Case famiglia protette

Date 02-04-2021

por Chiara Genisio

Gli ultimi giorni del 2020 hanno donato uno spicchio di umanità al carcere. Grazie all’approvazione di un emendamento di Paolo Siani, pediatra e capogruppo del Pd in commissione Infanzia, è stato istituito un fondo per l’accoglienza di genitori detenuti con i propri figli, al di fuori delle strutture carcerarie. «Proviamo a tirare fuori dal carcere bambini innocenti », è una iniziativa che da tempo ha visto in prima linea varie associazioni. La Comunità Papa Giovanni XXIII già lo scorso aprile aveva presentato al Ministro della Giustizia il proprio contributo per una riforma della legislazione in merito. Sin dal 2012 si è resa disponibile ad accogliere tutti i bambini presenti nelle carceri italiane.

Il nuovo anno inizia quindi con una dotazione di 1,5 milioni di euro, (la stessa cifra è prevista per i due anni successivi), per finanziare la predisposizione di case famiglia protette. «Sono interventi fondamentali – sottolinea Siani – far crescere dei bambini in un contesto detentivo, per quanto gli Istituti a custodia attenuata per detenute madri (Icam) in Italia siano ben fatti ed organizzati, può avere conseguenze terribili. È una vera e propria battaglia di civiltà, peraltro oscura ai più, non porta consensi politicamente e questo la rende ancora più meritoria».

Il fondo prevede che le case famiglia protette siano luoghi nei quali consentire alle detenute incinte o di bimbi di età non superiore a 6 anni, di scontare la pena degli arresti domiciliari o della custodia cautelare in istituto a custodia attenuata (art. 285-bis c.p.p.). Attualmente, solo poche regioni sono dotate di strutture idonee a consentire l’applicazione di queste misure, con la conseguenza che detenute, con figli anche molto piccoli, restano in carcere.

«Plaudiamo alla prevista istituzione del Fondo ministeriale che dispone risorse finanziarie per impedire ai bambini di continuare a scontare la pena in carcere con le proprie madri.
È fondamentale proporre alle mamme con figli di essere accolte presso vere case famiglia e, laddove questo sia impraticabile per le loro mamme, si liberino questi bambini con il collocamento presso parenti idonei o famiglie affidatarie» commenta Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII.

I fondi saranno ripartiti tra le Regioni entro i primi mesi di quest’anno.
Al 30 novembre scorso (ultimo dato aggiornato fonte ministero della Giustizia) erano 34 i piccoli che si trovavano a crescere in una condizione assolutamente inadeguata e rischiosa, che mina il loro benessere psicologico, emotivo e fisico. E il loro futuro.

Chiara Genisio
NP gennaio 2021

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