Servitore della verità

Date 14-06-2021

por Renzo Agasso

Merisio, lo so che è lì dietro, venga pure fuori a foto­grafare!», disse un giorno papa Paolo VI. Pepi Merisio, grande fotografo, celato dietro un cespuglio dei giar­dini vaticani, riprendeva il Pontefice per un grande servizio di Epoca, dal titolo Una giornata con il Papa. Era la prima volta che un successore di Pietro permetteva a un occhio esterno di seguirlo e immortalarlo da vicino, nella sua quotidianità: lontanissimi e inimmaginabili i tempi della morbosi­tà da selfie.

E per quel compito era stato scelto lui, Merisio, lombardo di Caravaggio. Se ne è andato alla soglia dei novant'an­ni, il grande fotografo di Paolo VI – che seguì e documentò in tutti i suoi pellegrinaggi per il mondo – dopo una vita a raccontare per immagini la storia degli umili, contadini e ope­rai, il popolo autentico dell'Italia del dopoguerra.

Era un bergamasco colto e gentile, un magnifico artista, un uomo dalla fede profonda, robusta e mai ostentata. La fede contadina di Angelo Giuseppe Roncalli da Sotto il Monte, e dell'Al­bero degli zoccoli, per intenderci, papa Giovanni ed Ermanno Olmi, e sullo sfondo Alessandro Manzoni.

Ha fatto conoscere l'Italia agli italiani, documentandone povertà e fatica, ma pure bellezza, umanità, fede, speranza, dignità. Vale più una foto di Merisio che cento saggi sul Paese uscito dalla guerra e capace di ripartire, ricostru­ire, rinnovare. In quelle immagini in bianco e nero ci sono le facce e i gesti veri della gente d'allora. Storie di famiglie, di borghi e di città, di preti e di suore, di matrimoni e funerali, di vecchi e di bambini. Un "censimento" sincero dell'Italia agricola, ma anche cittadina, soprattutto ancora cristiana.

Pepi Merisio ha sempre guardato con gli occhi della fede il mondo intorno a sé. Sapeva di Scritture, conosceva la storia della Chiesa e dei Papi, la fatica di credere in un mondo che sempre più faceva a meno di Dio. E così, con mitezza e delicatezza, ha puntato la sua macchina fotografica ad altez­za d'uomo, senza mai indugiare in atteggiamenti da esteta o da virtuoso dell'immagine fine a se stessa.

Quello di Pepi Merisio è stato un servizio alla verità, tanto prezioso quanto generoso, perché lui era un uomo buono, senz'altri aggettivi. Ha vinto premi, pubblicato libri, viaggiato il mondo, restando sempre un sincero testimone del suo tempo e dei suoi luoghi dell'anima.

Lascia un'eredità impressionante di immagini. E il vuoto incolmabile di un genio inimitabile.

NP Marzo 2021

Renzo Agasso

Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione acconsenti al loro impiego. Clicca qui per maggiori dettagli

Ok