L’autunno difficile

Date 18-11-2020

por Francesca Fabi

Ci sono luoghi che raccontano l’anima di una città. Il Gran Caffè San Marco di Firenze è uno di questi. Aperto nel 1870, è stato punto di ritrovo di scrittori e intellettuali per gran parte del Novecento. Un gioiellino che ha attraversato 150 anni di storia. Quel che non fece la guerra, lo ha fatto il coronavirus. Il San Marco chiuderà per sempre.

Il titolare Gualserio Zamperini si è arreso dopo il lockdown e una estate irreale senza più turisti. «È una decisione sofferta ma non ho scelta, – ha spiegato – chiudo dopo 36 anni di attività, dopo anni di sacrifici e dopo aver speso tutta la mia vita lì dentro. Ma le uscite superano le entrate ed è difficile riuscire a onorare tutti i costi che abbiamo. Dai 10mila euro di incassi quotidiani siamo passati a mille, così non possiamo andare più avanti». Con le serrande chiuse rimarranno a casa anche 35 dipendenti. La notizia è stata come un macigno in una città che sta pagando uno dei prezzi più alti della crisi da coronavirus. I numeri sono impietosi: nel 2019, Firenze aveva totalizzato quasi 16 milioni di presenze turistiche. Persone di ogni cultura, età, provenienza, attirate da una bellezza che fa trattenere il respiro. Negli ultimi mesi situazione opposta: un crollo del 70% degli arrivi, appena il 24% degli hotel occupati ad agosto, le strade del centro deserte.

Cose mai viste! Risultato: milioni di euro in meno nelle casse del comune per i mancati introiti della tassa di soggiorno, bar, ristoranti e strutture ricettive senza clienti. In una città che di fatto viveva solo di turismo. La crisi del Gran Caffè San Marco si spiega solo così. È un segnale inquietante di quello che potrebbe accadere nelle prossime settimane non solo nelle città d’arte. Perché il turismo è solo un aspetto del problema del commercio.

C’è tutto il fenomeno dello smart working, la gente che lavora da casa e che non ha più bisogno per la pausa pranzo dei tanti locali nati intorno agli uffici. Così le università non entrate ancora a regime, con le conseguenze immaginabili per i quartieri che vivono anche grazie agli studenti. La domanda oggi è una sola: fino a quando sarà possibile sopportare una situazione così pesante? Chi ha aperto un’attività ci crede, ma tantissimi in questo strano autunno sono semplicemente in attesa.

Il commercio del resto non è l’unico settore in difficoltà. In quel -10,5% di Pil registrato in Italia ci sono molti altri comparti strategici: l’automotive, il manifatturiero, spedizioni ed edilizia. E ancora, viaggi e trasporti. Qui, il crollo è abissale. Spiega Alexandre de Juniac, direttore generale della IATA che riunisce 290 compagnie aeree di tutto il mondo: «Ad agosto il traffico aereo internazionale è crollato del 92% rispetto allo stesso mese del 2019. Il traffico passeggeri in estate non ha avuto un rimbalzo, non c’è stata la crescita che ci aspettavamo. Rispetto a 10 milioni di passeggeri al giorno che c’erano prima del coronavirus adesso ce ne sono un milione. Per avere una crescita dovremmo arrivare a 4-5 milioni al giorno». Impossibile al momento. Facile rendersi conto di cosa significhi tutto questo per l’indotto che ruota attorno alla mobilità delle persone.

Cambiando ambito, secondo il Rapporto Regionale PMI 2020, realizzato da Confindustria, le piccole e medie imprese italiane sono destinate, nel 2020, a contrarre il loro fatturato del 12,8%, con un rimbalzo nel 2021 dell’11,2%, insufficiente però per ritornare ai livelli del 2019. Fatturati in calo significa anche meno occupazione. Gli ultimi dati di Istat, ministero del Lavoro, Inps, Inail e Anpal parlano chiaro: nei primi sei mesi dell’anno si sono registrati 578mila posti di lavoro in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Non sono numeri, ma volti, storie, persone: lo spaccato di un autunno difficile che non riusciranno a mitigare i sussidi, il blocco dei licenziamenti, le misure emergenziali. Questa situazione ci interpella tutti, al di là degli aiuti economici che arriveranno, delle scelte politiche, delle riforme possibili grazie ai fondi europei. Tutto è importante, ma solo se sarà figlio di una assunzione personale di responsabilità, di forze creative, della solidarietà, di visioni che mettono al centro solo e comunque il bene comune.


Francesca Fabi
NP ottobre 2020

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