Spezzare il Pane

Date 08-11-2021

por Redazione Sermig

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono innamorato di Gesù e lui, che è l'Unico, non vuole essere l'unico. Vuole che anche noi facciamo come lui, anzi vuole che facciamo più di lui. Essere cristiani non è far parte di una religione, è essere parte di Gesù, è amarlo perdutamente, come lui ci ama.

Siamo parte di Gesù, parte del suo amore. Ed è una gioia grande che Paolo e Marco siano diventati sacerdoti! Due figli del mio cuore, della mia vita, consacreranno il pane e il vino. Faranno come Gesù, spezzeranno il pane e diranno le sue stesse parole: Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi.

E poi ancora prenderanno nelle mani il calice del vino e diranno come lui: Prendete e bevetene tutti: questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Come Gesù.

Da oggi, attraverso le loro mani, il corpo santo di Dio verrà dato da mangiare a tutti quelli che si avvicinano all'altare per riceverlo.

Da oggi le loro mani saranno tramite perché possiamo ricevere da lui la sua forza che risana, che fa rinascere, che fa vivere in pace e con coraggio.

Da oggi, due ragazzi, diventati uomini in mezzo a noi, potranno ripetere il dono che Gesù ci ha fatto, il dono di se stesso e potranno identificarsi ancora di più con lui.

Ieri hanno ricevuto questo mandato dalle parole del vescovo: «Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai, conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo Signore».

Imita ciò che celebrerai! Imita il dono che Gesù fa di se stesso… E ora imitando il dono di Gesù che oggi celebriamo, anche loro si faranno sempre più pane da mangiare: si daranno a chi ha bisogno, si consumeranno per amore, con la forza di fede che Gesù, da oggi, darà loro in abbondanza.

Attraverso le loro mani, da oggi, si comunicherà agli altri la forza e la dolcezza dello Spirito Santo che ieri abbiamo invocato su di loro: saranno totalmente a disposizione di Gesù, suoi primi collaboratori nell'opera del Regno, per vivere come lui, per benedire come lui, per trasmettere Dio come lui.

Con i loro caratteri, con la serietà del loro impegno, con la forza della loro debolezza si metteranno a disposizione di Gesù per farsi trasformare in pane da masticare e vino da bere, per amore di tanti piccoli che chiedono sacerdoti buoni. Buoni come il pane e il vino. Buoni come Gesù.

Sono innamorato di Gesù e lui, che è l'Unico, non vuole essere l'unico. Vuole che anche noi facciamo come lui, anzi vuole che facciamo più di lui. Essere cristiani non è far parte di una religione, è essere parte di Gesù, è amarlo perdutamente, come lui ci ama: i nostri sacerdoti, tutti noi fraternità, tutto il popolo di Dio. Tutti, chiamati ad essere come Gesù, buono come il Pane.

Se diventiamo di Dio

siamo come un roveto che arde

e Dio può parlare attraverso noi.

Se non incontriamo l'abitudine

possiamo ardere di Dio

parlare di lui

agire con lui.

Ernesto Olivero

 

Chi tra di noi diventa sacerdote rimane fratello tra i fratelli; in comunità sta allo stesso posto degli altri, perché ogni compito è sacro davanti a Dio. [...] Nel campo di Dio non ci sono gradi.

Queste parole, tratte dalla nostra Regola di vita, esprimono bene il desiderio che ho nel cuore e come vorrei vivere il dono del sacerdozio ricevuto.

Quando alcuni anni fa insieme con Ernesto e la fraternità abbiamo deciso di intraprendere questa strada, nella mia testa e nel mio cuore avevo chiara questa convinzione: io sono già felice della e nella mia vita consacrata, "non manco di nulla"; ma sentivo anche, all'inizio in modo un po' confuso e col passare del tempo sempre più deciso, che questo cammino mi avrebbe aiutato ad entrare più in profondità nel mistero dell'amore di Dio e del "mio" donarmi agli altri, nella Chiesa.

Sono solo all'inizio di questo nuovo cammino, di questo "nuovo inizio", ma devo anche riconoscere che le radici partono da molto lontano; di questo ne ho avuto conferma proprio in questi giorni in cui sono stato nella mia parrocchia di origine a San Giorgio di Perlena a celebrare le prime messe: gli anni da chirichetto, le estati ragazzi prima da animato e poi da animatore, le adorazioni nella cappellina, sono stati tanti piccoli passi di un lungo viaggio che mi hanno condotto fino a qui. Decisivo, certo, è stato l'incontro con la Fraternità e con Ernesto, che hanno coltivato e fatto sbocciare lentamente quel seme piantato nel cuore; la Grazia e la preghiera, fedele e costante di tanti amici e parenti, hanno infine fatto il resto. Per questo, la parola che più affiora dal mio cuore e dalle labbra in queste settimane è "GRAZIE".

Da solo sarebbe stato impossibile, insieme è diventato realtà. E ora che mi si apre davanti una strada nuova, mi sento sereno, perché accompagnato dalla Fraternità e custodito dalle mani di Dio, come a dom Luciano piaceva spesso ripetere: «sto bene perché sono nelle sue mani».

Paolo Miotti

 

Da quel mattino in cattedrale, sono sacerdote di Gesù. Lo riscopro ogni volta che mi risveglio in questi giorni. Continuo ad esserlo! È molto diverso dagli altri eventi e dalle altre feste della vita. In quelli c'è la gioia dell'attesa, poi la festa e poi tutto finisce. Nelle cose di Dio è diverso: c'è la gioia dell'attesa, la festa e poi tutto continua, per sempre.

Indosso così una stola e una casula. Nella tradizione, la stola è il segno del giogo dolce e soave che Gesù ci affida. Simboleggia poi le pecore che il buon pastore porta sulle spalle. Ora, è divenuta per me anche un abbraccio di tutte quelle persone che ho incontrato nella vita. L'abbraccio dei familiari, della mia fraternità di ogni parte del mondo. Su quella stoffa ci vedo i loro nomi e i volti. Quanto vorrei che i gesti e le opere che compio, una volta offerti a Dio, arrivino a ognuno come un abbraccio del cielo.

Dove io non riesco, sono certo della misericordia del buon Dio. Lui, tutti protegge e tutti consola con la sua immensa carità, proprio come quella grande casula che ogni giorno indosso.

Marco Vitale

 

NP Giugno-Luglio 2021

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