Le nuove rotte della droga

Date 01-01-2022

por Fabrizio Floris

Il mercato delle sostanze stupefacenti si muove come un magma alla ricerca sempre di nuove rotte, consumatori, guadagni.

L'Africa non è esente dal fenomeno, anzi, è dall'inizio degli anni 2000 che il contrasto alle rotte caraibiche (cocaina) e pakistana (eroina) ha portato i trafficanti a spostare i propri traffici verso l'Africa (e poi l'Europa). Le maggiori organizzazioni criminali globali hanno trovato nel Continente, scrivono i ricercatori del Centro Studi Internazionali, «sia un mercato in espansione, dovuto alla crescita dei consumi locali di stupefacenti, sia un bacino di manodopera malavitosa abbastanza specializzata ed in grado di garantire lo spostamento relativamente sicuro dei narcotici. In questo contesto, le coste e i porti dell'Africa Occidentale sono diventati centri nevralgici del commercio transatlantico di droga, in particolare di cocaina, originato dal prospiciente Sud America e che, attraverso questa rotta, giunge in Africa e poi in Europa». Si tratta di un continuum che parte da piccoli gruppi criminali organizzati strutturati in network ampi e fluidi, a gruppi criminali di medie-piccole dimensioni fino ad organizzazioni strutturate in vere e proprie mafie.

C'è poi lo specifico del Sahel dove c'è una sovrapposizione tra organizzazioni jihadiste o insurrezionali e organizzazioni criminali. Anche nel versante orientale dell'Africa sono segnalati importanti spostamenti di stupefacenti. Lo si era intuito già 20 anni fa durante una ricerca nella baraccopoli keniota di Korogocho condotta da Luca Clochiatti e dai missionari comboniani che avevano certificato la presenza di più di 20 tipi di droga (cannabis, miraa, cocaina, eroina, colla, mandrax...) molti a bassissimo costo (10/20 centesimi): era il segnale che il Kenya non era più solo un'area di transito, ma poteva diventare un luogo di consumo: e così è stato. Secondo le stime di Unodc in Kenya transitano circa 42 tonnellate di eroina sempre più dirette verso consumatori locali che sarebbero raddoppiati negli ultimi 3 anni.

Quest'anno, il Rapporto sulla strategia di controllo internazionale dei narcotici, ha evidenziato la centralità delle rotte dell'Oceano Indiano meridionale che approdano nei porti del Kenya e della Tanzania. In quest'ultimo Paese sono stati sequestrati lo scorso aprile 300 chili di eroina e ad agosto 2020 ben 5 tonnellate di marijuana. C'è il problema della corruzione, ma secondo il Rapporto INCSR sarebbe a bassi livelli. Infatti, «il governo del Kenya, sottolineano i ricercatori, ha compiuto alcuni sforzi per combattere il problema, compreso il sostegno continuo a il Nucleo Affari Interni del Servizio di Polizia Nazionale, che si occupa di stupefacenti, di corruzione nei ranghi della polizia». Come dicono in Kenya penye nia ipo njia se c'è la volontà di contrastare il traffico di droga, si trova anche il mezzo.


Fabrizio Floris
NP ottobre 2021

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