Aspettando tempi migliori

Date 21-02-2021

por Michelangelo Dotta

Caro Gesù bambino, per Natale, quest’anno, vorrei solo un regalo… potere fare qualcosa, non chissà quale inimmaginabile cosa, semplicemente qualcosa; del genere “normale”, nulla di stravagante, abbracciare un’amica, baciare una persona cara che non vedo da tempo, passare un giorno di festa con la famiglia allargata. Ci eravamo quasi dimenticati del valore enorme racchiuso nei piccoli gesti inondati dalla smania di acquisti compulsivi in cui il meccanismo pubblicitario pre-festività ci aveva lentamente abituati. Ora che la fine di questo orribile anno si avvicina, anche la televisione pare più cauta e sommessa nei suoi suggerimenti a base di spot, le Feste, quelle con l’iniziale maiuscola, paiono un orizzonte lontano, una lenta conquista da guadagnarsi giorno dopo giorno.

La corsa frenetica di massa per rispondere agli imperativi imposti dalla pubblicità è ormai un ricordo legato allo scorso Natale, il sottile meccanismo è diventato molto più leggero, il riscatto sociale non passa più attraverso il regalo elegante o costoso da farsi o da fare ad amici e congiunti.
Sembriamo tutti un po’ più attenti a mirare al sodo della questione, propensi a sperimentare una nuova via scevra da sovrastrutture, intenzionati a riappropriarci del gusto che regalano le piccole conquiste quotidiane.
In questa fase di ripensamento generale, viene più facile guardare indietro piuttosto che in avanti, ripercorrere un passato prossimo che ci appare d’improvviso bello e lontano è più gratificante che immaginare un futuro ricco di incognite e incertezze mentre l’oggi, hic et nunc, ha il sapore di una conquista guadagnata con tutta la forza e la determinazione di cui siamo capaci.
Per questo anche il Natale ritorna più vicino ai suoi reali canoni, non sfarzo, business, vacanze e spensieratezza ma piuttosto semplicità, raccoglimento, timido ripensamento.

Il valore aggiunto che ci regala questa emergenza è forse proprio questo, un’opportunità di riconsiderare certezze stratificate nel tempo, ridefinire strategie e priorità, ritornare a pensare in modo più trasparente al senso profondo della propria esistenza. Ecco, in mancanza di altre opportunità, il Natale che verrà desidererei che mi regalasse questo, il coraggio e la costanza di guardare fuori e dentro me stesso con occhi diversi, irrequieti ma senza angoscia, liberi, senza filtri sovrapposti e lenti che deformano la realtà, occhi sinceri capaci di leggere e inebriarsi di sentimenti veri con cui alimentare la mente e il cuore nella certezza di tempi migliori.


Michelangelo Dotta
NP dicembre 2020

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