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Angoli di cuore

Date 29-01-2024

por Marco Grossetti

Non siamo amati perché siamo buoni, siamo buoni perché siamo amati

Un bambino racconta alla maestra che gli manca quando era in ospedale, perché sì, «era un po’ noioso, ma c’era sempre chi mi chiedeva se stavo bene. Avevo un letto tutto per me, si mangiava sempre alla stessa ora e potevo anche scegliere cosa. Non come a casa. Dove apro il frigo quando ho fame sperando di trovare qualcosa, la sera prego che i miei fratelli non abbiano già preso tutte le coperte e domani chissà se ci sarà una maglia più o meno pulita della mia taglia da mettere, che se no poi mi prendono di nuovo tutti in giro. Quasi è una fortuna che mamma non mi abbia dato tutte le medicine e io sia finito qui».

L’Arsenale della Pace accoglie ogni giorno i bambini e i ragazzi che ci vivono attorno come lui, in un quartiere popolare e multietnico. Entrano correndo, lanciano lo zaino nel posto sbagliato e scappano fuori alla velocità della luce per fare l’unica cosa veramente importante: giocare. A casa sono abituati a farlo dentro uno sgabuzzino. Arriviamo tutti da un altro luogo, noi come loro, e quando qualcosa non va come vorremmo, mi ritorna sempre in mente una frase di dom Luciano Mendes de Almeida: «Non siamo amati perché siamo buoni, siamo buoni perché siamo amati». Mi ricorda dov’è la mancanza. Mai nel bambino o nel ragazzo che ho davanti.

È assenza d’amore scritta nella storia della sua piccola vita: la porta la bambina abbandonata da un padre di cui non conoscerà mai il nome e la faccia, chi è nato più di là che di qua mesi prima del previsto da una mamma tossicodipendente, la ragazza che porterà per sempre i segni dell’acqua bollente che hanno bruciato la sua pelle. Gli episodi di maltrattamento, abbandono, violenza che hanno subito o a cui hanno assistito, disturbano la loro pace: crisi, pianti, blocchi, la mancanza di un equilibrio emotivo che gli permetta di accettare anche la più piccola frustrazione. Vivono nella continua disperata ricerca di riconoscimenti e conferme per sentirsi ancora in vita.  Vedono le persone a cui volevano più bene scomparire da un giorno all’altro e non tornare mai più, ci sono voci e sguardi che li raggiungono solo attraverso uno smartphone perché sono dentro una prigione, abitano una casa che puzza di muffa contando i giorni dal prossimo avviso di sfratto, che leggono a una mamma analfabeta, spaventata ancora più di loro. Immersi in una condizione di insicurezza e pericolo, ogni mattina respirano l’aria di un nuovo giorno, si svegliano sentendosi forti, convinti che la faranno.

Quando meno lo vorrebbero, è come se i fantasmi che pensavano di avere chiuso al sicuro in un angolo del cuore, uscissero fuori all’improvviso, facendo di nuovo quel grandissimo casino. Ancora una volta perdere il controllo e scoppiare a piangere davanti a tutti, comandano i fantasmi usciti da quell’angolo di cuore e le persone che ci sono attorno a te è come se non esistessero più.

Dopo sale la vergogna e ti nascondi sotto un cappuccio senza sapere neanche tu perché è successo di nuovo.

Allora anche un ospedale, il posto dove si va quando si sta male, in cui ti hanno portato con un’ambulanza perché non riuscivi ad alzarti dal letto, diventa il luogo dove qualcuno si prende cura di te. Succede uguale al ragazzo che abitava al piano di sopra, stanco di così tante promesse non mantenute, da pensare sia meglio rimanere in un carcere minorile che uscire e bruciare di dolore per la delusione di una nuova illusione, perché non esiste nessuna strada per la felicità, è tutto castigo e sopravvivenza.

Poi arrivate qui. Correte a giocare e vi guardiamo dall’alto in basso della fortuna di una vita normale, noi a posto e voi in ritardo, noi vestiti bene e voi pieni di strappi e di macchie, noi giusti e voi sbagliati, noi a casa e voi gli ospiti inopportuni. Pensiamo alla punizione giusta per quel comportamento così inadeguato, fino a quando non ci ricordiamo che non siamo amati perché siamo buoni, siamo buoni perché siamo amati.

Forse aprire il cuore è meglio che alzare la voce. In fondo allo zaino c’è la medicina che ti hanno dato quando sei uscito da quel posto bellissimo. Hai letto da solo il foglietto illustrativo per sapere quando devi prenderla. Lo pieghi e ne fai un aereo di carta sopra cui fare volare i tuoi pensieri.

C’è un altro angolo dall’altra parte del cuore dove è ancora rimasto intatto il tuo desiderio del diritto alla speranza di una vita bella. Ci incontriamo lì, in quell’angolo di cuore dove tutto è ancora possibile, quello dove non ci sono i fantasmi, tu con una vita da vivere e noi con la promessa di un amore più grande da mantenere.

Marco Grossetti

NP Dicembre 2023

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