Una crisi umana

Date 20-05-2022

por Fabrizio Floris

Il cambiamento climatico è un “prodotto” dei Paesi del nord del mondo, ma gli effetti principali si manifestano nei Paesi del sud, più vulnerabili alle conseguenze del climate change, sia per le loro caratteristiche geografiche, sia per la povertà delle loro popolazioni e la loro dipendenza diretta dall’agricoltura per la sopravvivenza. Così recitava un report del Cespi del 2009 che purtroppo è quanto mai attuale. Nel nord del Camerun, ad esempio, vi sono stati scontri tra agricoltori, allevatori e pescatori proprio per l’accesso alle risorse acqua e terra (sempre più scarse).
Villaggi e mercati sono stati incendiati provocando lo sfollamento, secondo UNHCR, di almeno 100mila persone che sono state costrette a fuggire in altre zone del Paese e in Ciad. I leader tradizionali hanno rivolto un appello via radio e televisione in lingua massa, mousgoum e arabo choua alla popolazione sostenendo che «senza pace non ci sarà sviluppo e le comunità diventeranno più povere. I conflitti armati porteranno solo fame e sofferenza».

Mahamat Abba sovrano tradizionale di Kousseri ha invitato tutti a cercare la pace, l’unità e la solidarietà.
Ha dichiarato che sta ricordando ai suoi fratelli e sorelle Mousgoum, Arab Choua e Massa che la pace non ha prezzo: «Una comunità non può svilupparsi quando c’è una guerra».
Per il governatore della regione Midjiyawa Bakari: «Il problema è la corsa per la terra disponibile.
La desertificazione sta spingendo agricoltori, pescatori e allevatori di bestiame a trasferirsi in luoghi dove possono trovare cibo e acqua e il fiume Logone è uno di questi luoghi». Secondo il portavoce dell’UNHCR Boris Cheshirkov: «Ciò che vediamo è una tensione tra contadini e pescatori da un lato e tra pescatori e agricoltori dall’altro e poi con i commercianti arabi [...]. Il motivo principale per cui questa tensione è andata peggiorando sono i cambiamenti climatici: tutto dipende dalle acque del fiume Logone (uno dei principali affluenti del lago Ciad). Il lago Ciad ha perso, negli ultimi 60 anni, il 95% delle sue acque superficiali».

Il problema è complesso, come spiega Cheshirkov: «La crisi climatica è una crisi umana; lo stiamo vedendo nel Sahel, lo stiamo vedendo nell’estremo nord del Camerun, lo stiamo vedendo nell’Africa orientale, nel corridoio di siccità dell’America Latina, lo stiamo vedendo nell’Asia meridionale, così tante parti del mondo in cui abbiamo comunità sfollate. In effetti, il 90% dei rifugiati proviene da punti climaticamente vulnerabili».


Fabrizio Floris
NP febbraio 2022

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