SIERRA LEONE: Il rifiuto di arrendersi / 2

Date 31-08-2009

por Redazione Sermig

 

 

I NUOVI COMPITI

L’APC sale al potere non come una forza nuova, ma nonostante questo ha basato la propria campagna elettorale su un rinnovamento interno presentandosi con programmi e volti nuovi. Il fatto che abbia governato il paese per 24 anni (1968-1992) rende inevitabile che il nome APC richiami alla mente ricordi ancora vivi di corruzione, politiche di repressione e dell’introduzione di un sistema monopartitico ostile a qualsiasi forma di opposizione tanto da innescare la guerra nel paese. Rispondendo a questa osservazione fatta durante una nostra intervista il futuro presidente Earnest Koroma ha prontamente risposto: “So che in passato sono stati commessi degli errori, ma questo è un nuovo partito dell’APC, pronto a cambiare”. E con tutta probabilità l’inserimento di nuovi volti nella loro campagna elettorale molto vigorosa, favorita da un forte desiderio di rinnovamento presente nel paese, ha determinato la loro vittoria.
sierraleone.jpg Il SLPP, che è uscito sconfitto dalle elezioni, ha basato la propria campagna elettorale sulla continuazione di tutto ciò che aveva iniziato dal 1996. A questo partito va infatti il merito di aver messo fine alla guerra, di aver introdotto un programma di sicurezza sociale e di aver creato i presupposti per uno sviluppo della democrazia. Il paese ha dimostrato la propria gratitudine nei confronti di questo partito decretandone la vittoria alle elezioni del 2002, quando ottenne il 70% dei voti. Questa volta però la campagna basata sulla continuità, per un Paese che ha visto frustrate la gran parte delle aspettative, non poteva suscitare grande attrattiva.

Uscendo dall’entusiasmo suscitato dallo svolgersi regolare delle elezioni e volgendo lo sguardo sulla realtà sociale ed economica osserviamo un Paese che si trova ancora al penultimo posto al mondo in base all’indice di sviluppo dall’UNDP.

Con il 60% dell’economia costituito ancora da donazioni provenienti dall’estero, il 68% della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà, una mortalità infantile pari a 160,39 morti ogni 1000 nascite, una forza lavoro pari a 1.369.000 di persone delle quali metà sono disoccupate o non sono nelle condizioni di trovare un’occupazione, una crescita economica stimata al 7,5% difficilmente visibile però nella quotidianità dei cittadini, un tasso di alfabetismo pari al 26%, si è tentati di chiedersi se un cambio di governo con tutte le sue rosee promesse possa portare qualcosa di nuovo.
Con gli anni la gente ha imparato ad aspettare e sperare nei servizi forniti dal governo. Il rischio dell’attesa assistenziale è più che concreto e spesso i vari politici cavalcano questa realtà senza considerare che questo non aiuta a superare una certa povertà non solo economica, ma anche socio-antropologica.

In Sierra Leone si sente ora più che mai il bisogno di un’educazione civica che aiuti le persone a prendere in mano il proprio destino e quello della propria terra.
L’educazione civica dei cittadini è un dovere che la Chiesa della Sierra Leone ha preso molto sul serio. Esprimendo le proprie impressioni in un’intervista a Radio Maria Sierra Leone sullo svolgimento delle elezioni il Vescovo di Makeni, Mons. Giorgio Biguzzi, ha risposto: “l vincitori sono i sierraleonesi e il mondo intero è orgoglioso dei risultati che abbiamo ottenuto, ma dobbiamo continuare il bel lavoro che abbiamo iniziato come Chiesa”. Con la fine della guerra la Chiesa della Sierra Leone ha scelto di rinnovare la propria missione di evangelizzazione e di costruzione dell’identità nazionale per mezzo di Radio Maria, che è una delle poche radio ascoltate in tutto il paese da tutti i cittadini di qualsiasi fazione politica e religiosa, e tramite il Fatima Institute, un’università cattolica il cui scopo è arricchire la nazione di cittadini che abbiamo una formazione culturale approfondita e una formazione accademica solida.

Prima delle elezioni il Fatima Institute, in collaborazione con Radio Maria, con la Commissione Giustizia e Pace e con quella per i Diritti Umani, si è impegnato in una massiccia campagna di educazione degli elettori attraverso programmi radiofonici, seminari e conferenze organizzati in tutto il territorio nazionale. Degna di nota è la parte della suddetta campagna costituita da seminari e conferenze organizzati per formare i capi tribali e i capi locali e aiutarli a rispettare il gioco democratico e a non abusare del loro potere spingendo la gente a votare per un partito politico di loro scelta. Padre Joe Turay, direttore del Fatima Institute e organizzatore della campagna, in un’intervista ha dichiarato: “Dopo tutto quello che abbiamo visto in questo paese non possiamo permettere che le cose continuino allo stesso modo senza intervenire. Sono convinto che il nostro dovere sia quello di mettere la democrazia alla portata della nostra gente”.
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Padre Joe Turay
Fanno eco alle parole del direttore del Fatima Institute le parole pronunciate dalla donna che ha svolto un ruolo centrale in questi mesi prima, durante e dopo le elezioni, dott.ssa Christiana Thorpe, Capo della Commissione Elettorale, ex Ministro dell’Educazione, cattolica osservante, che tanto ha fatto e fa per promuovere il ruolo delle donne in Sierra Leone: “Stiamo facendo enormi passi avanti verso la maturità politica. Quello di cui abbiamo bisogno è il tempo e le persone giuste per realizzare questi sogni”.
Le donne e gli uomini di buona volontà in Sierra Leone si rifiutano davvero di arrendersi.
Victor Suma e Gianmarco Machiorlatti
da Nuovo Progetto ottobre 2007

Gli autori:
Victor Salifu Suma, prete diocesano a Makeni in Sierra Leone, è esperto di comunicazione e da anni collabora con Radio Maria SL. Attualmente è in Italia per finire i suoi studi alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. È stato testimone dello svolgimento delle elezioni che si sono da poco concluse in Sierra Leone.
Gianmarco Machiorlatti, è sociologo, direttore della Scuola di Pace della diocesi di Albano. Con la stessa diocesi partecipa a progetti di sostegno nel Distretto Nord della Sierra Leone. Collabora con il Fatima Institute.

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