La storia del Sermig con Maria

Date 11-09-2020

por Redazione Sermig

Nato nel 1964, il nostro gruppo fino al 1983 non ha mai avuto una sede fissa, volta per volta eravamo ospiti del Vescovo, di altri gruppi o di enti religiosi. Nel 1979 si concretizzò l’intuizione di avere una sede una sede nel cuore di Torino: l’arsenale militare di Piazza Borgo Dora, a due passi da Porta Palazzo.

Iniziando le trattative con il Ministero della Difesa e con il Comune di Torino, che doveva farci da tramite, abbiamo affidato “questo sogno impossibile” alla Madonna. Come ci aveva detto don Bretto, rettore della Consolata, la Madonna aveva già guardato all’Arsenale. Il 26 aprile 1852 scoppiò un incendio per autocombustione in un magazzino della polveriera di Borgo Dora. Esplosero 24 ton di polvere; i morti furono 24, oltre a molti capannoni, vennero distrutte le case più vicine e danneggiati anche il Cottolengo e il cimitero di via San Pietro in Vincoli. Il furiere Paolo Sacchi, mettendo a repentaglio la propria vita, cercò di scongiurare lo scoppio del magazzino principale (altre 44 ton di polvere), buttandosi tra le fiamme nel nome della Madonna Consolata. Sapeva che se l'incendio avesse raggiunto il deposito di polveri, sarebbe saltata in aria quella parte di Torino. Riuscì a fermarlo in tempo. 

Il quadro dell’esplosione della polveriera di Borgo Dora conservato nella chiesa di San Gioachino è il ricordo dopo 50 anni dall’avvenimento e porta la targa: «in ringraziamento alla Verg. SS. Consolata per la preservazione del Borgo Dora nello scoppio della polveriera. 1852 – 26 aprile – 1902».

Scampato il pericolo Paolo Sacchi si recò con gli addetti all’Arsenale e la popolazione in processione al santuario della Consolata in segno di riconoscenza e ringraziamento. Riflettendo su questo episodio abbiamo pensato che la Madonna avrebbe aiutato anche noi, spinti dal desiderio di portare speranza a questa città tormentata. Abbiamo così deciso di invocarla ogni giorno pregando il rosario davanti all’Arsenale e nel santuario della Consolata. Se era nei piani di Dio, l’Arsenale sarebbe diventato la nostra casa … E nel 1983 l’Arsenale arrivò.

«Come sono entrato all'Arsenale – ricorda Ernesto Olivero – ho pensato che la Madonna dovesse avere un posto privilegiato. Nella mia semplicità immaginavo che lei mi dicesse: vengo io a preparare la strada a mio figlio. Ne ho parlato con un uomo di Dio e gli ho domandato se questa intuizione poteva essere autentica. Mi ha confermato che, come la Madonna era stata intermediaria con gli uomini per ottenere l'Arsenale, ora lo sarebbe stata con suo figlio e gli avrebbe preparato la strada.

Gli ho domandato ancora: «Dove posso trovare una Madonna che sia bellissima, che, solo guardandola, ispiri alla preghiera e che possa anche parlare al cuore di chi vive una religiosità tradizionale o di chi addirittura non crede?».

Mi ha consigliato di andare ad Ortisei. Così sono partito con un gruppo di amici. Non avevamo un indirizzo, ma ci guidava il grande desiderio che avevamo in noi. Sono entrato nella chiesa del paese, quasi a dire: se porto via da questa terra una Madonna, il Padrone di casa lo deve sapere. Finalmente entriamo in una bottega e troviamo la “nostra” Madonna. Dopo alcuni giorni torno in auto a prenderla. Nel ritorno, allungo la strada fino a Roma, dal papa. Il papa la benedice distrattamente. Poi torna sui suoi passi e l'ammira con molta calma.

Viaggio per la seconda notte consecutiva. Di ritorno a Torino, visito padre Pellegrino ricoverato al Cottolengo. Gli faccio vedere la fotografia. Non gli dico niente. La benedice con mano tremante. Il giorno dopo don Piergiacomo, il suo segretario, mi fa pervenire una lettera a nome del padre e un assegno di un milione. Mi sembrano le spese del viaggio!

La Madonna è stata di parola: qualche anno dopo, durante la celebrazione di una messa, il cardinale Saldarini di Torino lasciò l’eucarestia nel tabernacolo della cappella dell’Arsenale.

Tornato a casa, la Madonna, che chiamiamo “Maria Madre degli Uomini”, aveva trovato posto nella piccola cappella. Ne è diventata la custode, posta all’ingresso come nell’atto di accogliere chi entra e di accompagnare chi esce. Anche adesso che un tabernacolo di ghisa, già bocca di un forno dell’antica fabbrica di armi, custodisce l’Eucaristia, Maria è una presenza cui tutti si rivolgono per un saluto, una preghiera, o per lasciare nella cassetta ai suoi piedi un biglietto con un nome, la foto di un amico che non c’è più. Sul muro accanto a lei, una preghiera: 

Ave Maria, piena di grazie

affidiamo

al tuo cuore di madre 

queste nostre speranze.

Presentale tu a Gesù,

intercedi per noi.

Abbiamo chiesto a Pietro Cavallero, il famoso bandito degli anni ’60, ospite per l’ultimo periodo della sua vita all’Arsenale, di dipingerla. Un modo simbolico per dire anche visivamente il suo pentimento, già evidenziato in altri modi, come la decisione di devolvere ai bambini in difficoltà i proventi della vendita dei suoi quadri.

 

Durante il Giubileo della Pace del 2000 Giovanni Paolo II condivise con noi il suo amore per la Madonna, permettendoci di chiamarla con il nuovo nome di Maria Madre dei Giovani, come nella preghiera che ogni giorno recitiamo.

Maria,

è dai giovani che parte il futuro.

I giovani possono prendere

il buono del passato e renderlo presente.

Nei giovani sono seminati

la santità, l’intraprendenza, il coraggio.

Maria, Madre dei Giovani,

coprili con il tuo manto, difendili,

proteggili dal male, affidali a tuo Figlio Gesù

e poi mandali a dare speranza al mondo.

Giovanni Paolo II e successivamente Benedetto XVI e papa Francesco l’hanno firmata. Il volto della Madre dei Giovani è arrivato nel 2010 dalla Russia Ortodossa. Si tratta di un’icona del XIX secolo conosciuta con il titolo di “Madre di Dio delle tre mani”. 

 

Maria Madre dei Giovani è venerata nella chiesa a Lei dedicata a Torino all’Arsenale della Pace, a San Paolo (Brasile) all’Arsenale della Speranza e a Madaba (Giordania) all’Arsenale dell’Incontro, con la benedizione di papa Benedetto XVI. I vescovi di Torino, San Paolo del Brasile e Madaba in Giordania hanno voluto legare il 2 agosto – giorno della nostra entrata nell’Arsenale - alla solennità di Maria, Madre dei Giovani.

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