Le vite negate

Date 26-11-2020

por Lucia Capuzzi

È una notizia che ha dell'incredibile. Al centro di detenzione per irregolari di Irwin, a Ocilla, paesino fra le colline della Georgia, varie recluse sarebbero state sterilizzate contro la loro volontà. A denunciarlo è stata Dawn Wooten, infermiera per tre anni nella struttura. In una lettera, datata 8 settembre e presentata il lunedì successivo, l’operatrice sanitaria ha rivelato al dipartimento per la Sicurezza nazionale le «gravi irregolarità mediche perpetrate nella struttura», alle quali avrebbe assistito. A cominciare dal ricorso “anomalo” a interventi di isterectomia. «Le prescriveva a tutte. Quelle ragazze nemmeno capivano che cosa stesse dicendo», ha raccontato. Il responsabile sarebbe lo stesso ginecologo, Mahendra Amin, al momento sotto inchiesta. Ma la vicenda si iscriverebbe in un sistema fatto di negligenza, incuria e vero e proprio abbandono.

 Il modus operandi avrebbe raggiunto l’apice con l’esplosione della pandemia che ha colpito almeno 31 irregolari. Wooten, però, afferma che i casi sono infinitamente di più, 50 solo a luglio, per un totale di centinaia. La sottostima – aggiunge – deriverebbe dall’esiguo numero di test e dall’ostinazione dei vertici del centro a ignorare i contagi, esponendo le altre detenute e il personale medico al rischio. Tra queste la stessa Wooten. Proprio le sue ripetute rimostranze, avrebbero portato al ridimensionamento dell’infermiera, fino al licenziamento, avvenuto ad agosto. A schierarsi al suo fianco e a sottoscrivere la denuncia sono state le organizzazioni civili Government Accountability project, Project south, Georgia detention watch, Alianza latina de Georgia por los derechos humanos e Red de apoyo a lor inmigrantes del sur de Georgia. La vicenda rischia di travolgere il sistema di immigrazione e controllo delle frontiere Usa (Ice). Anche perché alla testimonianza di Wooten si sono aggiunte le voci di varie immigrate, una ventina in tutto, come la cubana Mileidy Cardentey Fernández o la camerunense Pauline Binam, sottoposte – sostengono – a interventi di sterilizzazione senza il proprio consenso.

 Altre hanno chiesto di restare anonime nel timore di pregiudicare la propria richiesta di regolarizzazione, specie dopo che Binam è stata oggetto di un provvedimento di espulsione, per ora congelato. Un’ex detenuta ha raccontato a Project south che cinque compagne di reclusione sarebbero state sterilizzate tra ottobre e dicembre 2019. L’Ice, da parte sua, ha espresso scetticismo per questa serie di «accuse anonime, non comprovate, realizzate senza alcun dettaglio per verificare i fatti accaduti». Secondo la responsabile della sezione salute dell’agenzia, Ada Rivera, dal 2018, solo a due donne di Irwin sarebbe stata prescritta e approvata un’isterectomia.

 Le autorità, tuttavia, si sono impegnate a indagare sulla vicenda per fare chiarezza. Una secca smentita è arrivata da LaSalle corrections, la società privata che gestisce il centro di Irwin, insieme ad altri 17 nel Sud degli Stati Uniti, per un totale di 13mila reclusi. Quest'ultima ha ribadito il pieno rispetto delle procedure sanitarie e delle dignità dei migranti nella sua gestione delle strutture. La difesa non ha convinto i rappresentanti democratici al Congresso, in primis la Speaker della Camera, Nancy Pelosi, che chiedono a gran voce un’indagine accurata e continui aggiornamenti. Il 26 settembre, una delegazione di 12 parlamentari dem si è recata nel centro per un’ispezione.

La rappresentante della California, Nanette Diaz Barragán, ha detto di aver parlato con otto recluse. Una giovane di El Salvador le avrebbe raccontato di essere stata sottoposta ad una sfilza di iniezioni da parte del dottor Amin e, poi, dopo alcune sue rimostranze, di essere spedita in psichiatria. «Questa ragazza ignora che cosa le abbiano fatto», ha affermato la deputata. Molte donne hanno dato ai delegati biglietti di denuncia: «Non sapete tutto ciò che abbiamo patito qui dentro. Qualcuno deve farsi carico di tutto questo».

Nel frattempo, l’Ice ha annunciato che il medico sotto accusa – Mahendra Amin – non curerà più le recluse di Irwin. La vicenda ha molto colpito gli statunitensi, risvegliando l’incubo delle sterilizzazioni forzate realizzate sulle afroamericane negli anni Sessanta e Settanta, quando sessantamila tra esponenti delle minoranze e persone con problemi psicofisici, furono private della possibilità di riprodursi. Ma ha avuto anche impatto nei Paesi vicini. Il presidente messicano, Andrés Manuel López Obrador, ha menzionato il caso nella sue conferenze stampa mattutine. Dal 14 settembre, il suo esecutivo ha avviato un’inchiesta. E i primi risultati sono poco rassicuranti. Almeno una reclusa messicana di Irwin sarebbe stata operata senza il suo consenso. In questo caso, non si sarebbe trattato di un’isterectomia – ma le autorità messicane non hanno specificato se ci sia stata comunque sterilizzazione – bensì di un altro tipo di intervento ginecologico. Ugualmente, però, la donna vi sarebbe stata sottoposta senza esserne informata.
 


Info
Il centro di detenzione a gestione privata di Ocilla - piccola città della Georgia, USA, già al centro di inchieste per negligenza medica nei confronti di pazienti a rischio Coronavirus, è finito nel mirino dei media per una scioccante accusa.
Diverse detenute immigrate di lingua spagnola sostengono di aver subito il trattamento di isterectomia senza il loro consenso. Il presunto responsabile di questo grave abuso è un medico a contratto privato che esercita nel carcere. Più di 170 membri del Congresso hanno richiesto una indagine approfondita. Circa il 70% delle carceri per immigrati di questo Paese sono gestite da società private che a loro volta affidano a privati i vari servizi, compresi quelli sanitari.
 


Sunto
Alle accuse di maltrattamenti subiti dai detenuti del carcere di Ocilla in Georgia si aggiungono quelle relative a casi di isterectomie praticate dal medico del centro privato di detenzione senza il consenso delle pazienti.


Lucia Capuzzo
NP ottobre 2020

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