Per chi suona la campana

Date 10-02-2022

por Renato Bonomo

La concezione del tempo è profondamente mutata nel corso della storia e lo studio di questa concezione è un interessante esempio di storia della mentalità. Con mentalità intendiamo l'insieme delle credenze, convenzioni, convinzioni e dei modelli di comportamento adottati dalla maggior parte delle persone di una determinata epoca.

Per comprendere meglio questo approccio, vorrei parlare di una protagonista poco conosciuta ma decisiva della storia del nostro Occidente: la campana. Apparentemente poco importante, in realtà determinante perché, per numerosissime generazioni, essa ha scandito il tempo dei vari momenti della vita. Per tutta la durata del medioevo, le campane delle chiese o dei monasteri hanno segnato il tempo della preghiera. Era proprio in base al ritmo della preghiera che veniva modellato il resto del giorno. La preghiera era ritmata dal susseguirsi delle albe e dei tramonti e quindi risultava un tempo che seguiva la scansione delle stagioni, con giornate molto lunghe d'estate e più brevi d'inverno. Così accadeva anche nella vita dei campi in cui l'alternarsi delle stagioni comportava la variazione dei lavori e della loro durata. A dominare sull'uomo e sulle sue attività era la natura.

Con la nascita della borghesia commerciale e con lo sviluppo del capitalismo moderno nasce l'urgenza di una nuova concezione del tempo, che non metta più al centro Dio ma l'uomo e il suo lavoro. Le necessità delle transizioni commerciali, la produzione sempre più diffusa, le scadenze delle consegne impongono nuovi ritmi di lavoro. Accanto ai campanili delle chiese cominciano a sorgere i campanili laici che, con i loro rintocchi, determinano il tempo del lavoro, non più coerente e collegato con quello della preghiera. Le giornate di lavoro devono prevedere orari slegati dal ritmo del sole, diventando del tutto indifferenti alle condizioni del tempo e alle stagioni.

L'apoteosi di questa struttura del tempo si ebbe con la rivoluzione industriale e in particolare con il tempo del lavoro di fabbrica. Allora a determinare la vita dell'uomo non era più la campana comune ma la campanella e la sirena di ogni fabbrica. Pioggia o vento, temperature gelide o torride, sole o nebbia: inverno o estate tutti questi aspetti risultavano del tutto irrilevanti al lavoro industriale. Il modello del tempo di fabbrica vinse e quasi tutte le attività lavorative lo adottarono, compresa la scuola con tanto di unità orarie e campanelle

Discutendo sul nostro prossimo futuro post pandemia, potremmo allora prendere spunto da questa considerazione: ogni epoca ha provveduto ad organizzare il proprio tempo in base a ciò che riteneva importante. Oggi che ne siamo maggiormente consapevoli, abbiamo, rispetto ai nostri predecessori, un'opportunità in più: ricostruire una società più umana anche a partire della scansione del nostro tempo a disposizione.

Renato Bonomo

NP Novembre 2021

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