Gesti concreti

Date 10-10-2020

por Redazione Sermig

Al primo posto la solidarietà, la gratuità, la bontà.
por Andrea Bisacchi
 
 
In questo tempo di chiusura totale oltre al ritornello di lavarsi sovente le mani, abbiamo visto dappertutto lo slogan colorato andrà tutto bene. L’abbiamo visto su lenzuola appese ai balconi, fotografato dai giornali, ripreso dalla televisione o scritto sui muri…, un giorno l’hanno disegnato anche i nostri bambini all’Arsenale della Pace.
Ma ci abbiamo creduto davvero? Non voglio essere pessimista, ma mi sono sempre chiesto su quali motivazioni si fondava questa affermazione. Ci ho pensato e ho cercato, ho chiesto anche ad alcune persone ma nessuno mi diceva qualcosa di più che «andrà tutto bene perché non potrà andare sempre male».
 
Ho capito che oltre quell’arcobaleno e quella scritta colorata non c’era nulla se non un vago ottimismo, espressione del bisogno di tutti noi di essere rassicurati.
L’ottimismo dell’«andrà tutto bene» ti fa sopravvivere per un giorno, ti incoraggia per un momento, forse esorcizza che il peggio possa venire, ma non resiste al persistere delle difficoltà.
Per me dietro a quella frase «andrà tutto bene» c’è molto di più, c’è la certezza della speranza. La certezza che la storia è sempre guidata da Dio verso il bene di ogni uomo, la certezza che – come dice il teologo Bonhoeffer – non tutto ciò che accade è semplicemente “volontà di Dio”, ma tutto ciò che accade viene utilizzato da Dio per compiere la sua volontà.
La speranza ha radici che vanno ben oltre la nostra vita, è un dono che riceve chi sa svuotarsi della propria autosufficienza e guardare Oltre, guardare verso l’Alto. Vivo di speranza perché Dio dà un senso al mio vivere e me lo dà sempre, quando le cose vanno bene e quando vanno male.
L’ottimismo è puramente umano, non ha motivazioni profonde, viene dal bisogno di incoraggiamento. La persona ottimista cerca in ogni modo di evitare la sofferenza mentre l’uomo di speranza sa viverla soprattutto nei momenti difficili, anche nel dolore. L’ottimismo ce l’hai di natura, la speranza la scegli.
Chi vive di speranza sa bene che nella vita non sempre andrà tutto bene, ma anche in mezzo alle difficoltà si può avere un valido motivo per continuare a vivere cercando un bene più grande, per sé e per gli altri.
 
La speranza non è astratta, non è vaga. Si alimenta di segni che sono come lumini accesi su una strada buia. Se ripenso ai mesi passati, di questi segni ne ho visti tanti. Tanti incontri, soprattutto al telefono, che mi hanno fatto capire la differenza tra un generico incoraggiamento e una vera speranza.
Sono tantissime le persone che in questo tempo di chiusura hanno scelto di essere una piccola o grande luce per qualcun altro: chi attraverso una donazione, chi attraverso un servizio di consegna a casa della borsa alimentare, chi mettendo a disposizione le proprie competenze, chi donando del tempo anche solo per parlare al telefono con chi si sentiva solo…
Un direttore di supermercato ci ha donato più volte la spesa completa per alcune famiglie in necessità. Un’azienda produttrice di carne ha fornito gratuitamente alcuni bancali di merce di prima qualità per confezionare al meglio le borse spesa alle famiglie torinesi in difficoltà. E in poche settimane all’Arsenale siamo passati da aiutarne 150 a oltre 1.200 al mese.
Un concessionario ci ha offerto gratuitamente la sua auto di cortesia per recapitare le borse cibo a chi non poteva muoversi da casa.
Gli ospiti delle nostre accoglienze, che da notturne sono diventate residenziali, si sono ritrovati ogni sera a pregare insieme l’unico Dio, ognuno secondo la propria fede, rispettandosi a vicenda.
 
Alcune famiglie hanno deciso di acquistare una decina di computer portatili per i bambini più in difficoltà della nostra zona che altrimenti non avrebbero potuto seguire le lezioni on-line della scuola.
Potrei continuare ma non basterebbero le pagine di questo giornale a contenere tutti i gesti di concreta speranza, piccoli o grandi, che hanno fatto felice qualcuno, che hanno “scritto” un messaggio non su lenzuola o muri, ma nel cuore di persone concrete che si sono sentite accompagnate e volute bene; un messaggio che ha scaldato i cuori generosi di tanti donatori e ha rotto la monotonia di giornate sempre uguali.
Non so se nel futuro andrà tutto bene ma, ne sono certo, finché ci saranno persone che sceglieranno la speranza, anche se non tutto dovesse andare bene, attraverso quelle vite continuerà ad essere presente nel mondo l’amore che viene direttamente dal cuore di Dio.

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