Latte, miele e veleno

Date 04-01-2022

por Marco Grosseti

Filo di voce che mai trova fiato per uscire dalla bocca, tratto impreciso e sconnesso che non incontra pezzo di carta. Sono le parole che ci teniamo dentro, quelle che sanno di buono, di dolce, di necessario. Tenute in riserva per le grandi occasioni, come bottiglie ricoperte di polvere che muoiono a forza di invecchiare ed un brutto giorno fuoriescono dalla cantina per rivedere la luce dopo una vita, senza che più nessuno possa testimoniare quanto fosse nobile e degno di gloria il loro contenuto. Quando un giorno ce ne accorgiamo, tante volte è semplicemente tardi, il messaggio non può raggiungere un destinatario che è andato via, celebrare un momento che non è più dentro il cuore. Latte e miele che non addolcisce la vita, perché mai ha la fortuna di essere assaporato.

Le parole brutte vengono fuori più facilmente, non devono farsi spazio tra la testa e il cuore, evitano i ragionamenti e riflessioni su quanto ne possa valere la pena e su quale possa essere il momento più opportuno per la solenne dichiarazione. Sono veleno che abbiamo sulla punta della lingua ed esce fuori naturalmente senza vergogna, vuoi per difesa, vuoi per istinto, vuoi per leggerezza o vuoi per vendetta. A tirare fuori il veleno sembra di togliersi un peso, liberarsi di cosa rende amaro un momento, mentre senza che ce ne accorgiamo il veleno segna e sporca il nostro cuore, ci deruba e ci svuota delle energie migliori, facendo brutta la faccia e stupida la vita.
Le parole difficili sarebbero fatte apposta per chiarire e illuminare piccole ombre, guardarsi faccia a faccia e scoprire in uno sguardo lo stesso bisogno di rispetto e la stessa voglia di felicità.
Anche quelle solitamente rimangono dentro, facendo diventare un piccolo buco una voragine, trasformando una piccola incomprensione in una guerra senza confine.

È rancore che si accumula e satura l'aria, invece di diradarsi sino a scomparire. Ogni parola che non esce, è stato d'animo, sentimento, emozione che non viene comunicata, bisogno che non può essere riconosciuto e soddisfatto da nessuno perché mai è stato rivelato. Ogni parola che muore dentro diventa corazza che copre il nostro cuore perché nessuno ci capisce e ci esaudisce. Annunciazione di infelicità, dimostrazione della profezia di una triste fine che ci eravamo auto-pronunciati, atto di ingiustizia che commettiamo verso noi stessi, ansia che sale sino a mangiarci la vita.

Quante cose belle non facciamo succedere. Ci mettiamo in castigo da soli e dopo diamo la colpa agli altri. Siamo fatti così. Quante volte veniamo risucchiati da un vertice o ci perdiamo in un labirinto, ricolmi di tristezza, pianificando attentamente a tavolino la strategia perfetta per non uscirne mai e stabilendo la regola suprema: non chiedere aiuto a nessuno. Saperlo è possibilità per fare in un altro modo, riconoscere il veleno sulla punta della nostra lingua e buttarlo via, riempire di latte e miele almeno una volta ogni tanto le persone che meritano la nostra gratitudine, il nostro affetto ed il nostro rispetto. Quante volte pensiamo non ce ne sia nessuna, quando potrebbero essere tutte.


Marco Grossetti
NP ottobre 2021

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