Oltre l'ora buia

Date 30-07-2020

por Corrado Avagnina

oltre l'ora buiaQuanti risvolti, complessi, evidenti e nascosti, che inquietano e segnano le nostre vite, in questo tempo sospeso da… coronavirus! Si succedono racconti di situazioni che impressionano, oltre i numeri dei colpiti, dei decessi, dei positivi. Lo sappiamo: non sono cifre aride da contabilità statistica, sono persone, sono drammi, sono lacrime, sono lutti, sono sofferenze che pesano sul cuore. D’attorno poi, nel clima preoccupante del contagio, con le misure restrittive cui attenersi, ecco rimbalzare ed emergere tutto un sommerso emblematico e pure sorprendente, che è quello della solidarietà, dei piccoli grandi gesti di attenzione, di servizio, di disponibilità, di generosità. Un segnale forte e capillare, che va ad incidere sul quadrante del coronavirus che imperversa e che si fa fatica ad arginare e sconfiggere. E poi ancora quel formidabile appiglio di speranza e di tenacia, che ci deriva dalla dedizione coraggiosa e determinata di tanti, tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari, volontari, altre persone disponibili su tanti fronti che non smettono di lottare per il bene degli altri, per sostenere i colpiti innanzitutto, ma anche per affiancare chi patisce tante carenze quotidiane di sopravvivenza o di solitudine aggravata. Ma c’è anche uno stato d’animo che sembra altrettanto contagioso. Ed è quello che vede molti piuttosto disorientati, magari affranti, scoraggiati.

Dopo le prime settimane di stop e clausura, lì per lì, non si immaginava che durasse tanto, ma adesso che le cose si prolungano – e non può essere altrimenti in questa condizione eccezionale – gli animi si fanno sconcertati, anche stanchi. Non è solo quello che ci manca o ci è stato vietato, a pesare. C’è, in primis, il virus che ci fa trovare fragili, vulnerabili, spiazzati.

Insomma un senso di sconforto sembra aleggiare, entrando oltre le pareti in cui si è “rinchiusi”. Come possiamo farci forza? Come possiamo non abbatterci? Come possiamo reagire prima di tutto dentro di noi? Sono domande serie, da non bypassare.

Possono aiutare a scavare dentro ciascuno. Possono lasciarci sguarniti, lì per lì. Ma possono anche condurci in profondità, oltre l’ora buia, come l’ha chiamata papa Francesco. Ascoltando parole che danno la rotta. E non mancano in questo tempo d’ansia le voci che aiutano. Jorge Bergoglio non si defila mai da questi snodi cruciali. Ed indica la direzione. Si fa sentire padre e fratello al fianco. Interpella il cuore dei credenti e l’animo di tutti, per non lasciarsi andare. Chiede anche scelte forti. Purtroppo sempre più spesso ci deludono altre voci, come quelle di una certa politica che non sa porsi all’altezza della gravità della situazione e si avvita in polemiche di bottega, che fanno anche pena (se non rabbia).

È l’occasione importante per scegliere le voci giuste, oggi. E magari si possono anche ri-ascoltare voci che non tramontano come quella di Etty Hillesum, scrittrice olandese ebrea, morta non ancora trentenne nel lager: «Credete che io non veda il filo spinato? (…) Ma vedo anche uno spicchio di cielo. E questo spicchio di cielo ce l’ho nel cuore, io vedo la libertà e la bellezza».

Corrado Avagnina
NP maggio 2020

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