Pena di morte: Pregiudizio e ingiustizia

Date 31-08-2009

por Redazione Sermig


Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, arrestati e giustiziati negli USA degli anni ’20 benché innocenti, avevano la sola colpa di essere anarchici.

di Giuseppe Lodoli

Tra le due guerre mondiali avvennero radicali e turbolenti cambiamenti nella struttura sociale degli Stati Uniti d’America che influirono negativamente sul godimento dei diritti civili da parte dei milioni di immigrati, affluiti soprattutto dai Paesi europei. Gli stranieri, chiamati a svolgere a basso costo i lavori più duri richiesti da uno sviluppo economico poderoso e disordinato, erano costretti a vivere ai margini della società in condizioni che favorivano, nelle frange estreme, la contestazione politica radicale, la devianza ed il crimine.

Il grande apporto dato dagli stranieri al benessere degli americani - a prezzo di inenarrabili privazioni - era scarsamente apprezzato e riconosciuto. Nel contempo veniva contraccambiata con l’odio, il pregiudizio e una grossolana repressione la turbativa arrecata dagli immigrati all’ordine pubblico e alla pace sociale.

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti (vedi foto), umili ed onesti lavoratori immigrati negli Stati Uniti d’America dall’Italia all’inizio del secolo scorso, non avevano precedenti penali quando, il 5 maggio 1920,

furono arrestati ed accusati dell’omicidio di due portavalori avvenuto tre settimane prima a South Braintree, un sobborgo a sud di Boston nel Massachusetts. A renderli odiosi agli occhi degli inquirenti ci fu soprattutto il fatto che i due erano membri attivi del movimento anarchico. Gli anarchici infatti contestavano radicalmente il potere nei Paesi capitalisti e i più estremisti tra di loro compivano attentati dinamitardi ai danni delle autorità di governo sia in America che in Europa. La polizia tese una trappola a Sacco e a Vanzetti contestando in primo luogo la loro collocazione politica.

Essi, per paura, negarono la propria militanza nel movimento anarchico. Le loro puerili bugie bastarono a formulare le prime accuse. Sacco e Vanzetti furono poi “riconosciuti” durante il processo da una minima parte della cinquantina di testimoni oculari della rapina di South Braintree e il loro tragico destino venne così suggellato. L’accusatore ebbe buon gioco a screditare le testimonianze di coloro che avevano visto i due imputati in altri luoghi al momento della rapina: i testimoni a favore erano infatti anch’essi immigrati italiani! La scarsa padronanza dell’inglese sia dei due imputati che dei testimoni a discarico contribuì al raggiungimento del verdetto di colpevolezza da parte della giuria.

Sacco, mentre avveniva la rapina a South Braintree, era a Boston nella bottega di un fotografo con la moglie e il figlio maggiore per farsi fare un ritratto familiare, Vanzetti vendeva pesce in un luogo pubblico nella città di Plymouth. Gli imputati avevano quindi dei solidi alibi, inoltre, a partire dal 1925, emerse che la rapina del 15 aprile 1920 era stata effettuata da una nota gang che non aveva nulla a che fare con loro. Sembra impossibile, ma questi fatti non valsero a salvarli dalla sedia elettrica.

Sentimenti di odio e di paura presero il sopravvento sulle garanzie costituzionali su cui si basa la democrazia americana: furono respinte tutte le richieste di un nuovo processo, basate sulle irregolarità del processo originario e sulle prove di innocenza messe in luce da nuovi valenti avvocati difensori. Sacco e Vanzetti furono uccisi sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927 nonostante la fortissima opposizione di un movimento internazionale che sosteneva la loro innocenza (vedi foto).

Vanzetti poco prima della morte confidò ad un giornalista: “Se non fosse stato per questa vicenda, avrei anche potuto trascorrere la mia vita parlando agli angoli delle strade a persone sprezzanti. Potrei essere morto senza essere notato, sconosciuto, fallito. Ora non possiamo dirci falliti. Questa è la nostra epopea e il nostro trionfo. In tutta la nostra vita non avremmo potuto sperare di fare un simile lavoro per la tolleranza, per la giustizia, per la comprensione fra gli uomini, se non ci fosse capitata questa sventura.”

Cinquant’anno dopo, il 23 agosto del 1977, un altro governatore, Michael Dukakis, sentì il dovere di riabilitare i due poveri immigrati italiani con una solenne cerimonia ufficiale. La vicenda di Sacco e Vanzetti ci deve far riflettere sul clima attuale in cui - a motivo delle tensioni determinate dai flussi migratori verso i Paesi ricchi e dal terrorismo internazionale - si verifica, nei Paesi democratici, un abbassamento delle garanzie costituzionali che rischia di consentire una persecuzione generalizzata di migliaia di individui innocenti e di favorire gravissimi errori giudiziari.



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