Cammina!

Date 31-01-2021

por Matteo Spicuglia

Leonardo cammina. Ha fatto tutto da solo, da un momento all’altro. Aveva capito già da settimane che le sue gambine riuscivano a flettersi e anche a stare ferme. Lo vedevi gattonare per tutta la casa alla ricerca di superfici su cui testare la nuova scoperta. Il divano in cameretta, il tavolino della televisione, il cavallino a dondolo: tutto faceva al caso. Leonardo si avvicinava, alzava lo sguardo, allungava la manina per afferrare la presa, poi con l’espressione di chi fa una grande fatica, ecco il trofeo della posizione eretta. In realtà era solo una prima conquista.

Per una settimana è andata così: fermo con le manine sul suo punto di appoggio. Poi, a un certo punto ha capito che ne bastava una sola. Non lo sapeva nemmeno lui il motivo, ma il fascino dell’ignoto era più forte. Perché non provare a staccarsi? Più facile a dirsi che a farlo, ma ci si poteva lavorare. Leonardo ha cominciato a sperimentare. Una manina sempre ferma, l’altra invece lasciata libera. Con una consapevolezza in più: le gambine non erano fatte solo per rimanere ferme e ben piantate in terra. Era possibile muoverle anche se era ancora presto per capire il come.
Sono state giornate di tentativi teneri e buffi. Lo stesso copione: a gattoni per tutta la casa, il punto di appoggio da raggiungere, la fatica ad alzarsi, il tentativo di staccarsi tenendo ferma una mano, un timido passetto che finiva sempre con un capitombolo. Leonardo aveva imparato anche a cadere. Quando le gambe tremavano si tuffava in avanti o si lasciava andare seduto. Nessun pianto, nessuna paura, solo la sicurezza di chi sa il fatto suo.

La svolta è arrivata in una sera di novembre, a ridosso del suo primo compleanno. Si è avvicinato di corsa al divano letto della camera, si è tirato su, si è girato e si è accorto che il suo cavallino a dondolo era un po’ più in là, in mezzo alla stanza, a qualche metro. Lo sguardo è cambiato subito. Della serie: “Il cavallino sarà mio!”. All’improvviso ha staccato tutte e due le manine, barcollando e cadendo per terra. Si è ritirato subito su appoggiandosi al cuscino del divano. Secondo tentativo: le manine staccate, le braccia stese in avanti per mantenere l’equilibrio, le gambe che si muovono da sole. Cavallino raggiunto: Leonardo e i suoi primi cinque passi.

Cose così ormai non ci sorprendono più. Siamo abituati a darle per scontate, come se i miracoli che ci circondano fossero ricette da manuale. Nascere? È normale. Camminare? Pure. Ma ne siamo sicuri? La bellezza ci è data continuamente come metodo per affrontare la vita. I bambini in questo sono maestri. A Leonardo nessuno ha insegnato a camminare. Semplicemente si è fidato, non ha avuto fretta, ha accolto la vita mano a mano che si svelava. Cadere non era la fine di tutto, ma l’occasione per riprovarci, per rimettersi in piedi e magari percorrere lo stesso tratto di strada con una consapevolezza nuova.

In un tempo particolare come quello che stiamo vivendo, forse ci sentiamo tutti un po’ bambini. Le sicurezze vacillano, facciamo i conti con la paura e con situazioni impreviste che destabilizzano il nostro modo di vedere e di pensare. È normale. Ma tutto dipende da come rispondiamo.

I passi di un bambino parlano a tutti, in particolare a chi crede di saper già camminare, specie a livello interiore. Insegnano il valore dell’attesa che sa aspettare i tempi maturi. Insegnano il valore della pazienza che non fa disperare quando non ci sentiamo ancora capaci. Insegnano il valore della costanza che ci fa rialzare continuamente quando barcolliamo. Insegnano il valore dello stupore che ti fa assaporare la profondità di ogni conquista. Insegnano il valore della fiducia in se stessi e negli altri che ti fa osare sapendo che comunque non sei solo e c’è sempre qualcuno al tuo fianco. Insegnano la certezza della speranza, del bene che è già presente nel cuore e che porterà frutto anche se sul momento non ce ne accorgiamo.
Leonardo finalmente cammina. Se ci è riuscito lui, ce la faremo anche noi.

Matteo Spicuglia
NP dicembre 2020

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