La danza del Myanmar

Date 03-01-2022

por Redazione Sermig

Un viaggio in Birmania tra luoghi pieni di storia e straripanti di carità. Promesse di pace a confronto con la dura realtà di tutti i giorni.

 

Il caldo insopportabile e l'aria pregna di umidità mi svegliano mentre cerco di recuperare la stanchezza dovuta principalmente ai numerosi scali e agli estenuanti controlli doganali necessari per sbarcare a Yangoon la vecchia capitale del Myanmar.

Furono gli inglesi a colonizzare il Paese cambiandone il nome in Birmania, nella seconda metà del 1800 durante il periodo di maggiore espansione coloniale britannica che interessò gran parte della penisola indocinese. Se, per certi versi, il colonialismo è facilmente giustificato dalla necessità di nuove infrastrutture utili ad un progresso inarrestabile, un'analisi meno superficiale noterà che lascia sempre i Paesi conquistati in balia di costi di manutenzione insostenibili che ben presto si traducono in aumenti delle tasse per gli abitanti meno abbienti. È una vecchia storia che si ripete ogni volta invariata ed il Myanmar non fa eccezione, soprattutto da quando la nazione è in mano alla dittatura militare.

Dopo il colpo di Stato del 1962, la decadenza degli edifici e delle infrastrutture coloniali è visibile ovunque a Yangoon. Nel 2008, con l'aumentare delle pressioni internazionali venne concesso dai militari al comando un referendum costituzionale a seguito del quale l'NLD, il partito capeggiato dal Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, denunciò brogli elettorali che portarono alle proteste pacifiche e ad una presa di coscienza da parte della popolazione. Dopo numerosi anni di proteste, le elezioni democratiche del 2015 furono vinte proprio dal partito della amata leader birmana ed aprirono finalmente una speranza sul futuro. Il Paese che sembrava finalmente avviato verso una democrazia vera, ha subito recentemente un nuovo colpo di Stato.

Nel 2021, mentre tutto il mondo era distratto dalla pandemia, la dittatura militare ha rovesciato il governo democraticamente eletto di Aung San Suu Kyi facendo ripiombare il Myanmar in un nuovo incubo che a questo punto sembra non avere fine. Se non fosse per la sua storia travagliata, il Myanmar sarebbe anche un posto incantevole dove vivere e che, nonostante tutto, conserva agli occhi dei viaggiatori la capacità di incantare come ebbe a scrivere Rudyard Kipling «Il Myanmar è diverso da ogni altro Paese da voi conosciuto».

La bellezza che contrappone la piana di Bagan, con i suoi 4.000 Stupa sacri, alla povertà delle campagne è visibile solo in parte al turista occidentale che visita frettolosamente il Paese. Non è facile muoversi fuori dai circuiti classici, anche perché i militari non lo consentono, a meno che non si conoscano persone come il mio amico Han Moe che dal 2010 mi accompagna alla scoperta di luoghi unici e difficilmente accessibili. Han, o Alberto come si fa chiamare dagli italiani, si stupisce ancora quando, dopo molti anni, gli chiedo di farmi vedere la parte più vera del Myanmar anche se probabilmente è la più povera e quando pretendo di mangiare cibo birmano, ride e mi guarda La danza del Myanmar N P E YES come se fossi un marziano. Durante uno di questi viaggi "diversamente comodi" ho scoperto orfanotrofi e ospizi che sparsi un po' in tutto il Paese sopravvivono solo grazie alle donazioni individuali.

Ad alcuni di questi luoghi mi affeziono così tanto da ritornarci ogni anno, in una sorta di pellegrinaggio, per documentare la loro storia straripante di carità. In Myanmar ci sono posti incantevoli come il lago Inle dove i pescatori danzano sulle loro imbarcazioni per lanciare in acqua le tipiche nasse a forma di campana, o la famosa roccia di Kyaiktiyo, che ricoperta di foglie d'oro rimane inspiegabilmente in bilico sull'orlo di un precipizio, ma sono le campagne e i luoghi meno visitati delle città a racchiudere l'essenza del Paese.


Roberto Cristaudo
NP eyes

Ottobre 2021

         

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