Ferocemente onesto

Date 03-02-2022

por Renzo Agasso

Da oltre dieci anni è morto Enzo Bearzot. Pare un secolo. Il calcio, lo sport più popolare, s'è venduto al dio denaro. Tivù, scandali, tatuaggi. Mega-stipendi, mega-ville, mega-automobili, mega-donne. Tutto eccessivo, tutto clamoroso, tutto sproporzionato. Chissà cosa direbbe, il vecio, di un pallone così. Lui, che fumava la pipa, giocava a carte, ascoltava il jazz. Moglie (una sola), figli, vita appartata. Sudore sui campi di pallone. Fatica. Sacrificio. Dieci anni. Un secolo. Faranno quaranta, il prossimo luglio 2022, dal Mundial di Spagna. Vinto dal vecio e dai suoi ragazzi. Contro tutto. Contro tutti.

Lui, Zoff, Rossi, Scirea, Cabrini e gli altri. Massacrati di critiche, prima. Incensati, osannati, santificati, dopo. E Bearzot, imperturbabile, prima e dopo. La pipa, e il senso del dovere. Ebbe ragione lui. Ma non cercò vendette. Si coccolò i suoi ragazzi, li portò quattro anni dopo in Messico, il miracolo non si ripeté. Ed Enzo Bearzot tornò a casa. Racconta Piero Trellini: «Bearzot, conservando gli eroi di Spagna per il Mundial messicano, scelse di morire con i suoi soldati. Dimessosi, si allontanò da un calcio che non riconosceva più. Rimase per tutti il simbolo di un'epoca da rimpiangere, di un calcio scomparso per sempre.

Nella patria degli opportunisti non trasse alcun vantaggio dall'impresa spagnola che fece di lui e della sua pipa l'icona di almeno tre generazioni di italiani. Terminata l'avventura in azzurro, non cercò club da allenare, non gironzolò per talk show, non accettò accordi pubblicitari, né firmò contratti di consulenza. Semplicemente si mise da parte, con un senso impeccabile dell'uscita di scena, senza aggrapparsi alla nostalgia della gloria. Gli era più che sufficiente serbarne la memoria”.

Dino Zoff, il “suo” portiere campione del mondo, ha scritto di lui: «La verità è che Bearzot è sempre stato, come me, un corpo estraneo in questo sistema, in questo Paese. Se dovessi racchiudere in una sola parola quel friulano colto e intelligente, la parola sarebbe pudore. Non la usa più nessuno, oggi. E invece, per lui era una specie di stella polare». E poi: «Sotto l'aspetto etico, lo definirei un uomo dotato di un'onestà feroce. Non so se ha un bel suono, come definizione. Ma non importa. Questo era. E per quell'onestà così ostinata, così contraria all'andazzo comune nell'Italia degli anni Ottanta, inginocchiata davanti all'edonismo e alla religione dei media, finì per essere detestato»

Renzo Agasso

NP Novembre 2021

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