Peter (Kenya)

Date 31-08-2009

por Redazione Sermig


Mi chiamo Peter Okoyo ed ho 26 anni. Sono qui in rappresentanza della comunità Koinonia, del Kenya.
Voglio condividere con voi la mia esperienza di giovane cresciuto in Kenya.


Il Kenya ha una popolazione di circa 30 milioni di persone,
una buona percentuale delle quali vive sotto la soglia della povertà. Come prima cosa ritengo che il malgoverno sia la radice di tutti i nostri problemi: un Governo che si basa su avidità e corruzione porta ad un’economia pessima.

Ad esempio, è altissimo il numero dei disoccupati. Il problema della disoccupazione sussiste perché il Governo non ha mai focalizzato la propria attenzione su questo obiettivo. Il fatto che moltissimi giovani siano disoccupati è utilizzato dai governanti per istigare alla violenza. Ora il nostro Paese si appresta ad eleggere un nuovo presidente - quello attuale ha governato per 24 anni - e questo avverrà attraverso molta violenza, come è successo nelle elezioni passate: i giovani verranno utilizzati per gli interessi degli uomini politici.

Inoltre c’è il problema della povertà. In Kenya ci sono moltissime baraccopoli e bambini di strada. In questo senso, il Kenya è un Paese rappresentativo di tutti i problemi dell’Africa. Qui vengono accolti molti rifugiati dal Sudan, dalla Somalia, ma ci sono anche dei “rifugiati interni”, cioè i bambini di strada, i quali, scappando di casa, sono rifugiati nel vero senso della parola.

Mi viene in mente la storia di un ragazzo che abbiamo provato ad aiutare attraverso il progetto di riabilitazione della comunità Koinonia. Il nome di questo ragazzo è Frederik Otieno ed ha 11 anni. Io penso che Frederik, in tutti gli anni della sua vita in questo mondo, non abbia mai provato cosa significhi essere bambino. È cresciuto in una famiglia di dieci bambini. Suo padre è morto di AIDS quattro anni fa e per un periodo Frederik ha vissuto con la madre in una delle baraccopoli di Nairobi, Kawangware, che ospita circa 300.000 persone.

Sua madre non era andata a scuola e tutto quello che riusciva a fare erano solo lavori molto semplici, come lavare i vestiti altrui per ottenere qualcosa con cui sfamare i suoi figli. Così Frederik ed i suoi fratelli andavano sulla strada a cercare qualcosa da mangiare. Cercavano il cibo nei bidoni dell’immondizia, dormivano al freddo e subivano violenza dalla polizia. Prima, dopo l’intervento della polizia tornavano a casa e trovavano il patrigno (la madre si era risposata) che li picchiava, per cui spesso preferivano non tornare a casa. Dopo la morte del patrigno, Frederik è potuto tornare a casa. Un assistente sociale gli ha trovato un posto dove andare due volte a settimana per fare colazione e lavarsi. Per me Frederik è un ragazzo normale come tanti altri, ma a causa delle frustrazioni che ha subito non ha alcuna capacità di concentrarsi. La sua testa, in classe, è assente.

Spesso andavamo a fargli visita a casa. Una settimana prima che arrivassi qui, è venuto al centro e ci ha detto che sua mamma era morta: lei non poteva permettersi di andare in ospedale, poi c’è andata ma è morta quello stesso giorno. Non c’erano però neanche i soldi per seppellirla, per cui stava ancora lì sdraiata mentre la famiglia e i bambini non sapevano come fare. Non so come spiegarvi questa situazione.

Molti muoiono per fame o per malattie tropicali, ed il Governo non fornisce le medicine, così la gente muore. In particolare, c’è un’emergenza gravissima per quanto riguarda l’AIDS: moltissime persone muoiono perché non possono permettersi le cure.

Ci sono poi moltissimi conflitti tribali, perché in Kenya siamo 42 diverse tribù e ci sono gravi disfunzioni nella distribuzione del potere: per esempio, molte cariche pubbliche non vengono affidate a determinate persone per la loro competenza, ma per la loro appartenenza all’una o all’altra tribù. Questo porta a molti conflitti abilmente istigati dai politici. E i giovani sono coinvolti in tutti questi tipi di problemi. C’è bisogno di dare maggiori possibilità ai giovani. I nostri governanti dicono sempre che il futuro appartiene ai giovani, ma in realtà non ci danno alcuna possibilità. Ma penso che se ai giovani fosse data una possibilità loro potrebbero portare un cambiamento: è vero che il futuro appartiene ai giovani.

 

 

 

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