Cose che capitano

Date 10-06-2021

por Matteo Spicuglia

Valentina ormai è esperta. La lista tenuta con precisione: il latte, il pane, la frutta, la verdura e anche la carne da comprare. Ormai, conosce i negozi del quartiere come le sue tasche e i commercianti hanno imparato ad accoglierla come una di famiglia. Prima il negozio di alimentari, poi il verduraio e il macellaio. La spesa è pronta. Non resta che consegnarla. Valentina sa dove andare: qualche centinaio di metri lungo il corso, poi la prima strada a destra, il condominio a cui suonare. «Sono io, ho portato la spesa!». «Che bello che sei arrivata! Ti stavo aspettando», la risposta dall'altra parte. L'incontro tra Valentina e Lucia ha rotto due solitudini del Covid. Valentina, 32 anni, è una ragazza down di Torino. Lucia, invece, un'anziana sola che vive nel quartiere Santa Rita, uno dei più popolosi della città. Come tanti coetanei ha scelto una linea di prudenza e ormai da mesi esce di casa il meno possibile per evitare il contagio.

Ecco così che Valentina è altri giovani come lei pensano a tutto. Sono loro a comprare medicine e generi alimentari. Lo fanno con Lucia, ma anche con altri anziani della zona. «È una cosa bellissima, - racconta Valentina, due occhi accesi dietro la mascherina - noi possiamo uscire di casa, loro invece possono fare amicizia con noi». Il progetto è nato dall'associazione Buffoni di Corte, una realtà che da anni si occupa di oltre 150 ragazzi con disabilità: laboratori creativi, lo sport e il teatro, i percorsi di autonomia. Il Covid e i lockdown vari hanno interrotto molte attività, ma non le idee e la voglia di fare. Perché per i ragazzi disabili l'isolamento è una fatica doppia. Lo sa bene Lucia Ferrero, mamma di Margherita, anche lei down. «Gli effetti della pandemia producono una forte regressione nei nostri figli. Era già difficile prima riuscire a integrarli pienamente nella vita sociale, adesso lo è ancora di più. Molti progetti sono fermi e ci ritroviamo a dover tenere i nostri ragazzi in casa. Per loro è difficilissimo capire perché amplificano emozioni e paure. Noi genitori abbiamo cercato di spiegare cosa sta avvenendo, ma molti si sono chiusi in se stessi, altri hanno avuto bisogno di psicoterapia. Insomma, stiamo vivendo un periodo molto complesso».

Un progetto come quello della spesa a domicilio è una boccata di aria fresca per tutti. «Per prima cosa siamo riusciti a spezzare l'isolamento sia dei ragazzi che degli anziani», spiega Luca Nicolino, presidente dei "Buffoni di Corte". «Siamo partiti un po' per caso, ma ci siamo accorti in fretta che stava avvenendo qualcosa di bello, proprio attraverso le relazioni che nascevano. Purtroppo, anche oggi le persone non sono abituate a vedere la disabilità in modo pacificato. Spesso i ragazzi ricevono sguardi compassionevoli e c'è anche chi considera i nostri sforzi semplicemente un costo inutile. Non è così. Abbiamo visto per esempio che quando un negoziante si ritrova come cliente abituale un ragazzo disabile, magari all'inizio ha qualche imbarazzo, ma in poco tempo si abitua e non ha più problemi. L'incontro avviene così. Vale anche per gli anziani». Lucia ascolta e annuisce. «È stato bello vedere come sono stati accolti i ragazzi. L'amicizia con gli anziani del quartiere è stata una chiave di integrazione perché i nostri figli si sono sentiti utili, parte della vita sociale, non di un mondo a parte». In che senso? «Dobbiamo essere molto onesti. Molte persone sono legate allo stereotipo che un disabile non possa aiutare un anziano. È qualcosa di impensabile. Invece, abbiamo dimostrato che è possibile. Dobbiamo andare avanti su questa strada».

Valentina e i suoi amici non hanno intenzione di fare passi indietro. Già pronti a mettersi ancora più in gioco quando la pandemia finirà e la fatica di oggi sarà un ricordo. Valentina, cosa ti manca di più in questi mesi? «Togliere la mascherina, baciare, abbracciare. Una vita normale. Quella che serve a tutti».


Matteo Spicuglia
NP marzo 2021

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