Insieme per il prossimo

Date 20-01-2021

por Mauro Palombo

Mai come in questo tempo siamo consapevoli dell’emergenza che ci circonda e dolorosamente ci tocca. Ma alle emergenze non vogliamo abituarci. Restiamo piuttosto convinti che è sempre possibile fare qualcosa per offrire risposte, nel segno della concretezza, senza rinunciare ad agire sulle radici dei problemi, perché la fonte dell’emergenza arrivi a inaridirsi.

Un esempio ce lo danno anche i nostri amici in Georgia, la fondazione Insieme per il prossimo, di padre Witold Szulczynski, sacerdote salesiano polacco, già per lungo tempo responsabile della Caritas, in Georgia fin dalla nascita del nuovo Stato ed ora responsabile della locale comunità salesiana.
La grande e diffusa povertà dei primi anni del Paese, indipendente dal 1991, è andata riducendosi, ma resta ancora alta, quanto le diseguaglianze sociali. La privatizzazione del sistema sanitario esclude chi non può permettersene le prestazioni; il welfare è minimo, e solo azioni solidali cercano di evitare la completa esclusione sociale dei poveri, tanto giovanissimi quanto anziani. Con la pandemia a creare nell’immediato centinaia di migliaia di disoccupati, tra i più precari.

Da vent’anni ci affianchiamo al servizio via via animato da padre Witold che va incontro a tante diverse situazioni di povertà – famiglie in difficoltà, ragazzi e ragazze che quando compiono 18 anni devono lasciare l’orfanotrofio e spesso non sanno dove andare: ancora studiano, o vogliono continuare gli studi, e bisogna dare loro una mano. A questi ragazzi si pagano gli studi, corsi professionali, vestiario, scarpe... perché completino anche loro un percorso che li apre alla vita. Secondo le indicazioni ricevute anni fa da papa Giovanni Paolo II «aiutando i poveri dobbiamo costruire ponti tra le Chiese», si collabora anche con iniziative del patriarcato ortodosso: mense per i poveri, scuole per ragazzi di famiglie bisognose, aiuti per i profughi delle infinite guerre nel Caucaso.
Siamo ora in azione per collaborare al loro impegno principale: il progetto di servizio a domicilio per anziani bisognosi, a Tbilisi.
Le pensioni esistono, ma per tutti equivalgono al cambio odierno a 58 euro mensili; se le pensioni non sono a livello europeo, lo sono però i prezzi dei beni, che anche qui la pandemia ha aiutato a lievitare. Un detto popolare sintetizza: la pensione statale è troppo piccola per vivere e troppo grande per morire, di fame…

Gli anziani inseriti nel progetto sono più di 200. Vivono condizioni di acuta povertà, in abitazioni misere, molto fragili, sovente non sono autosufficienti e costretti a letto da severe patologie.
Soprattutto questi ultimi vivono solo grazie all’aiuto che ricevono: cure, farmaci, pannoloni, viveri… Lo staff è una bella squadra di 14 persone, con competenze adeguate: dottoresse, infermiere, operatori sociali e competenti in amministrazione. Ogni giorno si recano nelle case degli assistiti per essere presenza e fare il necessario, dall’igiene personale alla cura delle malattie; somministrano farmaci e iniezioni, curano piaghe di decubito, portano cibo, fanno un po’ di spesa, si occupano delle pulizie. Tutto senza chiedere nulla, non ce ne sono proprio le condizioni.
Il 35% delle spese, limitatamente a 200 assistiti, è coperto dal municipio; per il resto, dai materiali che si riesce a far arrivare – che generano a loro volta risorse – e dai fondi che si cerca di raccogliere. È provvidenza. Col nostro desiderio di continuare ad esserci.


Mauro Palombo
NP novembre 2020



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