Il coraggio degli onesti

Date 25-12-2021

por Matteo Spicuglia

La villa da fuori non era appariscente.
Non che non lo fosse. Semplicemente non si vedeva: circondata da fitte siepi, telecamere di videosorveglianza ovunque, posizione isolata appena fuori il paese. Un basso profilo per nulla casuale, perché tra quelle mura fino a pochi anni fa viveva uno dei narcotrafficanti italiani più ricercati e temuti. Nicola Assisi per non destare sospetti aveva scelto San Giusto Canavese, paese di poco più di tremila abitanti tra Torino e Ivrea: due strade, le case costruite intorno alla chiesa, le Alpi all'orizzonte. Nicola da fuori aveva una vita normale: ogni tanto lo si vedeva nel bar che aveva preso in gestione. Sempre gentile, affabile, ogni tanto via per lavoro. Magari qualche voce girava, ma da queste parti nessuno aveva voglia di fare e farsi domande.

Toccò all'operazione Pinocchio far cadere il velo. Era il 2015 quando la Guardia di Finanza riuscì a mettere le mani sui veri affari del boss, a scoprire la sua centralità nel traffico di droga tra l'America Latina e l'Europa. Nicola era in grado di trasportare quintali di cocaina purissima: un vero broker del settore, capace di trattare direttamente con i narcos a nome della 'ndrangheta. Potere? Tantissimo, come i soldi, quel fiume di contanti così difficile da riciclare.
Come un novello Pablo Escobar, Assisi aveva nascosto quattro milioni di euro di banconote in giardino e negli intercapedini di porte e finestre.
Raramente i finanzieri avevano visto qualcosa del genere.

In quel frangente gli Assisi riuscirono a scappare, ma la latitanza durò poco.
Uno dopo l'altro furono arrestati: prima il figlio Pasquale a Torino, poi Nicola e l'altro figlio Patrick a San Paolo del Brasile. La villa, emblema del loro potere e della loro parabola criminale, seguì l'iter di tanti altri beni legati alle organizzazioni mafiose: il sequestro, la confisca, adesso l'affidamento ad una cooperativa che l'ha trasformata in un centro per disabili.

Il paese in un primo momento aveva reagito con stupore. I famigliari di Assisi del resto vivono ancora da queste parti e non è un dettaglio da poco in contesti dove tutti si conoscono. Vicenda chiusa? Solo in parte, perché Assisi era davvero un pesce grosso e il suo arresto ha un valore enorme. Tuttavia, l'acqua in cui ha nuotato resta, con la sua ambiguità, le sue ipocrisie, il suo putridume.

Basta leggere l'ultima relazione al Parlamento della Direzione distrettuale antimafia che parla di consolidamento della 'ndrangheta al Nord, Piemonte compreso, con interessi sempre più articolati e ramificati. «Dalle prime cellule di 'ndrangheta – si legge – si è giunti, nel tempo, alla costituzione di veri e propri locali che senza abbandonare il florido settore del narcotraffico non disdegnano, se del caso, condotte violente e asfissianti azioni estorsive finalizzate al controllo del territorio, inquinando il tessuto economico anche grazie a una diffusa corruttela». Il nodo sono le frequenti «commistioni tra le consorterie criminali e i gangli della pubblica amministrazione», con un'accelerazione significativa nei mesi della pandemia.

È lo spaccato di mafie che continuano ad usare i loro metodi violenti, adattandola però ai contesti. Quando possibile, è molto più strategico stringere relazioni con privati e aziende in difficoltà, offrendo aiuti concreti e soprattutto risorse. Con il giochino di sempre: rilevare o asservire le imprese in fallimento. Il tutto reso ancora più grave dal fatto che la società non ha ancora acquisito «completa e diffusa consapevolezza di questa pericolosa presenza». Per la Dia, ne consegue che non vi sia alcun «ridimensionamento sul territorio dei gruppi di origine 'ndranghetista che esercitano la propria egemonia lasciando spazio anche a cellule criminali di diversa matrice».

Purtroppo, niente di nuovo sotto il sole, ma il destino non è segnato. La storia della villa di San Giusto Canavese dimostra che nessuna prevaricazione è per sempre, a patto che ognuno si assuma il proprio compito: le istituzioni, la repressione; i singoli cittadini, la presa di coscienza. Perché anche oggi, come diceva Martin Luther King, il problema non è la cattiveria dei malvagi, ma l'indifferenza degli onesti.


Matteo Spicuglia
NP ottobre 2021

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