Il metodo delle risposte concrete

Date 13-08-2022

por Guido Morganti

Mettersi in ascolto dei segni dei tempi per costruire con la pace e la speranza una realtà dove “giustizia e pace si baceranno” (Sal 84). Questo e altri versetti della Scrittura hanno ispirato sin dall'inizio della loro storia progetti dei giovani del Sermig per convertire le ingiustizie della fame, della povertà in azioni di giustizia e pace.
Nel 1982 il premio Artigiano della Pace, riconoscimento che il Sermig assegna annualmente a persone singole o associazioni, viene conferito a Helder Camara, vescovo di Recife (Brasile), e a Lech Walesa, in quel periodo in prigione a motivo della sua attività di guida del sindacato Solidarnosc nella Polonia ancora parte del blocco sovietico. Due uomini di azione simboli della lotta per la giustizia.
Poco dopo, durante un incontro in Vaticano, sempre nel 1982, Ernesto Olivero viene coinvolto da Giovanni Paolo II: «Perché non vai a renderti conto personalmente della situazione della mia amata Polonia?».

Parte subito un appello alla solidarietà raccolto dalla gente e da tanti giovani. In breve tempo un tir carico di generi alimentari è pronto a partire. È un’incognita, un viaggio difficile, non ci sono certezze sul risultato dell’iniziativa. Ernesto accompagna il tir il 31 marzo 1982 (v. box in basso).
Quarant’anni dopo, il Sermig avvia un’altra missione di pace, tuttora in atto, a favore delle popolazioni dell’Europa dell’est: “Uniti per l’Ucraina”.
Centinaia, migliaia di persone portano all’Arsenale della Pace aiuti di ogni genere. In tanti si fermano ad aiutare. Ogni giorno confezionano scatoloni e riempiono bancali con cibo, coperte, presidi sanitari, passeggini… che raggiungeranno in Romania, sul confine con l’Ucraina, la missione di padre Albano Allocco.
Un via-vai incessante di gente che cattura gli sguardi e fa bene al cuore.

L’attenzione ai segni dei tempi ci permette di sperimentare sempre «la commozione di sentirci spinti a soccorrere gli altri prima che pensare a noi. Prima gli altri e poi noi è la chiave per comunicare non a parole ma con i fatti l’amore di cui ognuno è avvolto e aprire i cuori alla speranza » (da Regola del Sermig). Inoltre «il Sermig – diceva Giorgio Ceragioli, uno dei nostri maestri – nella realtà che lo circonda vive e lotta per affermare i valori di fraternità, carità, umanità in cui crede. Il tutto accompagnato da una spiritualità profonda, da un'immersione continua nella parola di Dio, che segni la strada con sicurezza e che eviti orgogli, tentazioni, deviazioni, limitazioni proprie del solo fare». Si può dire che è il “metodo delle risposte concrete”.

In Lotta attiva e contemplazione, un nostro libretto del 1976, troviamo un ulteriore spunto: «Dal Terzo Mondo comprendiamo che non dobbiamo chiuderci nei nostri piccoli problemi, con un'ottica di egoismo, ma aprirci a una educazione alla mondialità, facendo famiglia con tutti… Emerge, così, il valore dell'uomo, lo scandalo della miseria vicina e lontana, l'importanza della pace.

La pace diventa un “chiodo fisso”.
Non pace solo come assenza di guerra, ma pace come difesa della vita, giustizia, ipotesi di comunità mondiale dove c'è pane, casa, istruzione, medicine e cure per tutti, al posto di armi sempre più sofisticate, di violenze sempre più diffuse.
Il disarmo, materiale e morale, diventa fondamento per la realizzazione della giustizia. Si vuole che la pace rientri in ogni azione personale e comunitaria, perché ci si rende conto che la pace, come la guerra, dipende da ognuno di noi e che ognuno ne è responsabile in prima persona».


Alcuni fotogrammi della vita del Sermig mettono in evidenza fin dagli inizi la scelta del metodo delle risposte concrete.

IL 23 FEBBRAIO 1969 il Palazzetto dello sport di Torino è gremito. Celentano risponde all’invito del Sermig di cantare gratis per le iniziative a favore dei lebbrosi.
1975. In una lettera inviata ai medici di Torino e ai giornali chiediamo aiuto per un bambino torinese che deve essere urgentemente operato al cuore a Houston. La spesa complessiva, operazione, viaggio e degenza, è di 8 milioni di lire. Rispondiamo subito di sì. Davanti alla sofferenza vicina e lontana bisogna sentirsi personalmente responsabili. L’iniziativa consente al bambino di essere operato.
NEL 1975 il Sermig raccoglie 10 milioni di lire destinandoli a tutte le vittime della guerra in Vietnam, senza badare al colore politico. Nei primi anni Settanta il mondo si divide tra Vietnam del Nord, comunista,e Vietnam del Sud, capitalista e filo-occidentale, ma ilcuore delle persone non è né bianco, né nero, né rosso. È un cuore umano e basta.
SEMPRE PER LA PENISOLA INDOCINESE NEL 1979 raccogliamo 55 milioni di lire che consegniamo al Papa per il dramma dei “boat people”, profughi che fuggivano su imbarcazioni di fortuna strapiene. In seguito ne abbiamo seguiti alcuni giunti in Italia.
IL 31 MARZO DEL 1982 Ernesto Olivero, coinvolto da Giovanni Paolo II raggiunge Katowice in Polonia, con un tir carico di generi alimentari, dove il vescovo Dovin si occuperà della distribuzione degli aiuti. Da lì si recherà a Danzica dove riuscirà a incontrare la famiglia Walesa.

Pochi fotogrammi che fanno da introduzione al film del sermig che si svilupperà ad ampio raggio negli anni successivi. La regia però non cambia. Affrontare il male, le ingiustizie con opere di bene fatte bene! Per poter aprire e consolidare una via di pace verso se stessi e il mondo.


Guido Morganti
Np aprile 2022

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