Noi e Madhul

Date 07-08-2021

por Fabrizio Floris

Madhul è nato in un paese lontano ed è arrivato in Italia minorenne, non si sa per quali rotte, quanto tempo ci abbia messo, fatto sta che fino a 19 anni è stato ospite presso una comunità di accoglienza. Dopodiché si è trasferito da uno zio, una persona che si è rivelata con difficoltà sue e non in grado di prendersi carico del nipote. Infatti, obbligava Madhul a spacciare e dopo che lui si è rifiutato lo ha minacciato e cacciato via di casa. È andato da un "amico", ma ha scoperto che faceva un uso pesante di droghe, «era fuori di testa e una sera mi ha picchiato». Così ha iniziato a girovagare per i vari servizi della città ed è approdato nel posto giusto. Nel centro di salute mentale ha trovato competenza e sostegno fattivo.

Ma nel suo abisso hanno dovuto immergersi anche "loro" ed è stata una discesa nel dolore. Dai colloqui è emerso che aveva subito violenze: veniva venduto per soldi e in uno di quei rapporti ha contratto l’epatite. Ha 19 anni ed è completamente solo: smarrito come un cucciolo in autostrada. «Ha bisogno, racconta l’educatore che lo preso in carico, di "maestri" e figure adulte che lo sostengano e gli diano fiducia [...]. Ha tutte le sfumature umane di una persona confusa: a volte è gentile, altre aggressivo, ha modalità arroganti quasi delinquenziali, non vuole parlarti, altre volte è sereno, mite, sorridente [...]. In questo mondo ci sono parti di inferno... Meno male che qui si vive massimo 100 anni mentre il paradiso è eterno... Dopo le prostitute, che sono le prime ad entrare in paradiso, ci sono gli abusati». La condizione di Madhul ricorda quella che D. Hunter descrive in Chav (Edizioni Alegre): «I nostri corpi sono intrisi di connotazioni di classe, e i corpi delle persone senza capitale valgono meno. Per questo possono smontare i nostri corpi, possono comprarli e venderli, imprigionarli e poi lasciarli andare».

La politica (e la popolazione in generale) non segue il dolore della classe: un po' perché questa condizione di classe non c'è più, o meglio c'è, ma non è percepita. È una nebulosa di persone che vengono sia idealizzate che disprezzate, ma poco comprese, incontrate ed ascoltate. Madhul, Chav e tutti gli altri ci dicono che non può esistere "polis" se non ci stanno a cuore il disagio mentale, l'abuso sull'infanzia, la solitudine, la povertà economica e umana, la violenza. Non può esserci politica se non si ha una visione su ciò che è giusto (il sogno). L’unico che, come ci ha spiegato Martin Luther King, genera cambiamento sociale.

 

Fabrizio Floris

NP aprile 2021

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