La fine del mondo

Date 31-05-2013

por Elena Goisis

di Elena Goisis - Cari amici, d’ora in poi mi piacerebbe sottotitolare questa rubrica Poche parole, ma sincere. Il motivo? È che non amo parlare del più e del meno e vorrei scrivervi in modo diretto ciò che mi sta più a cuore. Ci state? Se ci state, continuate a leggermi.

Cominciamo, dunque, da questo inizio di 2012: tanti rivolgimenti sono in atto, naturali, sociali, politici. C’è chi li abbina al fatidico 21 dicembre di quest’anno, data indicata dai Maya come la conclusione di un’era astrale per il nostro pianeta. Io non so se sarà veramente tale, ma una cosa vi voglio dire: non perdiamo tempo a rincorrere il quando. Facciamola finire noi un’era, mettendo un punto a capo sull’avidità, la corruzione, l’individualismo sfrenato, la lontananza da Dio, tutti virus dai quali quasi nessuno di noi può dirsi totalmente immune. Dio non ha mai fissato una data all’uomo, perché la sua speranza è che prolungando i tempi l’uomo capisca cose nuove e cambi rotta. Perfino quando i suoi discepoli gli hanno rivolto una domanda esplicita accompagnata da una strizzata d’occhio (“Di’ a noi quando accadranno queste cose”, Mt 24,3), Gesù risponde chiaro: “Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa” (Mt 24,36).

Dunque, non fissiamoli noi il giorno e l’ora. Né fidiamoci di chi li fissa per noi, leggendoli a pagamento sulla nostra mano o in una sfera di cristallo. Ma acceleriamo la venuta di una nuova era con i nostri comportamenti quotidiani. È stata presentata il 13 marzo scorso la ricerca del Censis su I valori degli italiani. Mi ha stupito la sintesi dei risultati (disponibile su Censis.it), che rileva un passaggio in corso dall’io al noi, dall’effimero all’essenziale. Mi auguro con tutto il cuore che abbia colto una reale inversione di tendenza degli italiani.
Questa sì sarebbe la fine del mondo. E l’inizio di un mondo nuovo.

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