UGANDA: ferite indelebili

Date 31-08-2009

por stefano


Nuovo Progetto e Giovanipace.org più volte vi hanno parlato di Uganda. Ma sarà sempre troppo poco rispetto alla gravità di quello che, ogni giorno, continua ad accadere in quel Paese…

... di Stefano Bolongaro

In Uganda, nella zona di Gulu, si trova un amico medico, al quale abbiamo chiesto una testimonianza…

Guerra, bambini soldato, ingiustizia, nord-sud del mondo, denutrizione, mancanza di medicine...
Quando ero in Europa mi sembravano argomenti che non mi potessero toccare da vicino, erano presenti solo in televisione a mo' di documentari per poter raccogliere soldi.

Nord Uganda, gennaio 2005: la realtà è peggiore di quanto i resoconti visti fino ad ora possono avere illustrato.
La guerra qui è presente da 18 anni. Chi se ne è accorto fuori da questo Paese? È una guerra tra poveri e confinata solo nel Nord del Paese, il Sud del Paese sta perfino vivendo una sorta di boom economico.

I ribelli sono capeggiati da Kony, visionario fondamentalista "cristiano", che vuole ottenere l’indipendenza dal Sud e instaurare un regno basato sui 10 comandamenti. Per poter formare un esercito vengono prelevati con forza bambini di 6-10 anni dai villaggi. Vengono portati a piedi in Sud Sudan dove ci sono campi di addestramento. Sono diversi giorni di cammino. I pochi che hanno le scarpe vengono fatti camminare anche loro a piedi nudi, per evitare che scappino. Di notte vengono legati.

Due settimane fa ho incontrato Opio, la corda con cui era stato legato era troppo stretta e gli ha provocato la perdita di entrambe le mani. Da quando è tornato in libertà ha iniziato a bere.
Di notte l'ospedale dove lavoro (St Mary's Hospital Lacor) si riempie di night commuters, pendolari della notte. La situazione negli ultimi mesi è migliorata, cosi ci sono solo 2-3mila persone nelle ultime settimane; ben diverso dalle 10-12mila di inizio anno. Sono tutti bambini dei villaggi vicini, c'è gente che cammina anche per 6-7 km ogni sera per poter essere al sicuro durante la notte. MSF (Medecins sans Frontières) ha costruito delle tende dove possono riposarsi nella notte. Li guardi e ti accorgi che non ci sono uomini adulti, ma solo qualche donna per i neonati.

I più grandi, dai due anni in su, sono seguiti da quelli che hanno qualche anno più di loro. Vedo regolarmente bambine che fanno da mamma a bambini di 2-3 anni. Situazione anormale che è diventata normalità. Chi più ci pensa che si possa fare in modo diverso?
E qui la gente è privilegiata rispetto alla maggioranza della popolazione: almeno ha un minimo di assistenza medica. Stasera sono andato a visitare il reparto di pediatria: oltre 200 bambini ammessi, ogni letto ne contiene minimo due, quelli per terra non si contano. Tre medici, di cui due appena laureati, fanno tutto il lavoro. Per fortuna si ricevono aiuti internazionali dal World Food Program: grano e olio (geneticamente modificati?!?) dal surplus dei mercati del Nord America.

Il governo ugandese pare fare la sua parte per trovare una soluzione, anche recentemente ha annunciato una tregua: i ribelli che si consegnano spontaneamente all'esercito non verranno condannati e verranno reintegrati nell'esercito stesso!
Peccato che questi annunci alla radio vengano ascoltati solo dagli alti ranghi dei ribelli, mentre la maggioranza dei bambini-soldato continua a vivere nel terrore e a non ascoltare la radio (che non hanno).

C'è però chi riesce a scappare, o più semplicemente viene abbandonato perché ferito durante uno scontro con l'esercito. Esistono così dei centri di accoglienza per questi ex-bambini soldati. Li ho visitati: tra i presenti qualcuno porta segni fisici indelebili, Opio non è una eccezione. Tutti quelli appena arrivati hanno i piedi con cicatrici per il lungo cammino. Quello che non si vede sono le cicatrici profonde dell'anima, che si riescono solo a percepire: tra gli ultimi arrivati nessuno accenna a un sorriso e spesso sono chiusi nel silenzio per giorni. Nel "bush", nella periferia, sono stati costretti a uccidere, a violentare i loro stessi compagni per non essere uccisi loro stessi. Alla fine vige una sorta di omertà: anche a distanza di anni, mi è stato spiegato, ci sono cose che non puoi chiedere a chi ha fatto una tale esperienza.

La guerra potrebbe anche finire tra poco, ma la ferita rimarrà profonda e duratura per chissà quanto tempo ancora.

Vi ricordiamo di partecipare alla CAMPAGNA “PACE IN UGANDA” promossa con la cartolina inserita in Nuovo Progetto di gennaio o reperibile all’Arsenale della Pace.





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