Ragazzi droni

Date 25-09-2021

por Carlo Degiacomi

L'ambiente a scuola con la modalità "drone".
Un'inchiesta ci spiega come è andata nelle scuole superiori italiane, quest'anno, la novità dell'educazione ambientale inserita tra le materie nell'ambito dell'Educazione Civica.
Abbastanza male. Colpa del Covid si dice. È stato impossibile. 1 su 3 degli intervistati non sapeva neppure dell'inserimento; 4 su 6 dichiarano di non aver incontrato né dentro né fuori dalle materie temi ambientali (a cura di Portale Skuola pubblicata su Green and Blue – di La Repubblica). Altro che la scuola come fondamentale per l'educazione alla transizione ecologica!
Cerco di motivare però che l'aspetto negativo non sta comunque in questi termini.

L'ambiente deve essere visto come… Come tema importante per scoprire il metodo per affrontare problemi complessi.
Come grandi temi di attualità vicino e lontano. Come mix di cultura scientifica e umanistica. Come parte fondamentale della cultura adeguata alle sfide che abbiamo di fronte. Come permanente punto di vista per comprendere il mondo e il territorio che ci circondano. Come momento per unire parole e azioni in comportamenti pratici.
Come risposta ad una diffusa sensibilità verso la natura che può trasformarsi in scelte di vita, in spirito critico, in ricerca di soluzioni. Tutto questo non può essere compresso attraverso un po' di "ambiente" inserito in qualche ora ogni tanto.

Tutte le materie devono scoprire l'ambiente. Per rigenerare la scuola si potrebbe ottimisticamente pensare che i temi della sostenibilità ambientale possano essere i principali temi che danno energia. L'utilizzo intelligente del digitale, dei lavori di gruppo, del gioco, delle tecnologie. Un equilibrio da trovare in fretta tra insegnamento diretto e il lavoro di esplorazione e di ricerca che si può fare anche on line se è impostato come "imparare ragionando".
La scuola ha il ruolo di approfondire e non fermarsi alla superficialità spesso preponderante nei media (tutti) e nei social. Deve incuriosire gli studenti ad andare oltre gli slogan, i messaggi troppo semplificati. Sono da cercare competenze, esperti, punti di vista diversi di vari soggetti che operano in vari ambiti e sul territorio che con le nuove tecnologie possono entrare oggi con molta più facilità a scuola ed "aiutare" gli insegnanti.

Come si può chiamare questa modalità di confronto, di studio, di impostazione?
Suggerisco per la scuola e per i singoli la modalità drone. Per essere pilota di un drone devo essere sicuro di me stesso ed essere preparato per non fare incidenti. Lo sono solo se faccio tante prove, che a loro volta mi forniscono nello stesso tempo molte possibilità di scegliere i punti di vista. Ad esempio: generale, allargato, dall'alto, in velocità, fisso, in avvicinamento, in allontanamento, rigirandolo in dietro, guardando avanti. E poi scattando foto o facendo riprese. E poi verificare quanto ho raccolto, rivederlo, giudicarlo, montarlo e tagliarlo per trasmettere ad altri le mie scoperte e sensazioni, diffonderli, chiedere aiuto in ogni fase a chi è più esperto, essere libero ma permeabile all'esperienza di altri, insegnare le basi o gli accorgimenti a chi li chiede…

Accidenti allora sì che posso esprimermi, essere vivo, appassionarmi… forse proprio quello che chiede la società al singolo e alla scuola. È tutt'altra cosa rispetto a leggere di fretta un bigliettino con scritto sopra una parola relativa all'ambiente poco prima che suoni la campanella e abbandonarlo sul banco.


Carlo Degiacomi
NP maggio 2021

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