conto sulla nostra fede personale, ma sull’immensa schiera di testimoni di Cristo i quali, dopo gli apostoli, dopo Maria, la Madre del Signore, e tanti altri fino ad oggi, hanno confidato in Cristo e sono stati portatori di pace. In essi come in tutti noi, c’è giusto quel poco di fede, e non di più, per dire al Cristo: “Sulla tua parola, ti do fiducia”.

 

Vorrei adesso dire a ciascuno personalmente: per divenire uomo di comunione, portatore d’amicizia, di riconciliazione e di pace attorno a te, per diventare uomo di pace, compi dei semplici  gesti evangelici. Vivi della Parola che ti libera. Ricevi il perdono di Dio nel sacramento della Riconciliazione. Questa Parola slega immediatamente in te, sulla terra, ciò che nel medesimo istante entra a far parte del Regno, del Cristo. Ricevi sempre con un cuore di bambino il Corpo e il Sangue di Cristo nell’Eucaristia, qualche volta forse senza comprenderne niente di più che un bambino.

 

Ricordati che lotta e contemplazione hanno una sola e medesima sorgente: il Cristo che è amore. Se tu preghi, è per amore. Se tu lotti per restituire all’uomo sfigurato un volto umano, è ancora per amore.
In tutte le divisioni con il prossimo, non cercare chi ha torto e chi ha ragione.
Sii fratello di tutti, fratello anche dei non credenti.
Se ti giudicano falsamente a causa di Cristo, perdona e canta fino alla gioia piena.
Cerca di comprendere piuttosto che essere compreso.

 

Se tu osassi vivere gesti concreti di perdono, di pace e di riconciliazione, quale festa potrebbe essere questa per gli uomini e le donne che, con te, avessero l’audacia di confidare in Cristo!

 

Frère Roger, priore di Taizé

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