BENTORNATI! L'arsenale della "piazza"

Date 12-10-2020

por Marco Grosseti

Siamo partiti. Nonostante la paura e le incertezze, le pre­cauzioni e la distanza. Quella che dobbiamo mantenere tra di noi e quella che ci separa da come eravamo e da cosa potevamo fare pri­ma. Una bambina di nome Samira lo aveva ordinato quando era chiusa an­cora dentro casa: «Basta, questo virus è noioso, dobbiamo poter di nuovo giocare tutti insieme!». Ci siamo dati appuntamento quasi con ogni bam­bino ad un orario diverso e in posto diverso, quando ci hanno detto che potevamo. Abbiamo fatto un respiro forte e abbiamo aperto quella porta che avevamo promesso sarebbe stata aperta sempre per sempre.

Era davvero ora. Ora di tornare a casa, tra le nostre cose, di ricominciare a correre per corridoi che non finiscono mai, di fare gli scalini a due a due per arrivare primi, sempre dietro qualcun altro, di sederci vicino, sempre più vi­cino, per fare spazio a chi arriva dopo, mai in ritardo, solo un po’ più dopo, con gli occhi incollati e le scarpe slac­ciate.

Come a Berlino quando c’era il muro a separare e dividere la città e i suoi abitanti tra est e ovest. I bambini del mattino e i loro amici del pomeriggio, i bambini di un gruppo e l’amico del cuore nella stanza a fianco alla sua. Provando ad essere comunque felici e contenti. Nonostante i divieti e le re­strizioni, i muri di mattoni che fanno diventare una stanza proprietà privata di un gruppo di bambini inaccessibi­le a tutti gli altri e i muri invisibili che stabiliscono in ogni momento chi deve stare da una parte e chi dall’altra. La maschera che nasconde la faccia, fa­cendo vedere soltanto gli occhi e quel­la che nasconde il cuore, senza volerne svelare a nessuno il contenuto.

Banksy, Millo, Britto e iHeart, alcu­ni dei maggiori artisti di street-arte e arte contemporanea, hanno accolto i bambini con le loro opere perché non trovavamo le parole e abbiamo prefe­rito che fossero immagini, disegni e colori a dare il bentornato ai bambini per comunicare loro che era di nuovo e finalmente possibile incontrarsi e stare insieme, aiutarli a esprimere vissuti, emozioni e paure di un tempo così di­verso e strano come quello che stiamo vivendo, immaginare ed evocare un giorno nuovo ancora pieno di bellezza e di meraviglia.

Dalla porta che avevamo aperto sono passati correndo i bambini, con il loro carico di innocenza e di allegria, di dolore e di povertà. Qualcuno un po’ più alto, qualcuno un po’ più ro­tondo, qualcuno un po’ più tranquillo, qualcuno un po’ più arrabbiato.

Felicizia è di nuovo piena. Di bambini che si spostano correndo e saltellan­do felici. Degli stessi bambini che un attimo prima piangevano disperati e inconsolabili senza riuscire a dare pa­rola al dolore che li tormenta e che li sfinisce. Di Martina che arrivata al suo ultimo giorno piange disperata e chie­de una macchina del tempo per poter ritornare indietro e rifare tutto da capo come se nulla fosse mai successo, tanto è stato bello.

Di cose brutte davanti a cui sembra non si possa fare mai abbastanza. Di cose belle che abbiamo il potere di fare succedere ancora e ancora. Di sorrisi tanto felici da far cadere la mascherina e di pianti tanto forti da fare tremare i muri. Di bambini che aspettano più o meno in silenzio che qualcuno man­tenga loro la promessa per cui sono venuti al mondo: essere buoni, belli e bravi per qualcuno. Nonostante ab­biano perso il conto delle volte in cui è successo il contrario. E si alzano ogni mattina sperando sia arrivato final­mente un nuovo giorno, quello in cui la promessa vale anche per loro.

 

Marco Grosseti

NP agosto/settembre 2020

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