Lo sviluppo passa dalle donne

Date 13-01-2012

por Mauro Palombo

“Dove le donne stanno bene, tutti stanno meglio” afferma Amartya Sen.
Vedere e trasformare le cose partendo dal ruolo delle donne, metterle al centro delle prospettive dello sviluppo è anche l’esperienza dei progetti e interventi promossi e animati dal Sermig.

di Mauro Palombo


Il ruolo determinante delle donne nei processi di sviluppo umano è un fatto: un fatto importante, acquisito e verificato in situazioni e contesti diversi.
E se per alcuni quasi è stata una sorpresa iniziare a constatarlo parecchi anni or sono, lo si è dovuto soprattutto ad una conoscenza non accurata del reale ruolo delle donne nella vita, quotidiana e non, delle società dei Paesi del Terzo mondo.
Pensiamo, come uno tra tanti esempi, alla maggior parte delle esperienze nel campo del microcredito: rovesciando la prospettiva più superficiale e muovendosi tra i tanti vincoli sociali, hanno costruito il loro successo scegliendo di rivolgersi prioritariamente alle donne, alla loro concretezza, capacità di iniziativa, e di lottare e soffrire per il bene della famiglia.

La gestione delle risorse per sostenere iniziative di sviluppo, sempre molto scarse per motivi reali o pretestuosi, non può ignorare i vantaggi in termini di risultati che derivano dall’essere allocate tenendo ben conto di una “prospettiva di genere”. Prospettiva che considera non solo le differenze biologiche, ma in particolare quelle da colmare in ambito sociale e nella dinamica delle relazioni tra uomini e donne; differenze che vanno a definire ciò che “è appropriato” in termini di ruoli, responsabilità, opportunità, necessità, e vincoli.

Dal ruolo al riconoscimento
E’ purtroppo ancora molto diffusa in tante realtà tradizionali l’asimmetria tra il ruolo giocato dalle donne e il loro riconoscimento sociale. Entrano in gioco l’influenza delle culture, dei gruppi sociali, delle etnie, delle religioni, delle condizioni economiche.
Ruolo che è in sintesi quello di far fronte alla maggior parte delle necessità quotidiane della famiglia. In campagna ne è una tipica immagine quella di donne che quando non curano i campi, trasportano pesanti fascine di legna o recipienti d’acqua, raccolti anche a grande distanza dal villaggio. Affiancate dalle bambine, che aiutano in questi compiti già così duri, anziché frequentare la scuola del villaggio. In città la situazione è simile: col salario di un giorno (inferiore a quello di un uomo) una donna operaia compra un pasto scarso per i suoi figli, fatto di alimenti poveri. Le leggi se esistono sono rispettate solo a parole; lo sfruttamento è costante, col rischio altrettanto costante di degenerare ancora.
In caso di crisi la conseguente scarsità – più regola che eccezione nella vita della gente del Terzo Mondo – è su di loro che maggiormente ricade. Ma anche nelle situazioni più tragiche di conflitto e guerra è riconosciuto che sono le donne che spesso consentono di tirare avanti in qualche modo; sostengono il tessuto sociale, sono più prossime a chi ha bisogno di aiuto e cure, si fanno carico delle situazioni. E ne risulta che sono le donne stesse ad essere le prime a chiedere pace e ad assumere un ruolo attivo per ottenerla, mettendo anche in gioco l’autorità morale dell’essere madri.
Per contro, spesso, alle donne non è concessa la proprietà di beni, e manca loro la possibilità di accedere a risorse, di esercitare su di esse un controllo. Non sono, in sostanza, riconosciute attori sociali al pari degli uomini; limitate in vario modo nella possibilità di esercitare iniziative, e assumersi formalmente responsabilità.

Dalle donne il cambiamento
In questo difficile scenario, ogni iniziativa rivolta allo sviluppo umano può rappresentare un fattore di cambiamento di estrema importanza. Coinvolgendo e attivando risorse umane e capacità che attendono solo una opportunità per esprimersi e moltiplicare i frutti, nel tempo e tra le persone.
Occorre partire innanzitutto da una accurata lettura della realtà
anche in termini di “analisi di genere”, che conduca ad una accurata rappresentazione della realtà di vita e azione delle donne, coinvolgendole direttamente nella analisi stessa.
Da questo quadro emerge, tra l’altro, la diversità, rispetto a quelle degli uomini, delle loro necessità sia pratiche che “strategiche”. Quelle legate ai bisogni di tutti i giorni, e quelle finalizzate alla visone in prospettiva della comunità.

E’ dunque fondamentale che ogni progetto, ogni iniziativa, non sostenga “solo” le necessità pratiche delle donne – acqua/cibo/combustibile (quindi anche energie e tempo liberati), salute (HIV), inclusa la salute riproduttiva – ma è una priorità sostenere la crescita delle donne in termini di capacità (alla base di tutto la scolarizzazione per le bambine e ragazze fino ai livelli più elevati), organizzare attività generatrici di reddito assieme a gruppi di donne che fanno così esperienza del lavoro comune su vari obiettivi, acquistando fiducia nell’azione trasformatrice che ne deriva per le vite loro e delle famiglie, e della comunità.
Fino a crescere nelle capacità di partecipazione, di iniziativa e guida, di assunzione di decisioni e di responsabilità formali.
Sostenere queste capacità, focalizzandosi sugli elementi di forza delle donne - piuttosto che sulle loro debolezze, offre una prospettiva migliore di protezione e sviluppo per l’intera comunità.
E una volta di più la necessità non è tanto di risorse a pioggia, ma goccia a goccia, il cui impiego è accuratamente definito assieme ai beneficiari, nel tempo necessario per il contesto, con la sicurezza di poter portare avanti un programma: lavorando di giorno in giorno, ma con un orizzonte preciso nel tempo necessario.

Dall’eguaglianza lo sviluppo
L’obiettivo della “eguaglianza di genere”, il creare progressivamente condizioni che trasformano le differenze sociali e di relazione tra donne e uomini, è realmente un obiettivo specifico delle azioni rivolte allo sviluppo umano. Obiettivo specifico ma che, come tante esperienze piccole e grandi hanno provato, si inserisce trasversalmente nel perseguimento reale di tutti gli altri: dallo sradicamento di fame e povertà, alla scolarizzazione, alla riduzione della mortalità infantile, al miglioramento della salute, alla conservazione dell’ambiente e delle sue risorse. E, in ultimo, alla evoluzione della comunità nel suo insieme.


Mauro Palombo

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