Ciao 2020

Date 21-03-2021

por Max Laudadio

Sapete cosa vi dico?Mi piacerebbe che la gente non la pensasse così. Continua a ripetere che l’anno 2020 è da cancellare come fosse uno scudetto conquistato barando al gioco, addirittura qualcuno aggiunge che sia stato il male di tutti i loro mali. È assurdo. E ora sono proprio certo che sia così.
Pochi giorni fa è venuto a trovarmi don Silvano, il mio amico prete che, come forse sapete, considero essere stato il braccio armato del buon Dio quando ha deciso la strada della mia conversione. E come di consueto, la nostra chiacchierata è stata avvincente, ricca di riflessioni, sentimento, progettazione. Questa volta però, dentro le parole dell’arzillo sacerdote ho respirato qualcosa di più, che mi ha reso euforico.

Dopo circa un’oretta di continui scambi, il prete ottantenne è partito in quarta, e non sembrava reduce da un mese di isolamento per aver beccato il Covid.
La riflessione verteva sul dolore, la morte, la sofferenza, le limitazioni personali, oltre che sulla paura per una situazione di fatto imprevedibile, ma ha avuto un finale inaspettato quando ha affermato che, proprio per tutti questi motivi, un anno come quello appena passato andava ricordato molto bene. E andava fatto perché ogni volta che ci saremmo sentiti onnipotenti il nostro ego sarebbe stato costretto a chiedere scusa.

Don Silvano ha sottolineato che la sensazione di precarietà che stiamo vivendo andrebbe trasformata in benzina per alimentare il fuoco del nostro cambiamento interiore, e ci dovrebbe obbligare a rivedere le priorità della nostra vita; a modificare le abitudini sbagliate, ad abbandonare le convinzioni più estreme e parte delle nostre inutili certezze, e forse anche molti dei nostri progetti futuri. E per farlo, dovremmo iniziare a porci quattro semplici domande: Cosa vuol dire ascoltare con il cuore? In cosa abbiamo mancato? Dove potevamo fare di più? Dove troviamo la forza del perdono e della comprensione? Poi, dovremmo riuscire a risponderci onestamente, con coscienza e in piena libertà.
La vera ripartenza però, ci sarà comunque quando capiremo che non siamo nati per vivere da soli.
Le semplici, quanto logiche affermazioni di don Silvano potrebbero sembrare molto scontate ma in realtà non lo sono affatto, perché sono il presupposto di qualcosa di molto impegnativo da dover affrontare.
Riuscire a porsi le domande che il don ha elencato come se provenissero dalla lista della spesa in apparenza non è conveniente, perché nascono dubbi, pensieri, sensi di colpa, ed è evidente che non tutti sono predisposti ad affrontare un percorso interiore così profondo. Diventa più facile banalizzare l’argomento, rendendolo per pochi eletti e demonizzare il 2020 fosse il risultato di un maleficio, ma senza minimamente renderci conto di quello di cui ci priviamo e della meraviglia che ne potrebbe derivare.

Da sognatore molto innamorato, quando don Silvano se n’è andato, mi sono ritrovato a immaginare la bellezza generata dall’azione comune di milioni e milioni di persone che avevano solo il merito di aver avuto il coraggio di rispondere in verità alle quattro semplici domande del mio caro amico, ed è stato come confermare che non c’è altra strada se non quella dell’anima per riaccendere la speranza, quella vera.
Sono giorni che queste domande prevalgono nei miei pensieri e sono giorni che spero lo siano, o lo diventino, per molti altri. E quando le ho poste in cima alla lista dei miei buoni propositi, ho deciso che non fossero da rimandare all’anno venturo ma chiedessero un mio impegno immediato, senza scuse e senza paura.

Max Laudadio
NP gennaio 2021

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