Preghiera e amicizia

Date 01-07-2022

por Domenico Agasso

In questo tempo di report su pedofilia e scandali sessuali nella Chiesa, il Vaticano a febbraio per tre giorni si è fermato a riflettere sul sacerdozio.
La domanda di fondo l’ha posta il cardinale Marc Ouellet (foto), prefetto della Congregazione per i Vescovi, che ha organizzato il simposio internazionale Per una teologia fondamentale del sacerdozio: che cosa «ci si può attendere nell’attuale contesto storico, dominato dal dramma degli abusi sessuali perpetrati da chierici?».

Ad aprire i lavori nell'Aula Paolo VI è stato papa Francesco, con un lungo, approfondito e articolato discorso: «Non so se queste riflessioni sono il “canto del cigno” della mia vita sacerdotale, ma di certo posso assicurare che vengono dalla mia esperienza. Niente teoria qui, parlo di quello che ho vissuto». Come Chiesa «troppo spesso, e anche oggi, abbiamo dato dell'obbedienza un'interpretazione lontana dal sentire del Vangelo», dice il Pontefice, indicando ai presbiteri l'importanza della «vicinanza al vescovo».
L'obbedienza «non è un attributo disciplinare ma la caratteristica più profonda dei legami che ci uniscono in comunione – spiega –. Obbedire significa imparare ad ascoltare e ricordarsi che nessuno può dirsi detentore della volontà di Dio, e che essa va compresa solo attraverso il discernimento. L'obbedienza quindi è l'ascolto della volontà di Dio che si discerne proprio in un legame».

Secondo il Vescovo di Roma, «tale atteggiamento di ascolto permette di maturare l'idea che nessuno è il principio e il fondamento della vita, ma ognuno deve necessariamente confrontarsi con gli altri».
Questa logica «delle vicinanze – in questo caso con il vescovo, ma vale anche per le altre – consente di rompere ogni tentazione di chiusura, di autogiustificazione e di fare una vita “da scapolo”, o da “scapolone”. Quando i preti si chiudono, si chiudono..., finiscono “scapoloni” con tutte le manie degli “scapoloni”, e questo non è bello. Questa vicinanza invita, al contrario, a fare appello ad altre istanze per trovare la via che conduce alla verità e alla vita».

Durante l’incontro si è parlato anche di celibato sacerdotale. Lì dove «funziona la fraternità sacerdotale e ci sono legami di vera amicizia, lì è anche possibile vivere con più serenità anche la scelta celibataria. Il celibato è un dono che la Chiesa latina custodisce, ma è un dono che per essere vissuto come santificazione necessita di relazioni sane, di rapporti di vera stima e vero bene che trovano la loro radice in Cristo. Senza amici e senza preghiera il celibato può diventare un peso insopportabile e una contro-testimonianza alla bellezza stessa del sacerdozio».


Domenico Agasso
NP marzo 2022

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